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La cultura come terapia, un giardino sonoro e un centro sull'utilizzo dei social, respiro europeo per la nuova Ex Lettere. Il progetto c'è ma tra Provincia e elezioni comunali le incognite sono tante

Scelte inedite e piuttosto coraggiose. Si parla della via progettuale che potrebbe trasformare l’ex facoltà di Lettere in una cittadella di “pratiche culturali” innovative. Sono le pratiche indicate dal professor Pier Luigi Sacco, consulente del Comune, nel piano per rilanciare l'edificio. Idee interessanti, ma alla Provincia la cultura non sembra una priorità e dietro l’angolo ci sono le elezioni a Trento

Di Carmine Ragozzino - 21 agosto 2019 - 12:27

TRENTO. Sbilanciamoci. Il progetto – pur non “fatto e finito” – piace. Non sbilanciamoci però troppo. Ancora non si può dire “piace un Sacco” perché dalla teoria ai fatti la strada è ancora lunga, tortuosa, minata da un’ampia gamma di incognite. Ma una strada finalmente c’è. Ed è certamente intrigante nella sua pavimentazione ideale fatta di scelte inedite. Piuttosto coraggiose. Si parla della via progettuale che potrebbe trasformare l’ex facoltà di Lettere in una cittadella di “pratiche culturali” innovative. Sono le pratiche indicate dal professor Pier Luigi Sacco, consulente del Comune - (e dell’assessorato alla cultura) - dal curriculum troppo lungo per una sintesi.

 

Le competenze del professore (collaboratore del commissario europeo alla cultura), che a Trento bazzica la Fondazione Kessler hanno un confortante respiro internazionale. Proprio all’Europa – dall’Agenda europea della cultura – Sacco si è ancorato per cimentarsi (con i necessari distinguo), all’impresa di indicare le funzioni da collocare a Ex Lettere. Uno stabile per il quale è già stanziato il finanziamento per un intervento di consolidamento e ristrutturazione propedeutico ad una sua nuova vita in città.

 

L’agenda europea è un faro che illumina una serie di obiettivi sociali. Obiettivi sacrosanti. Obiettivi che la cultura – meglio dire le culture, anzi la contaminazione delle culture – può rendere più facilmente raggiungibili per via di almeno un paio di virtù: immediatezza comunicativa e soprattutto coinvolgimento intergenerazionale.

 

Gli obiettivi dell’agenda europea vorrebbero (ancora non è semplice dire se potrebbero), diventare gli obiettivi di Ex Lettere. Ne è sicuro Corrado Bungaro, neo assessore comunale alla cultura chiamato a dare gambe, tempi e modi alle proposte di Sacco. “Alcuni punti – dice Bungaro – sono ormai punti fermi. Ex Lettere non sarà un condominio per l’associazionismo culturale cittadino anche se alle forze più qualitative e produttive di quell’universo dovrà necessariamente riferirsi stimolandole su terreni inediti. Vogliamo che a Ex Lettere si traduca in proposta e azione la capacità della cultura di farsi strumento di salute fisica e sociale, di prevenzione, di inclusione”.

 

La cultura, insomma, che costruisce protagonismo, che diffonde benessere fisico e mentale anche con un dichiarato scopo terapeutico. Una terapia del fisico e dell’anima che può, deve, riguardare tanto gli anziani (pensiamo al beneficio dimostrato delle attività culturali nella lotta a Parkinson o all’Alzheimer), quanto i bambini o gli adolescenti per la formazione di personalità più strutturate e aperte.

 

Messa così la materia può apparire complessa. Anche respingente. Ma se dalla complessità teorica si passa alle ipotesi (ormai un po’ più che ipotesi), di utilizzo dei quattro piani dell’ex Facoltà adiacente al Centro Santa Chiara e all’omonimo parco, beh allora vanno drizzate le orecchie con non poca curiosità. Vediamole queste ipotesi – così come Bungaro le riassume in sequenza.

 

Il piano terra, l’affaccio sulle aiuole e sull’attuale “non piazza” del Centro Santa Chiara, sarebbe destinato a dar vita ad un “Centro di educazione all’immagine”, articolato in un polo di educazione alla cultura digitale. Social e affini sono ormai la droga quotidiana di generazioni che si intrecciano e si confondono tanto nell’uso quanto nell’abuso di questi strumenti. Un rapporto ampio con l’immagine che va dal film al telefonino, passando per tablet e computer: l’orizzonte è ampio, trasversale, e va dai bambini agli adulti. Il “centro di educazione all’immagine” potrebbe aiutare a valorizzare il buono (che c’è, ed è tanto) per conoscere e limitare il cattivo (che c’è ed è troppo) della prigionia di post, tweet e consimili.

 

“Le possibili collaborazioni, le partnership di questa proposta, non mancano e sono confortanti: dalla Film Commission della Provincia e alla scuola di arti visive Zelig di Bolzano che penserebbe di utilizzare Trento per ampliare la propria validissima proposta universitaria, quindi il comparto della produzione e della scrittura”. Volando alto si atterra su urgenze fondamentali. Vanno dalla formazione degli insegnanti sulla delicata materia digitale alla potenzialità occupazionale legata alle attitudini digitali dei giovani.

 

Il primo piano sarebbe occupato dalla sezione pop-jazz dell’adiacente Conservatorio, sezione che oggi è dislocata nel rione di san Giuseppe e che stabilendosi ad Ex Lettere completerebbe virtuosamente l’offerta della formazione musicale. “Ma non si tratterebbe di un semplice trasloco – spiega Bungaro – perché con il Conservatorio andrà stabilita una relazione solida con le tutte le attività che prenderanno vita ad Ex Lettere in un costante processo di osmosi e di proposta che si allegherebbe anche all’ex mensa, destinata ad ospitare oltre che agli ordini professionali degli architetti anche una sezione dedicata alle politiche giovanili, compreso un bar con l’affaccio sul parco che avrà funzione aggregativa ma anche di proposta culturale e musicale".

 

Nel secondo piano di Ex Lettere la scommessa della cultura intesa come terapia e come prevenzione dovrebbe concretizzarsi attraverso l’utilizzo dei spazi per produzioni e iniziative artistico-culturali-aggregative mirate al benessere fisico e mentale. L’utenza individuata è praticamente la comunità intera, partendo dalla gravidanza per arrivare alla vecchiaia. “Esempi a cui riferirsi in questo campo non mancano di certo in Europa e anche il Trentino ha mosso alcuni passi che andranno ovviamente incentivati” – dice Bungaro. Ma i passi da fare in questa interessante direzione non sono certo passi che può fare il solo Comune. La discriminante per il passaggio da un’ottima intuizione a buoni fatti è la capacità di inserire nel progetto l’Azienda sanitaria (e dunque la Provincia).

 

Il terzo piano di Ex Lettere dovrebbe infine essere dedicato alle “residenze artistiche” – è prevista una foresteria di 23 posti – collegate ad un teatro Cuminetti necessariamenterivisitato” e alle attività dell’intero stabile. Quella delle residenze è una materia alquanto delicata anche per le suscettibilità già manifestate di chi in Trentino si è mosso da anni in questa direzione (Drodesera ma anche i nuovi teatri come Pergine e Villazzano). “Credo – spiega Bungaro – che ci sia spazio per tutti in un sistema allargato delle residenze che possono garantire a compagnie nazionali e internazionali di ideare, provare e produrre le loro proposte in Trentino”.

 

Se fin qui si è immaginato l’interno di Ex Lettere, l’esterno dello stabile non offre meno suggestioni. Bungaro accenna ad un rapporto stretto con l’ordine degli architetti per la riprogettazione degli spazi in termini di fruibilità e godibilità. Siamo ancora ai titoli, ma si tratta di titoli interessanti. “Nel parco si immagina la creazione di un giardino sonoro che educhi i bambini alla conoscenza della musica. E si pensa, in zona ex mensa, ad uno sportello per aiutare chi vuole cercare finanziamenti europei per iniziative culturali”.

 

Ce n’è di ciccia. E si intuisce che dal lungo percorso partecipativo gestito dall’ex assessore Andrea Robol – (con la raccolta di fin troppi desiderata con tanta democrazia ma altrettanto tanta difficoltà di sintesi) - alla proposta di oggi si è iniziato davvero a quagliare. Ma vale la pena di ripetersi: tra il dire e il fare c’è di mezzo un mare di problemi. Quale sarà la sostenibilità economica? Che tipo di gestione? Anche qui tocca per ora restare ai titoli. L’idea è quella di dar vita ad una fondazione partecipata da Comune, Provincia, Centro Santa Chiara, magari Cooperazione e privati.

 

Facile a dirsi, complicatissimo a realizzarsi considerando che per la Provincia la cultura non sembra una priorità e che dietro l’angolo ci sono le elezioni a Trento. Ma per fortuna la ciccia oggi c’è. Si può iniziare a discutere – in un confronto aperto e trasparente – su una prospettiva che appare certamente un po’ meno vaga e confusa.

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