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Trento
10 giugno | 06:00

Flop referendum, la Cgil del Trentino non si nasconde: "Sconfitta cocente ma proseguiamo l'impegno". Esulta la destra: "La sinistra è scollegata dal Paese"

Tempo di bilanci dopo la votazione sui 5 referendum. Sorpresa e margini più stretti sul quesito della cittadinanza. La Cgil del Trentino: "Uso strumentale ma non è scandaloso che il risultato possa dividere. Il dato è che non è stato superato il quorum". Il deputato di Fratelli d'Italia, Alessandro Urzì: "La sinistra è chiusa nel suo palazzo e non capisce più l'elettorato che dovrebbe rappresentare"

TRENTO. Amarezza per la Cgil del Trentino che ammette la sconfitta, un risultato deludente nonostante l'impegno. A livello nazionale si cerca di trovare qualcosa di buono nel risultato, che non c'è stato, dei referendum mentre la destra festeggia. Arrivano i primi bilanci e commenti dopo il voto sui cinque quesiti. Una chiamata alle urne che è stata disertata in Italia, senza eccezione in Trentino Alto Adige. Se il "Sì" è "solido", la sorpresa arriva sulla cittadinanza (Qui articolo).

 

"Prendiamo atto del risultato. I cittadini hanno parlato, anche quando non si recano a votare", le parole di Andrea Grosselli, segretario della Cgil del Trentino. "E' una sconfitta cocente e senza alibi". Solo il 29,1% si è recato alle urne per votare sui cinque quesiti referendari. Un dato leggermente sotto la media nazionale. "Ringraziamo i 125 mila elettori trentini, che salgono a circa 140 mila compreso i votanti all'estero. Un ringraziamento a tutte le persone che si sono messe in gioco. Nonostante gli sforzi, non siamo riusciti a convincere la maggioranza della bontà delle nostre proposte di riforma".

 

Ora si apre una fase "di riflessione interna per portare avanti queste istanze con altre forme e promuovere la giustizia sociale, l'inclusione, i diritti e le tutele dei lavoratori per una nuova responsabilità sociale", continua Grosselli. "Restiamo convinti che queste riguardano da vicino la vita di milioni di persone, lavoratrici e lavoratori, in Italia. Resta positivo l’impegno speso per riportare al centro della discussione pubblica le questioni che riguardano il lavoro, la precarietà, i licenziamenti illegittimi, la sicurezza e il diritto alla cittadinanza. Abbiamo perso tutti una significativa occasione di partecipazione. E non hanno aiutato né gli inviti all’astensione né il poco spazio dato al confronto che scommettevano solo sulla vittoria dell’indifferenza".

 

La Cgil comunque non cerca alibi e non vuole scaricare la responsabilità su altri. Il sindacato si è speso tantissimo in questa battaglia per i diritti, "prima con la raccolta firme, poi con la campagna elettorale. Proprio per questo nelle prossime settimane e nei prossimi mesi dentro la nostra organizzazione si aprirà necessariamente una fase di riflessione che dovrà partire in primo luogo dalla presa d’atto che il Trentino, a parte qualche rara eccezione, ai seggi è diviso in due parti, il centro e la periferia. Abbiamo davanti un impegno importante, anche noi come organizzazione sindacale, per allacciare un canale di comunicazione e discussione con le periferie, che non siamo riusciti a coinvolgere come avremmo voluto. In ogni caso niente di questa esperienza è stato tempo sprecato. Ripartiamo da questa sconfitta per continuare, con ancora più determinazione, il nostro impegno nei luoghi di lavoro per migliorare le condizioni di tutte le lavoratrici e i lavoratori".

 

La strada scelta sul referendum non aveva convinto la Cisl, che comunque guarda avanti. "Abbiamo espresso un giudizio articolato rispetto i quesiti in tema di lavoro e ritenuto lo strumento referendario non idoneo a risolvere i problemi complessi del mercato del lavoro di oggi che richiedono tutele nuove e non improbabili ritorni al passato", le parole di Michele Bezzi, segretario generale del sindacato di via Degasperi. "Aver polarizzato, a volte con vere e proprie tifoserie opposte, questa tornata referendaria anche con contenuti politici non ha invogliato le persone ad andare a votare. Il sindacato torni a fare il sindacato poiché quando fa politica la gente se ne accorge".

 

I temi restano centrali nel dibattito pubblico. "Oggi, ancora più di ieri, riteniamo che la strada migliore per tutelare le persone sia la partecipazione e la contrattazione", continua Bezzi. "Su questi temi il sindacato, e la Cisl in particolare, deve operare al fine di tutelare realmente le persone nel mercato del lavoro assicurando maggiore formazione e riqualificazione. Significa collaborare con tutti gli attori coinvolti che siano i rappresentanti politici di turno o le associazioni datoriali con l’unico obiettivo di migliorare la qualità del lavoro".

 

Nessun commento dal Pd trentino, contattato senza ottenere risposta, non pervenuto. A livello nazionale la segretaria Elly Schlein ringrazia le oltre 14 milioni di persone "che hanno deciso di votare e tutti coloro che si sono mobilitati per far contare il voto dei cittadini. Per noi il vostro voto conta. Peccato per il mancato raggiungimento del quorum, sapevamo che sarebbe stato difficile arrivarci, ma i referendum toccavano questioni che riguardano la vita di milioni di persone ed era giusto spendersi nella campagna al fianco dei promotori, senza tatticismi e senza ambiguità".

 

Sui temi del lavoro e della cittadinanza, "che sono costitutivi per una forza progressista, continueremo a impegnarci in parlamento con le nostre proposte. La differenza tra noi e la destra di Meloni è che oggi noi siamo contenti che oltre 14 milioni di persone siano andate a votare, mentre loro esultano perché gli altri non ci sono andati", prosegue la segretaria nazionale del Partito Democratico. "Ne riparliamo alle prossime politiche. Hanno fatto una vera e propria campagna di boicottaggio politico e mediatico di questo voto ma hanno ben poco da festeggiare: per questi referendum hanno votato più elettori di quelli che hanno votato la destra mandando Meloni al governo nel 2022. Quando più gente di quella che ti ha votato ti chiede di cambiare una legge dovresti riflettere invece che deriderla. E oggi la destra ha perso, dopo Genova, Assisi e Ravenna, anche a Taranto".

 

Si cerca il bicchiere mezzo pieno e si cerca di mandare il pallone nella metà campo avversaria. "La politica che tifa l’astensione si fa male da sola, è sempre importante quando gli elettori si possono esprimere. E noi continueremo a fare una grande campagna democratica per ridurre l’astensionismo e costruire un’alternativa", ancora Schlein. "Andremo avanti a batterci per migliorare le condizioni materiali delle persone che questo governo ha completamente rimosso. Continueremo nell’impegno a fianco di quei milioni di elettori che sono andati a votare sperando di ridurre la precarietà e rendere l’Italia più giusta, ci motivano ancora di più nel costruire l’alternativa".

 

Esulta invece il centrodestra. "l referendum sono stati vinti dagli italiani. "Il governo esce con un chiaro mandato a proseguire la propria opera sostenuta da una opinione pubblica maggioritaria nel Paese", commenta  Alessandro Urzì, capogruppo di Fratelli d’Italia in Commissione Affari Costituzionali della Camera. "Ne esce invece piegata nel suo delirio ideologico contro Giorgia Meloni l’opposizione di sinistra, unita solo nella sconfitta".

 

Il risultato del Trentino Alto Adige è "per quanto possibile ancora più netto nella sua piena testimonianza della sconfitta della sinistra", prosegue Urzì. "Adesso è tempo di porre mano alle ulteriori grandi riforme nell’interesse del sistema Italia. Gli italiani chiedono un Paese moderno e proiettato nel futuro, il mandato consegnato è chiaro e ne saremo all’altezza".

 

Il referendum si è rivelato un flop ma se il "Sì" è predominante nei quattro quesiti sul mondo del lavoro, quello sulla cittadinanza vede circa il 40% degli elettori essersi espressi per il "No". 

 

"Il referendum sul divorzio o sull'aborto non è passato all'unanimità, non è scandaloso che ci sia una percentuale più vicina", le parole di Grosselli. "C'è stato un forte uso strumentale della tematica ma e il dimezzamento dei tempi ci sarebbe stato in caso di raggiungimento del quorum. E' stati un segno di vitalità e il referendum può cambiare un Paese. E' però inutile girarci intorno, non si sono espressi abbastanza elettori".

 

Un dato che naturalmente la destra legge in un altro modo. "La sinistra è scollegata dal mondo reale e ha dimostrato che non riesce più a entrare nel mondo che dovrebbe rappresentare", dice Urzì. "Il problema è che trasforma in battaglie ideologiche temi che richiedono un approccio calato sulla realtà, anche per garantire le nuove cittadinanze. La sicurezza, per esempio, non è legato all'immigrazione quanto a quella clandestina. I cittadini chiedono integrazione, così come che gli stranieri contribuiscano al Pil, al pagamento delle tasse e delle pensione". 

 

Il Paese "chiede risposte reali. La sinistra invece è estranea alla percezione e alla modalità in cui vive la popolazione, si trova rinchiusa nella sua piazza e nel suo palazzo in modo autoreferenziale", conclude Urzì.

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