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Referendum Biodistretto, il flop per Coppola è colpa di media e Provincia ma Confagricoltura tende la mano: ''Costruiamo progettualità seria ed efficace''

Gesto di apertura del presidente Diego Coller che ricorda come ''un metodo di produzione come quello biologico non può essere imposto ma si deve creare un percorso di consapevolezza''. Per la consigliera dei Verdi il referendum che ha portato a votare il 15% dei trentini è stato ''un percorso entusiasmante'' e aggiunge che ''non è vero, come qualcuno ha affermato, che nessuno ne sapesse niente''. Più critico Zanella di Futura: ''Era meglio un ddl di iniziativa popolare. Ora è il tempo dell'ascolto e della condivisione''

Di Luca Pianesi - 27 settembre 2021 - 16:47

TRENTO. ''Dall’esito risulta evidente come una parte dei trentini, come ci è stato spiegato dai promotori, ritiene necessario incentivare delle filiere virtuose di produzione e consumo di prodotti biologici trentini. Su questo argomento Confagricoltura del Trentino è disponibile a mettersi a disposizione per costruire una progettualità seria ed efficace''. Non tutto è perduto: il presidente di Confagricoltura del Trentino Diego Coller commenta con queste parole l'esito del Referendum per il Biodistretto del Trentino e tende, così, la mano alle istanze di chi ha portato al voto il 15% degli aventi diritto (serviva il 40%) e a quei 68.000 che hanno espresso la loro opinione (il 96,96% ha detto ''Si'').

 

Un bel gesto di apertura e di rispetto nonostante la ''vittoria'' schiacciante del fronte dell'astensione. ''Il risultato del referendum ci conferma che l’impegno degli agricoltori trentini è stato compreso dai cittadini - spiega -. Non la riteniamo comunque una vittoria ma uno stimolo a migliorarci ancora. Da parte del mondo agricolo sarà, già da domani, un impegno a fare maggior comunicazione degli sforzi fatti dai produttori, per migliorare la sostenibilità ambientale delle nostre produzioni. Impegno che è molto orientato verso l’innovazione, con la quale riusciremo ad avere piante con minor fabbisogno di fitofarmaci, metodo di applicazione sempre più efficiente''.

 

E poi il tema del biologico. ''Per quanto riguarda le produzioni biologiche - completa il presidente di Confagricoltura - siamo per incentivarle laddove sia possibile per le condizioni ambientali, per la cultura e la preparazione tecnica del conduttore. Un metodo di produzione come quello biologico non può essere imposto ma si deve creare un percorso di consapevolezza. Potrà orientare sicuramente la creazione di filiere condivise tra produttori e consumatori, per le quali ci mettiamo fin d’ora a disposizione''.

 

Per Lucia Coppola, portavoce dei Europa Verde del Trentino quello che ai più appare un flop è invece ''un messaggio molto chiaro alla politica trentina in ambito agro alimentare: il cambio di passo - spiega - è necessario e non più procrastinabile. Perché coltivare biologico in modo pulito e salubre per i cittadini e per il territorio trentino si deve e si può. Ne sono una dimostrazione le oltre mille aziende che producono frutta e verdura biologica e che con impegno e passione sono state al fianco del Comitato promotore''.

 

E poi ecco la descrizione di quella che, a leggere il parere della consigliera, pare essere una cavalcata vittoriosa ma che, in realtà, come detto, si è tradotto in un flop oltre le più nere previsioni. ''È stato un percorso entusiasmante - spiega Coppola - partito con una raccolta di firme poderosa, portata avanti in tempo di Covid, quindi con grandi difficoltà. 14 mila firme raccolte delle 8 mila che sarebbero bastate per l’ indizione del Referendum sono state un risultato fantastico. In seguito, il movimento di opinione è cresciuto in modo via via sempre più consapevole e convinto. Mettendo in relazione produttori, associazioni ambientaliste, consumatori, i Gruppi di Acquisto Solidale, i Medici per l' Ambiente, le famiglie, i partiti''.

 

Per Coppola ''non è vero, come qualcuno ha affermato, che nessuno ne sapesse niente. Che non si siano stati coinvolti i diretti interessati, gli agricoltori e le associazioni di categoria. Sia durante la raccolta delle firme che in questo mese di campagna elettorale, per quasi due anni, sono stati numerosissimi gli incontri sul territorio, le iniziative, la comunicazione sui social, nei mercati, tra la gente, i volantinaggi, le prese di posizione sugli organi di stampa. Purtroppo a questo grande impegno profuso non ha corrisposto una informazione adeguata nei media, ma soprattutto da parte delle istituzioni deputate, in primis la Provincia di Trento, che a prescindere dal loro sentire avrebbero dovuto fare la loro parte''.

 

Insomma la colpa è di tutti gli altri e se oggi Repubblica titola ''Trento, flop del referendum sul biodistretto. Il passaggio al biologico può attendere'' e domani qualsiasi consigliere provinciale potrà appellarsi all'esito di questo voto (''i trentini si sono espressi e hanno bocciato il bio'') per ritardare il più possibile la transizione ecologica dell'agricoltura trentina la responsabilità pare non essere di chi si è deciso a fare il referendum. Di diversa opinione il consigliere di Futura Paolo Zanella: ''La partecipazione al referendum sul Biodistretto mi porta a fare due ordini di considerazioni, una di metodo e una più di merito. Forse il metodo non era quello giusto per due ordini di ragioni: in primis una questione così complessa mal si adatta a una scelta dicotomica come quella referendaria e forse sarebbe stato meglio un ddl di iniziativa popolare; secondo il referendum è uno strumento di iniziativa popolare dal basso e forse, paradossalmente, è mancata proprio quella partecipazione larga dei mondi direttamente interessati nella costruzione del quesito e del percorso referendario''.

 

Poi l'analisi nel merito: ''Credo comunque che sia stata un'iniziativa importante che ho sostenuto con convinzione perché può rappresentare l'innesco per un dibattito tra coltivatori e consumatori che può portare a quella transizione culturale, senza la quale quella ecologica in campo agricolo - come in ogni campo - sarebbe impossibile. Ora è il tempo dell'ascolto e del confronto perché il tema dell'agricoltura è centrale per il nostro Trentino''. E al di là di chi pensa di aver fatto tutto bene l'apertura di Confagricoltura mostra che proprio questa è la strada da seguire: è il tempo dell'ascolto e del confronto perché la strada è tracciata da ben prima del referendum e anche il Trentino deve dimostrarsi capace di agganciare la transizione ecologica, fondamentale in ogni campo più che mai nell'agricoltura. 

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