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Dentro la conferenza Bisesti-Segnana. ''Uomo e donne hanno pari dignità ma non sono identici''. Bisesti: ''Faremo altri incontri così''

Mentre fuori volavano le botte e il pubblico veniva tenuto lontano dall'incontro ecco cosa succedeva all'interno. Prima la protesta pacifica (con una ventina di persone che si sono alzate e se ne sono andate) poi la parola ai relatori

Di Tiziano Grottolo - 22 marzo 2019 - 22:17

TRENTO. Avevano promesso una reazione forte e così è stato, solo poche ore fa diversi attivisti del movimento ‘Non una di meno’ hanno dimostrato in maniera del tutto originale la loro contrarietà alla tanto discussa iniziativa sulle differenze di genere voluta dal nuovo governo provinciale (QUI ARTICOLO).

 

La conferenza dal titolo ‘Donne e uomini: solo stereotipi di genere o bellezza della differenza?’ è stata introdotta dagli assessori leghisti Bisesti, all’istruzione, e Segnana, delle politiche sociali. “La Lega non vuole le donne chiuse in casa - ha spiegato Bisesti - dispiace aver ricevuto tanti attacchi strumentali per questa iniziativa, in questi giorni - ha continuato l’assessore all’istruzione - è stata montata una polemica ad arte basata su delle fake news”. Dopodiché a prendere parola sono stati lo psicologo Emiliano Lambiase, l’avvocata Maristella Paiar e la dottoressa Maria Cristina del Poggetto, tutti e tre provenienti da ambienti conservatori e integralisti legati ai movimenti pro-vita.

 

 

Proprio la mancanza di un contraddittorio su questi temi ha spinto molte associazioni a prendere posizione contro questa iniziativa (QUI ARTICOLO). Contrarietà, dicevamo sfociata anche in una protesta plateale organizzata dal movimento di ‘Non una di Meno - Trento’ che ha letteralmente rubato la scena ai protagonisti della conferenza. Presentandosi con largo anticipo all’apertura dell’ingresso della ‘sala Belli’ le attiviste, in maggioranza donne, ma non mancava la rappresentanza maschile, hanno ordinatamente preso posto all’interno del palazzo della Provincia, occupando una buona metà delle file disponibili.

 

 

Nel frattempo, al di fuori del palazzo, andava in scena il presidio organizzato dalla Cgil: "Le differenze di genere non si affrontano con intolleranza, pregiudizio e discriminazione'', hanno detto i sindacalisti. Mentre altri manifestanti rimasti esclusi dall’iniziativa invadevano i corridoi del palazzo della provincia chiedendo di essere ascoltati e di poter assistere alla conferenza. Dopo circa trenta minuti dall’inizio della conferenza le attiviste di ‘Non una di Meno’ hanno abbandonato le loro poltrone lasciando al loro posto svariati volantini sui quali si leggevano le motivazioni della protesta e slogan contro l’iniziativa come: “Sul mio corpo decido io” e “Siamo tutt* pro vita, voi siete solo anti-scelta”.

 

 

 

 

Nonostante l’interruzione dovuta all’azione delle femministe la conferenza è comunque proseguita, anche se in parte disturbata dagli slogan scanditi dai manifestanti radunatisi nell’atrio, tra questi molti studenti universitari e anche alcune delle docenti dei corsi sulla parità di genere. Gli interventi dei relatori hanno rispettato le aspettative e hanno confermato la maggior parte delle perplessità sollevate nei giorni precedenti da diverse associazioni. Ad esempio parlando del cambio di sesso la dottoressa Maria Cristina del Poggetto ha sostenuto: “Dopo un intervento chirurgico di riassegnazione sessuale vi è un lieve miglioramento ma dopo questa breve pausa il tasso di suicidi arriva a essere diciassette volte maggiore, capite perché in molti ormai si oppongono a questo genere di trattamento”.

 

 

Successivamente è stata la volta dello psicologo Emiliano Lambiase che ha accusato “Certi scienziati femministi” di voler abbandonare il metodo scientifico. Inoltre sempre Lambiase, citando gli studi dello psicologo Simon Baron-Cohen, ha evidenziato come dalle ricerche emerga che il cervello femminile sia più orientato ad empatizzare mentre quello maschile sia più improntato alla sistematizzazione. Infine è stato il turno dell’avvocata Mariastella Paiar che ha esordito dicendo: “In Italia abbiamo il vizio di parlare sempre di diritti e mai di doveri”, specificando poi che “uomini e donne hanno pari dignità perché fanno parte del genere umano ma pari dignità non significa essere necessariamente identici, negare le differenze può produrre maggiore tensione, può generare un rischio di discriminazione”.

 

Ad essere messi sotto accusa sono stati poi i diritti civili che secondo l’avvocata “tendono a confondere un desiderio spesso legittimo con un diritto chiedendo poi allo Stato garanzia e tutela, trasformando la convivenza in lotta tra fazione tutelando alcuni più di altri”.

 

A margine della conferenza Segnana e Bisesti hanno risposto ad alcune domande dei giornalisti: “Da parte nostra - ha detto l’assessora alle politiche sociali Segnana - è giusto prendere atto delle critiche ma personalmente non sono mai stata ad eventi altrui a protestare e a suonare trombette”. Più duro Bisesti: “Spiace per le persone che con un gesto politico hanno tolto l’occasione ad altre di partecipare al dibattito, inoltre quanto successo fuori da questa sala fa male alle istituzioni, fa male alla società”. L’assessore all’istruzione ha però fatto presente che sono già stati messi in calendario altri incontri su queste tematiche “dove - ha assicurato - ci sarà l’occasione di confrontarsi con voci diverse”.

 

Prima di riunirsi in un corteo diretto a sociologia i manifestanti hanno dato appuntamento alla cittadinanza all’incontro previsto per le 20 presso ‘Impact Hub Trentino’ in Via Roberto da Sanseverino n. 95, “Abbiamo organizzato un incontro con la cittadinanza, un dialogo aperto a più voci, che raccoglie più soggettività in nome della differenza, per rispondere all’esigenza di capire e confrontarsi su genere, educazione e pluralità” hanno concluso le manifestanti (QUI ARTICOLO). Un incontro partecipato e con ampio dibattito con una novantina di persone presenti.

 

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