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''Dichiariamo lo stato di emergenza climatica in Trentino. Non c'è più tempo. Serve un Green New Deal''

Lucia Coppola ha chiesto alla Giunta provinciale di impegnarsi ad invertire la tendenza attuale: ''Il governo provinciale deve fare la sua parte ed orientare ogni sua scelta in base a princìpi di sostenibilità ecologica e sociale, promuovendo un modello efficiente di economia circolare''

Pubblicato il - 23 maggio 2019 - 13:41

TRENTO. ''Venga dichiarato lo stato di emergenza climatica'', questo l'appello lanciato da Lucia Coppola storica esponente dei Verdi e consigliere provinciale di Futura. Un appello portato direttamente in consiglio provinciale affinché si impegni la giunta a riconoscere tale emergenza e si agisca per ''orientare ogni scelta politica in base ai principi di sostenibilità ecologica e sociale'', ''promuovere con ogni mezzo (...) nella popolazione trentina una diffusa consapevolezza della problematica per portare ad una assunzione di responsabilità collettiva'', ''intraprendere azioni anche a livello scolastico''. 

 

''La scienza ci dice che il tempo sta per scadere - spiega Coppola -. Nell’ottobre 2018 Ipcc (Intergovernmental Panel on Climate Change) ha presentato un rapporto (...) che ha rilevato che l’attività umana è la causa principale del cambiamento climatico, incrementato a dismisura dall’avvento dell’era industriale e dall’uso dei combustibili fossili; il cambiamento climatico sta provocando eventi meteorologici estremi che minacciano la vita umana, come lo scioglimento di ghiacciai perenni e il conseguente innalzamento del livello dei mari, l’incremento d’incendi di boschi e foreste, di tempeste, uragani e siccità; per la prima volta nella storia, la media di concentrazione di anidride carbonica nell’atmosfera ha raggiunto ad aprile i 411,24 PPM; nel maggio di quest’anno la commissione sulla biodiversità dell’Onu ha pubblicato un rapporto con cui lancia l’allarme: un milione di specie viventi è a rischio estinzione a causa delle attività dell’uomo che consumano habitat e risorse a un ritmo tale da minacciare non solo gli equilibri ecologici, ma anche le fonti alimentari dell’umanità. Tale rapporto richiede azioni urgenti per proteggere foreste e oceani''.

 

Lo studio aggiunge che: ''Se non si mantiene l’aumento delle temperature entro l’1,5° rispetto ai livelli preindustriali, come ci avverte la comunità scientifica, ci saranno effetti devastanti su tutto il pianeta con ulteriore innalzamento dei mari ed erosione delle coste, e milioni di persone saranno esposte a stress climatici mortali e fenomeni epici di migrazione di massa dalle regioni più colpite; per mantenere le temperature globali sotto il grado e mezzo è urgente assumere comportamenti drastici a tutti i livelli di governo, globali e locali, finalizzati alla netta riduzione delle emissioni di anidride carbonica insieme all’incremento degli ecosistemi naturali, capaci di immagazzinare grandi quantità di carbonio, in primo luogo delle foreste; per raggiungere l’obiettivo di limitare l’aumento di temperatura a 1,5° è necessario, come ci avverte la comunità scientifica, ridurre globalmente le emissioni di gas a effetto serra dal 40 al 60% rispetto ai livelli del 2010 entro il 2030, e azzerarle entro il 2050''.

 

''Ma - continua lo studio dell'Ipcc - bisogna essere ancora più coraggiosi puntando all’azzeramento entro il 2030; le azioni per contrastare i cambiamenti climatici in corso devono rappresentare la priorità assoluta per ogni governo, mondiale o locale che sia, con l’obiettivo di riconvertire l’economia e gli stili di vita, per ridurre la nostra impronta ecologica. Serve un Green New Deal fondato su un modello di economia circolare e sostenibile sotto il profilo ecologico e sociale''.

 

Lo studio, intitolato “Global warming of 1.5°C - An IPCC Special Report on the impacts of global warming of 1.5°C above pre-industrial levels and related global greenhouse gas emission pathways, in the context of strengthening the global response to the threat of climate change, sustainable development, and efforts to eradicate poverty”, mostra chiaramente che quanto accaduto a fine ottobre 2018 anche in Trentino, con la tempesta Vaia, è strettamente correlato.

 

''Il cambiamento climatico è realtà - conclude Lucia Coppola -. Non possiamo stare a guardare. E’ necessario che la Provincia di Trento intervenga immediatamente con azioni forti per ridurre il più possibile l’impatto sul clima e sull’ambiente. Servono interventi virtuosi nell’ambito energetico, in quello dei trasporti e in quello paesaggistico, che sono stati richiesti a gran voce durante lo sciopero del 15 marzo (Fridays For Future) e che saranno reiterati nella manifestazione del 24 maggio prossimo. Il governo provinciale deve fare la sua parte ed orientare ogni sua scelta in base a princìpi di sostenibilità ecologica e sociale, promuovendo un modello efficiente di economia circolare. Si ritiene inoltre che la Provincia debba fare da portavoce dell’esigenza di promuovere un radicale cambio di abitudini nella popolazione al fine di indurre la stessa ad evitare ogni tipo di spreco o comportamento dannoso''.

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