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Dallapiccola: ''Aprire un dibattito tra Apot e pesticidi-free''. Tomasi: ''Disponibile, ma bisogna invitare anche i medici per l'ambiente''

Un po' una provocazione, che nasce dall'esigenza di trovare un punto di equilibrio tra le parti, oggi ovviamente ancora molto distanti. Dallapiccola: "Attualmente ognuno organizza i propri incontri a comparti stagni e in modo autoreferenziale. Non c'è un vero confronto, ognuno si relaziona con il proprio pubblico e in questo modo non si riesce a crescere"

Di Luca Andreazza - 03 aprile 2019 - 20:30

TRENTO. "La politica dovrebbe prendere in mano la situazione e organizzare almeno due convegni - questa la proposta dell'ex assessore Michele DallapiccolaMelinda e Apot dovrebbero far vedere ai propri associati il documentario 'Pesticidi, siamo alla frutta' (Qui info) di Andrea Tomasi e Leonardo Fabbri, mentre il pubblico dei giornalisti dovrebbe potersi confrontare sull'utilizzo dei pesticidi e partecipare alle presentazioni sulla sostenibilità di Apot per comprendere il lavoro e il risultato".

 

Un po' una provocazione, che nasce dall'esigenza di trovare un punto di equilibrio tra le parti, oggi ovviamente ancora molto distanti. "Attualmente - prosegue il consigliere provinciale del Patt - ognuno organizza i propri incontri a comparti stagni e in modo autoreferenziale, soprattutto quegli agricoltori che si affidano ai pesticidi. Non c'è un vero confronto, ognuno si relaziona con il proprio pubblico e in questo modo non si riesce a crescere".

 

Il dibattito si è aperto dopo l'interrogazione di Filippo Degasperi (Movimento 5 stelle): il Clorpirifos, il pesticida ''pericoloso'' che la vecchia giunta stava limitando, continua a essere usato in Trentino in determinate situazioni, consigliato anche dalla Fondazione Edmund Mach. "Non è una emergenza. Il suo utilizzo - aveva spiegato a Il Dolomiti il responsabile del centro per il trasferimento tecnologico di Fem, Claudio Ioriatti - è legale e i contadini possono farne uso una volta all'anno perché per certe problematiche è efficace" (Qui articolo).

 

A questo si aggiunge la pesantissima sentenza americana: il glifosato è pericoloso, nello specifico il tribunale di San Francisco ha recentemente condannato la Bayer per quanto riguarda l'utilizzo del diserbante Roundup. Nonostante la difesa dell'azienda tedesca, l'esposizione a questo prodotto a base di glifosato ha causato un tumore alla pelle di un coltivatore californiano. 

 

"Si pretende la qualità delle mele e la perfezione del prodotto. La pretesa è quella dell'eccellenza - aggiunge Dallapiccola - ma l'ambiente trentino non è perfettamente adatto per morfologia e territorio alle coltivazioni. Gli effetti dei cambiamenti climatici porteranno all'ulteriore mutazione delle condizioni: un clima sempre più arido e caldo. Melinda e Apot parlano spesso e legittimamente di sostenibilità, ma tutto resta poi chiuso all'interno degli addetti ai lavori. Il consumatore non ha bisogno di propaganda, ma di pareri scientifici certi sui quali fare le scelte. Il mercato viene dettato dalle persone che acquistano i prodotti, senza dimenticare che i parassiti si adattano".

 

E' non è un mistero che l'Ispra posiziona regolarmente il Trentino agli ultimi posti, "maglia nera" nell'utilizzo dei pesticidi (Qui articolo). Intanto si registra già l'apertura di Tomasi. "Sono disponibile - commenta il giornalista - aprire un dibattito e confronto è sempre utile e positivo. Il documentario ha certamente portato alla luce alcune criticità e toccato nervi scoperti. Si dovrebbero però coinvolgere anche i medici per l'ambiente che possono fornire dati scientifici e ulteriori testimonianze".

 

Un documentario che parte dal Trentino, ma allarga l'orizzonte all'Italia. "Il tema è delicato - conclude Tomasi - ma una ricerca a Roma mostra come nel 100% delle donne incinte del sondaggio si siano riscontrate tracce di pesticidi. E' chiaro quindi che si deve affrontare questo argomento, dati scientifici di Ispra e di studi alla mano".

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