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La maggioranza nelle commissioni ''accerchiata'' da dirigenti, Tonini: ''In parlamento non si potrebbe''

Un tema messo in luce da Marini e Ghezzi è quello di un allarmante e sproporzionato sbilanciamento degli organi legislativi a favore della giunta provinciale. Tonini: "L'esecutivo qui ha uno strapotere che comporta un carattere leggero del consiglio. E' un retaggio del passato, ma sarebbe stata anche responsabilità delle opposizioni trovare dei contrappesi a questa situazione"

Di Luca Andreazza - 14 giugno 2019 - 12:41

TRENTO. "Non si è mai visto un simile ricorso a funzionari governativi nelle commissioni", queste le parole di Giorgio Tonini, consigliere provinciale del Partito democratico, il quale vanta anche una lunga esperienza da parlamentare a Roma. "In parlamento - aggiunge - queste figure non possono partecipare alle sedute di camera e senato. I ministri e i sottosegretari sono accompagnati dai funzionari, ma quest'ultimi restano fuori. Se necessario e se serve un consulto si interrompono i lavori per il tempo necessario, altrimenti i documenti vengono portati dagli uscieri".

 

Una questione, quella della presenza dei funzionari nelle commissioni, sollevata da Alex Marini (Movimento 5 stelle) e Paolo Ghezzi (Futura): "Le opposizioni sono sotto assedio: maggioranza poco trasparente e assessori circondati da funzionari'' (Qui articolo) e ritornata in agenda nel corso dell'ultima conferenza dei capigruppo. "Senza nulla togliere alla professionalità dei dirigenti - dice il pentastellato - in base al regolamento i commissari dovrebbero votare se accettare la loro presenza".

 

E' intervenuto nel merito Claudio Cia (Agire). "Anche Rossi - spiega - nella precedente legislatura veniva in commissione accompagnato dai tecnici, che sono a disposizione di tutti i consiglieri per chiarimenti". Una versione confermata anche a Walter Kaswalder, presidente del consiglio provinciale. "E' comunque una stranezza. Sono a disposizione di tutti i consiglieri - evidenzia Tonini - ma non è completamente vero perché ovviamente sono figure governative e coprono le spalle alla giunta. Non voglio banalizzare la questione, sarebbe necessario un ragionamento più ampio".

 

Un tema messo in luce da Marini e Ghezzi è quello di un allarmante e sproporzionato sbilanciamento degli organi legislativi a favore della giunta provinciale. "L'esecutivo qui - continua il consigliere del Pd - ha uno strapotere che comporta un carattere leggero del consiglio. E' un retaggio del passato, ma sarebbe stata anche responsabilità delle opposizioni trovare dei contrappesi a questa situazione".

 

Non sarebbe l'unica "stranezza" per Tonini. "I regolamenti sono farraginosi e mostrano diverse lacune - prosegue Tonini - ma anche alcuni vuoti. E' il caso di quando si approvano alcune leggi. Manca un controllo sul bilancio, oltre la seduta programmatica e quella di assestamento. Non si può sapere se ci siano effettivamente le coperture necessarie per prendere determinati provvedimenti. Si è perso l'antico senso del 'No taxation without representation'. Non si riesce ad esercitare un controllo preventivo. Ci si deve fidare della giunta".

 

Un nodo che andrebbe superato. "C'è tanto da costruire e ci vorrebbe maggiore rigore e possibilità di controllo della spesa - dice l'ex parlamentare - soprattutto in questa epoca di bilanci in sofferenza anche qui in Trentino".

 

Un altro aspetto è quanto avvenuto nel corso della seduta di mercoledì scorso per l'approvazione del ddl semplificazione, il consigliere del Pd ha nuovamente stigmatizzato la scelta del presidente Kaswalder di continuare la discussione, senza il parere favorevole delle minoranze (Qui articolo). 

 

"Una violazione - conclude Tonini - partita con la mancata consegna in Terza commissione degli emendamenti sugli articoli sugli appalti e le concessioni idroelettriche, continuata nel pomeriggio della seduta di mercoledì con l’emendamento di Luca Gugliemi (Fassa) che mirava a introdurre l’obbligo da parte della giunta di presentate ogni anno entro il 31 marzo una norma sulla semplificazione. Una violazione dei patti, che avrebbe dovuto indurre Kaswalder, quale garante dell’intesa".

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