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Facoltà di Medicina, ecco la proposta dell'Università (e con lei ci sono tutti dall'Apss ai centri di ricerca, dai medici agli atenei di Verona e Ferrara): ''Procediamo, la Pat farà le sue valutazioni''

Il rettore Collini oggi ha presentato il progetto strutturato di una Scuola di Medicina a 360 gradi che si occupi della ricerca (mettendo in rete i soggetti del territorio e dell'Alto Adige), della formazione (con corso di laurea in medicina e chirurgia) e delle specializzazioni (vero cuore del problema della carenza di medici). L'Università si è mostrata compatta con tutti gli stakeholder a fronte della proposta misteriosa di Fugatti di fare una facoltà con Padova

Di Luca Pianesi - 18 dicembre 2019 - 18:58

TRENTO. Da una parte serietà, preparazione, visione, capacità di fare rete e di coinvolgere i migliori; dall'altra qualcosa che si avvicina preoccupantemente al dilettantismo, con il presidente della Provincia che davanti a medici e tecnici ha motivato la decisione con un ''ce l'ha anche Campobasso'' (come dire e allora perché non dovrebbe averla Trento) e soprattutto una solitudine che non è quella dei numeri primi (ricordando il titolo del libro di Paolo Giordano) quanto di quelli che parlano proprio un'altra lingua rispetto a coloro con i quali dovrebbero interloquire.

 

Questa mattina alla presentazione della proposta dell'Università di Trento per una ''Scuola di Medicina del Trentino'' c'erano tutti. L'endorsement ottenuto dal rettore Collini è stato totale: c'erano rappresentanti dell'Università di Verona e dell'Università di Ferrara, c'era il direttore dell'Azienda sanitaria trentina Paolo Bordon, c'era il presidente dell'Ordine dei medici del Trentino Marco Ioppi, c'erano esponenti degli enti di ricerca del territorio, come la Fondazione Bruno Kessler, in sala c'era anche Chiara Maule assessora del Comune di Trento con delega all'innovazione e poi, dietro le spalle del rettore, il senato accademico schierato quasi a protezione del ''magnifico''. 

 

Insomma, c'erano tutti, tranne proprio i rappresentanti della giunta Fugatti, quelli che da qualche settimana vanno ribadendo, in più sedi, la volontà di aprire una facoltà di Medicina a Trento assieme a Padova. Una proposta che ieri, come il Dolomiti, smontavamo punto per punto e che oggi risulta essere totalmente superata (anche perché, come ha spiegato lo stesso rettore, al momento all'Università non è stata avanzata nessuna proposta strutturata dalla Pat: ci sarebbe un interessamento di massima dell'Università di Padova ad aprire una sede a Trento come però l'interessamento sarebbe stato avanzato anche dalla stessa Verona) da quella presentata dall'Università.

 

''La Provincia ha un doppio ruolo fondamentale in questa partita - ha spiegato il rettore Collini - da un lato il corso di laurea non si può fare se non c'è l'accordo con l'Azienda per i servizi sanitari, la cui regia, appunto è della Pat e poi c'è la competenza delegata dal ministero alla Provincia proprio su questi ambiti. Però in attesa che da loro arrivi un qualche feedback noi facciamo l'Università e quindi procediamo a prescindere dal via libera della Pat con il primo step che è la richiesta di accreditamento di una scuola di Medicina a Trento. Il nostro progetto è palese e già strutturato e questa mattina lo ho esposto anche al presidente Fugatti. Lui - ha aggiunto il rettore - ha preso atto e ha detto che dal canto loro faranno le valutazioni che riterranno opportune (mentre a Collini e all'Università non è mai stato consegnato un progetto strutturato e concreto dalla Provincia che al momento, quindi, resta ferma a qualche dichiarazione pubblica e alla misteriosa idea di fare una sede distaccata di Padova ndr) ma noi da domani procediamo a strutturare quelle 'reti' fondamentali con tutti gli attori protagonisti di questo progetto che hanno già espresso la loro volontà di partecipare''.

 

E la conferma di quanto riferito da Collini è arrivata in diretta, proprio durante la presentazione del progetto, da Stefano Pelucchi Direttore di Dipartimento e Delegato alla sostenibilità delle Scuole di Specializzazione di Area Sanitaria dell'Università di Ferrara: ''Doveva esserci anche il rettore della nostra università quest'oggi qui a Trento ma si riuniva il senato accademico e proprio questa mattina è stata approvata la delega per l'Università di Trento a proseguire con questo progetto interuniversitario e di grande respiro''. E il progetto è davvero importante di quelli che giustificano un'iniziativa di questo tipo. Lo scrivevamo ieri nell'articolo Facoltà di Medicina, ecco perché non serve e perché (soprattutto) non ha senso farla con Padova. Intanto l'Università pensa alla sua proposta: fare l'ennesima facoltà di Medicina (sono già una quarantina in Italia) tanto per averne una sul territorio (e quindi agganciandoci a Padova) pensando che avendo laureati sul territorio avremo risolto il problema dei medici in Trentino (che come tutta Italia paga la carenza di medici specializzati) è da dilettanti allo sbaraglio.

 

Al contrario l'idea dell'Università di Trento è quella di creare una Scuola di Medicina (non solo una Facoltà) nuova e innovativa: agganciata ai centri di ricerca che già esistono in Trentino (Fbk - Intelligenza artificiale, data science, microsistemi e sensoristica, Itc per la medicina; Fem – Centro di Nutrizione, Nutrigenomica e Qualità degli Alimenti; Microsoft Research - COSBI: nutrigenomica, biomarker identification, studio delle relazioni non lineari tra componenti biologiche; Tifpa con la sua area di ricerca legati ai protoni in ambito sanitario) che valorizzi la ricerca che viene fatta in Università (da Giurisprudenza, per esempio, con il biodiritto o a Matematica con la modellistica avanzata a supporto della chirurgia) e che permetta di creare i medici del futuro (votati alla robotica, all'Itc e alla ricerca e alle nuove discipline mediche).

 

L'esigenza l'ha spiegata perfettamente il presidente dell'ordine Ioppi: ''In Italia il problema è che non abbiamo medici specialistici che sono gli unici che possono operare nel pubblico. Ma accedere alle specialistiche è molto difficile (il famoso imbuto formativo di cui parlavamo: si calcola che ci siano circa 20.000 laureati che attendono di accedere alle specializzazioni ndr) mentre per lavorare nel privato o all'estero basta la laurea. E allora perdiamo competenze, qualità, giovani quotidianamente. Oggi non abbiamo bisogno solo di nuovi laureati e di una facoltà fotocopia di quelle che già esistono ma di un progetto innovativo che attiri qui i giovani''.

 

 

Anche perché i primi laureati veri a Trento (se anche si partisse solo domani con la nuova Medicina) tra università e specializzazioni sarebbero pronti nel 2033 mentre il sistema sanitario trentino (tolti gli ospedali di Trento e Rovereto) è poco attrattivo, rischia di essere poco professionalizzante e ha vede un' assenza di un sistema strutturato di ricerca clinica.

 

 

''La risposta dell’Università - ha spiegato Collini - è una combinazione di azioni finalizzate a rendere il sistema sanitario trentino più attrattivo per medici specializzati qualificati, valorizzare il ruolo del personale sanitario attraverso l’esposizione ad ambiti di ricerca clinica di frontiera, il rafforzamento della presenza di personale in formazione nelle strutture sanitarie dell’intera rete. Contemporaneamente si vuole rafforzare il sistema medico trentino nei prossimi anni, con un raccordo più stretto con i percorsi formativi e una autonoma capacità di formare personale medico rendendo il territorio indipendente dalla programmazione regionale dei territori confinanti''.

 

Tra gli obiettivi c'è quello di lavorare a questo progetto unitario di Scuola di Medicina (che quindi spazi dalla ricerca alla teoria, dalla pratica alla specializzazione) con le università di Verona e Ferrara e poi con Bolzano (soprattutto con l'Eurac che ha già dato l'ok al progetto soprattutto per sviluppare ricerca sulla popolazione valorizzando il ruolo degli ospedali di valle) e Innsbruck. Parallelamente si vuole creare la facoltà di Medicina di Trento e le Scuole di specialità (cogliendo le evoluzioni normative) senza dover ospitare specializzandi di altre scuole e puntando a una laurea in medicina e chirurgia attenta alle evoluzioni della tecnologia. Infine l'obiettivo è quello di arrivare a formare i cosiddetti superinfermieri (con la smart nursery).

 

L’intento è partire già nel prossimo anno accademico con il primo e il secondo anno (il personale docente dell’Ateneo è già in grado di coprire il 20% della didattica), Scuole di medicina e di specialità e la costruzione di un sistema integrato della ricerca. Questo è il progetto completo con problema, analisi del problema, stakeholder coinvolti e proposte messe in campo per creare una Scuola medica a 360 gradi con ricerca, formazione e specializzazioni capace di attrarre il meglio sul mercato.

 

 

 

 

 

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