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Da Conzatti a Testor, da Boschi a Rossini: ''Basta con la misoginia''. L'Osservatorio interreligioso: ''Efferatezza disumana contro Carola Rackete''

Le deputate elette in Trentino Alto Adige prendono posizione contro le frasi terribili pronunciate contro la comandante della Sea Watch all'arrivo nel porto di Lampedusa e contro gli insulti sessisti rivolti a Giorgia Meloni, Emma Marrone e Alessandra Vella. Importante presa di posizione dell'Osservatorio interreligioso sulle violenze contro le donne e della Fdei, la Federazione delle chiese evangeliche in Italia

Di L.P. - 04 luglio 2019 - 16:50

ROMA. ''Ingiurie di inusitata violenza sessista fino ad augurarle uno stupro di gruppo. Al di là di ogni giudizio di merito sulla vicenda della Sea Watch, c'è un dato che dovrebbe accomunare tutti quanti e cioè la più ferma condanna di ogni forma di violenza contro le donne''. Così le deputate elette in Trentino-Alto Adige Julia Unterberger, Donatella Conzatti, Elena Testor, Maria Elena Boschi, Renate Gebhard ed Emanuela Rossini sulle vergognose frasi pronunciate contro la comandante della nave Sea Watch Carola Rackete ma anche su quelle scritte e dette ''contro la cantante Emma Marrone - scrivono le parlamentari - la cui unica colpa è quella di aver espresso solidarietà nei confronti dei migranti, ma anche la leader di Fratelli d'Italia Giorgia Meloni, per aver avuto una posizione di netta contrarietà rispetto al comportamento della Ong e Alessandra Vella, Gip di Agrigento, per aver disposto la scarcerazione della comandante della Sea Watch".

 

"E' importante - concludono - pur nella diversità delle idee, non far mai venire meno la solidarietà per le donne che sono oggetto di certi attacchi. Così come è necessario dotarsi di strumenti normativi che colpiscano in maniera dura chi sulla rete si rende protagonista di tali comportamenti. Ci vuole tolleranza zero". Un gesto di solidarietà dovuto e di grande importanza quello delle deputate che, speriamo, trovi appoggio e venga condiviso da tutti i rappresentanti delle istituzioni, uomini o donne che siano, di qualsiasi schieramento politico.

 

Chi non ha avuto dubbi nel condannare quanto avvenuto all'arrivo della comandante della Sea Watch a Lampedusa è stato l'Osservatorio interreligioso sulle violenze contro le donne che è intervenuto con il seguente comunicato, cui ha subito aderito la Fdei, la Federazione delle chiese evangeliche in Italia:

 

''Noi donne costituenti dell’Osservatorio interreligioso sulle violenze contro le donne non possiamo tacere sui fatti avvenuti all’arrivo della nave Sea Watch a Lampedusa la notte del 29 giugno. Ci riferiamo ai discorsi d’odio che dal molo hanno accompagnato la discesa dalla nave della comandante, Carola Rackete, trentunenne tedesca con una grande esperienza in campo scientifico e umanitario. Per aver forzato il blocco imposto dal governo italiano, l’arresto con l’accusa di “violenza contro nave da guerra” non è bastato. Al porto, oltre alla Guardia di Finanza, si è radunata una folla che ha rivolto alla comandante della nave frasi di chiara matrice sessista, postate su Facebook dalla Lega di Lampedusa.

 

Un commento su un social - che si situa nell’orizzonte di un profetismo cristiano - ha stigmatizzato il fatto come razzista. È strano come non si veda che gli insulti alla capitana erano prima di tutto violenti attacchi sessisti. Certamente il becero e brutale linguaggio impiegato è sintomo anche di un razzismo che rende l’etnia africana oggetto di disprezzo e ne fa il simbolo di ogni negatività. Ma qui, ciò che si impone è una forsennata violenza misogina. Sul molo di Lampedusa è stato utilizzato pornograficamente il campo semantico della sessualità per colpire una donna; una giovane che incarna il rifiuto per un ordine politico e simbolico indifferente alla vita, che unisce l’ideale della solidarietà e il pragmatismo dell’agire, che conosceva i rischi del proprio coraggioso gesto ma non vi si è sottratta per amore degli altri.

 

Di più. Su Carola Rackete e sulle mogli dei deputati Pd saliti sulla nave è stato invocato lo stupro. Il coro di voci del video che gira su internet mostra una efferatezza disumana. Si tratta di una chiara istigazione alla violenza. Ancora una volta lo stupro è pensato come arma di guerra contro il corpo delle donne. Una guerra che oggi è quella contro chi fugge dalla guerra, intrecciata a una guerra contro le donne, perché è nella relazione tra uomo e donna che si radica l’intolleranza prima verso l’altro. Fino a quando una donna sarà insultata e offesa barbaramente nella sfera della sessualità e fino a quando gli uomini non prenderanno coscienza che gli stupri e i femminicidi si alimentano di questi gesti, non potremo avere una società giusta, inclusiva, amante della vita.

 

Un immenso grazie a Carola Rackete per il grande gesto di amore che ha compiuto e per aver mostrato ai giovani e alle giovani quanto una donna può incarnare l’ essere responsabili verso l'altro/a''. 

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