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Facoltà di Medicina, perplessi gli infermieri: ''La Giunta mostri costi/benefici, la sanità trentina è in salute ma per restare tale servono scelte appropriate''

Per voce del presidente Pedrotti, l'Opi ha espresso forti dubbi pur riconoscendo che il progetto presentato dall'Università sia ambizioso e di alto profilo: "Abbiamo appreso con stupore e rammarico che vi sono delle progettualità anche sulla formazione infermieristica, rispetto alle quali è mancato il coinvolgimento del nostro Ordine professionale. Si parla di superinfermieri ma esistono già"

Di Arianna Viesi - 21 dicembre 2019 - 13:00

TRENTO. Dopo la presentazione del progetto della Facoltà di Medicina a Trento (QUI ARTICOLO) e le esternazioni della Giunta provinciale (QUI ARTICOLO), non si è fatta attendere la reazione dell'Ordine delle Professioni Infermieristiche (Opi) che, per voce del presidente Daniel Pedrotti, ha voluto entrare nel merito della questione.

 

L'Ordine non nasconde dubbi e perplessità di fronte ad un progetto che scopre il fianco a (più di) qualche incertezza.

 

I costi, innanzitutto. Attivare una Scuola di Medicina richiede risorse economiche non indifferenti. Risorse che potrebbero o dovrebbero essere trovate, togliendole (presumibilmente) da qualche altra parte. "Per tali ragioni - commenta Pedrotti - si ritiene fondamentale una dichiarazione in merito alla valutazione costo/efficacia del progetto e della fonte del finanziamento. Oggi la sanità trentina è ancora in salute, ma per mantenerla tale necessita di appropriatezza nelle scelte".

 

Ma il punto, della questione, quello che davvero tocca l'Ordine, è un altro. Nessuno pare mettere in dubbio la caratura del progetto presentato dall'Università. Un piano ambizioso, che vede la partecipazione di vari Atenei, enti di ricerca locali e nazionali. Un'opportunità, insomma. 

 

Il punto, come si diceva, è un altro. Il progetto presentato dal Rettore Collini, infatti, elenca, tra gli obiettivi, anche la formazione dei cosiddetti "super-infermieri", con un master in scienze infermieristiche avanzate. Il punto è che, questo proposito, a quanto pare, non è stato discusso con chi, di questo provvedimento, sarebbe il diretto destinatario: l'Ordine delle Professioni Infermieristiche. "Dal comunicato stampa dell’Università di Trento, abbiamo appreso con stupore e rammarico che vi sono delle progettualità anche sulla formazione infermieristica, rispetto alle quali è mancato il coinvolgimento del nostro Ordine professionale, così come stupiscono alcune informazioni assolutamente imprecise contenute nel comunicato", commenta Pedrotti.

 

 

 

Le "informazioni assolutamente imprecise" cui Pedrotti fa riferimento riguardano un passaggio del progetto in cui, in maniera sommaria, si passa in rassegna uno dei grandi problemi della sanità trentina: l'endemica carenza di personale medico. La risoluzione del problema passerebbe, stando al progetto dell'Università, anche dalla "ridefinizione della figura dell'infermiere". Come? Attraverso "la formazione di un/una super infermiere/a" grazie ad un master, creato ad hoc, in Scienze infermieristiche avanzate. Questi "nuovi" infermieri potrebbero così ricoprire "ruoli di responsabilità" negli ospedali trentini.

 

L'Opi, però, vuole mettere le cose in chiaro: il super infermiere (di fatto) esiste già. "Sosteniamo la spinta verso il riconoscimento formale delle competenze e degli elevati livelli di qualificazione degli infermieri in Trentino - commenta il presidente - , ma in qualità di Ente sussidiario dello Stato, per corretta informazione ai cittadini e a tutela dell’immagine e riconoscimento della professione infermieristica, riteniamo doveroso precisare che da quasi vent’anni, precisamente dal 2001, la formazione infermieristica si svolge in ambito universitario con Laurea Triennale (primo livello) e Laurea Magistrale (secondo livello). Il Master in Scienze infermieristiche avanzate proposto, che all’estero corrisponde al Master of Science in Nursing, in Italia è già presente e corrisponde alla Laurea Magistrale".

 

Da quasi vent'anni il Polo Universitario delle Professioni sanitarie, all'interno del protocollo d'intesa con l'Università di Verona, è sede d'eccellenza della formazione infermieristica con due sedi formative. Alla sede di Trento è affidata la formazione universitaria dell’area infermieristica, della prevenzione e post-base (Master- Corsi di perfezionamento) e la biblioteca infermieristica con consultazione di riviste scientifiche internazionali, mentre, alla sede di Rovereto la formazione universitaria dell’area tecnica e della riabilitazione. I Master di I e II livello, inoltre, formano professionisti con competenze specialistiche trasversali, e avanzate. 

 

"Pertanto - continua Pedrotti - in Trentino già molti infermieri sono in possesso di titoli accademici post lauream, quali Laurea Magistrale in Scienze Infermieristiche, Master di I e II livello e di Dottorati di Ricerca. Vantiamo inoltre infermieri in possesso di abilitazione scientifica nazionale di ricercatore universitario, Professore associato e Professore Ordinario".

 

La formazione universitaria infermieristica trentina rappresenta una verta eccellenza a livello nazionale. Qualsiasi progettualità dovrebbe, quindi, tener conto di quest'eccellenza (che già esiste), tutelarla e valorizzarla 

 

E, quindi, la conclusione di Pedrotti: "Tornando al comunicato dell’Università di Trento, possiamo affermare che il 'super infermiere' esiste già, quello che manca è il riconoscimento di tali elevate competenze e dell’elevata qualificazione attraverso la creazione di appropriate opportunità di sviluppo di carriera in ambito clinico, formativo e organizzativo universalmente riconosciute come direttamente correlate al miglioramento degli esiti di salute dei cittadini".

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