Crisi idrica e siccità, i sindacati alla Provincia: ''Non ci si può affidare al caso, serve un piano straordinario per efficientare le strutture''
I sindacati rilanciano le loro proposte, avanzate già negli anni scorsi, Cgil, Cisl e Uil: "Non ci si concentri solo sulle grandi opere. La vera priorità è la manutenzione e la messa in sicurezza del nostro territorio e la salvaguardia delle risorse naturali"

TRENTO. "E' una vera e propria emergenza che nei prossimi anni rischia di peggiorare ulteriormente come effetto dei cambiamenti climatici". Queste le parole di Andrea Grosselli (Cgil), Michele Bezzi (Cisl) e Walter Alotti (Uil) sulla crisi idrica e i problemi causati dalla siccità. "E' fondamentale agire con un piano straordinario di manutenzione e messa in sicurezza del territorio, anche per salvaguardare le risorse naturali riducendo gli sprechi. La situazione dimostra che l’opera pubblica più importante oggi per il Trentino è la salvaguardia del territorio e delle sue ricchezze, acqua in primis".
E' molta la preoccupazione, anche in Trentino, per la persistente crisi idrica. I sindacati trentini intervengono in merito agli allarmi lanciati dagli esperti sulla scarsità di acqua. "Una situazione critica", il commento di Mario Tonina (vice presidente della Provincia). Alla diga di Santa Giustina mancano 30 milioni di metri cubi d'acqua. Livelli più bassi in tutti i bacini e in montagna la neve è dimezzata, come confermato nel sopralluogo sul Mandrone (Qui articolo).
"E’ chiaro che tutti speriamo che i mesi primaverili portino le piogge che servono, evitando così anche i razionamenti", proseguono Grosselli, Bezzi e Alotti. "Confidare nella sorte, però, non è abbastanza visto che gli effetti del riscaldamento globale sono ormai un fatto. Serve, al contrario, mettere in atto delle misure per ridurre l’impatto negativo di questi cambiamenti".
A questo proposito i sindacati rilanciano le loro proposte, avanzate già negli anni scorsi: va approntato un piano pluriennale per la messa in sicurezza del nostro territorio e in particolare va resa più efficiente e moderna la rete degli acquedotti provinciali, portando a livelli prossimi allo zero le attuali perdite che oggi superano il 30%.
Efficientare la rete idrica provinciale richiederebbe un investimento di almeno 300 milioni di euro, ma è fondamentale per garantire un servizio di qualità ai cittadini, così come per sostenere le vocazioni economiche che si alimentano proprio della saldezza del nostro patrimonio ambientale, in primo luogo agricoltura e turismo.
"Non si tratta di un investimento di pochi spiccioli, ne siamo consapevoli. Proprio per questa ragione bisognerebbe avere una strategia di lungo periodo, con stanziamenti già nel prossimo assestamento di bilancio, rimodulando se serve il piano delle opere pubbliche così com’è previsto a oggi".
Altra fonte di preoccupazione per le conseguenze che avrà sulla gestione dell’acqua è il recente decreto legislativo sui servizi pubblici locali, che piazza Dante deve recepire. "Serve la massima attenzione per evitare uno sbilanciamento a favore dei privati nella gestione dell’acqua che deve restare pubblica. Anche per questa ragione è ora che Provincia e Consiglio delle Autonomie locali prendano una posizione netta sul tema garantendo la piena efficienza della gestione pubblica delle risorse idriche", concludono Grosselli, Bezzi e Alotti.


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