Siccità, Tonina: “Zaia propone un 'piano Marshall' dell'acqua? È la direzione giusta, ma finora è stato fatto troppo poco: servono nuovi invasi”
Dopo settimane senza precipitazioni, i bacini in Trentino sono pieni solo all'incirca al 34% e domani a Roma si terrà il primo incontro interministeriale per l'emergenza siccità. Tonina: “Soprattutto per Regioni come Veneto e Lombardia è necessario spingere per la realizzazione di nuovi invasi e bacini per trattenere la risorsa idrica”
.jpg?itok=fuO_iobU)
TRENTO. “Un piano Marshall per l'acqua? La proposta di Zaia va nella direzione giusta: in Regioni come Veneto e Lombardia le risorse del Pnrr andrebbero indirizzate in particolare nella realizzazione di nuovi invasi, per trattenere al meglio la risorsa idrica. Finora però è stato fatto troppo poco”. Sono queste le parole dell'assessore all'ambiente (e vice-presidente della Pat) Mario Tonina dopo la proposta di un 'piano Marshall' per l'acqua lanciata ieri dal presidente della Regione Veneto Luca Zaia (Qui Articolo) mentre, come già anticipato (Qui Articolo), in questa fase di emergenza siccità gli invasi del Trentino sono pieni solo all'incirca al 34%. Un dato che preoccupa molto, vista in particolare la scarsa copertura nevosa in montagna e l'avvicinarsi della stagione irrigua, con l'arrivo della quale già si prospetta una situazione difficile.
Proprio su questo tema, spiega Palazzo Chigi, verterà domani (1 marzo) il primo incontro interministeriale per l'emergenza siccità, presieduto dalla premier Giorgia Meloni: “Il Governo – si legge nella nota delle autorità – intende affrontare quella che potrebbe rilevarsi un'emergenza, tenendo conto della scarsa percentuale di impegno delle risorse idriche effettivamente disponibili e della necessità di abbattere i tempi per opere che riducano la dispersione idrica e permettano la pulizia dei bacini”. In particolare su quest'ultimo aspetto si era infatti concentrato ieri il presidente della Regione Veneto Luca Zaia, nel proporre come detto un 'piano Marshall' per l'acqua a livello nazionale.
“Bisogna pulire tutti gli invasi alpini – aveva specifica il presidente veneto – i nostri 'serbatoi', che sono pieni di detriti per il 40-50%, e questo ne diminuisce la capacità”. Una situazione, spiega Tonina a il Dolomiti, che interessa anche i nostri invasi: “Certo – dice –, anche alcuni dei nostri bacini hanno bisogno di manutenzione e, rispetto a quanto sono stati realizzati, la capacità di accumulo è diminuita. In questo momento però mi sento di dire che non è questo il problema. In Trentino abbiamo 14 bacini artificiali, ai quali vanno aggiunti 4 laghi, funzionali all'attività delle centrali idroelettriche: il totale dei metri cubi dei corpi d'acqua in questione è grossomodo di 410 milioni di metri cubi, in questo momento ne abbiamo solo 141”.
Una situazione già riportata negli scorsi dalle autorità provinciali e che si traduce, come detto, in un riempimento medio pari a poco più del 34%. Rispetto alla media storica, il grado di riempimento complessivo odierno per gli invasi artificiali considerati più significativi risulta inferiore del 37% con percentuali variabili, sui singoli invasi, tra l'11% ed il 44%. “Ma il problema – continua Tonina – è che quest'anno, rispetto a quelli passati, c'è pochissima neve in grado di alimentare i bacini con l'arrivo della primavera”.
Proprio per questo, continua il vice-presidente della Pat: “Per Regioni come Veneto e Lombardia sarà necessario anche garantire nuovi invasi, nuovi bacini per trattenere al meglio la risorsa idrica. Pensiamo per esempio alla presenza di discariche abbandonate che, con tutti gli investimenti ed i lavori del caso, possono essere trasformate in bacini di raccolta. Oltre ai grandi invasi artificiali, sul nostro territorio sono presenti bacini per il mondo dell'agricoltura, per l'innevamento, ma è necessario che su questo fronte spingano anche le altre Regioni. È vero che buona parte dell'acqua accumulata in montagna (quella non utilizzata per l'idropotabile) una volta turbinata finisce nei fiumi e poi verso la pianura, ma questa quantità non è più sufficiente. Anche i territori vicini devono puntare a garantire la risorsa idrica, proprio nella direzione di un 'piano Marshall'. Ma finora è stato fatto troppo poco”.


















