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Non rispettata la par condicio durante le elezioni dalla Giunta provinciale? II Corecom di Trento non risponde e ora viene scavalcato dall'Agcom

A fare le segnalazioni nei giorni a cavallo delle elezioni europee e per i ballottaggi delle comunali il consigliere dell'M5S Alex Marini. Al centro dell'attenzione tre comunicati che avrebbero violato le regole (con tanto di nomi e cognomi nei titoli). Le segnalazioni fatte all'organo di controllo locale e nazionale: ''Quello locale non ha più risposto nemmeno all'Agcom che invece ha rilevato le problematiche. Il Corecom è di scelta politica. Se vi fosse stato un disegno sarebbe gravissimo''

Di Luca Pianesi - 09 novembre 2019 - 18:35

TRENTO. ''Se tale ipotesi trovasse conferme saremmo, di fronte ad un fatto gravissimo e ad un pessimo segnale riguardo a come l'attuale maggioranza intenda concetti come libertà di espressione e pluralismo dell'informazione''. Alex Marini non usa mezzi giri di parole. La situazione per il mondo dell'informazione in Trentino è già di per sé molto difficile con i principali giornali della carta stampata, Trentino e L'Adige, che fanno parte dello stesso gruppo con il direttore del primo che è andato a fare il direttore del secondo pur restando alla guida anche dell'Alto Adige (testata gemella proprio del Trentino: per esempio i siti internet dei due quotidiani condividono contenuti come accade per gli stessi giornali con le pagine dello Sport o della Cultura). Un'unica grande famiglia della quale fa parte anche il principale giornale di lingua tedesca (e storico competitor dell'Alto Adige), la Dolomiten.

 

Dall'altro lato c'è il Comitato Regionale per le Comunicazioni (il Corecom) che, con l'arrivo della nuova Giunta, è stato affidato alla presidenza di Marco Sembenotti, giornalista, ex consigliere provinciale di centrodestra. Una carica che, quando è stata decisa, ha fatto discutere e non poco vista proprio la sua vicinanza politica ai nuovi amministratori. Di fatto, però, dalla nomina, era metà marzo, non si è più avuta notizia del Corecom. Addirittura sulla pagina nazionale del Comitato per le comunicazioni nella sezione Provincia di Trento figura ancora il vecchio presidente, il professore di sociologia Carlo Buzzi

 

  

 

 

E anche su quello del consiglio provinciale se nella sezione Composizione figura il nuovo presidente in quella della Privacy c'è ancora il vecchio. Insomma in 8 mesi nemmeno le informazioni di base sono state aggiornate e, a quanto pare, anche a livello di attività, nel momento clou per il Comitato Regionale che, come è noto, è chiamato ad esercitare una essenziale funzione di garanzia nel sistema comunicativo locale, con l'obiettivo di assicurare il massimo di pluralismo, le elezioni, ci sarebbe stato una certa inattività. Lo segnala proprio Alex Marini: ''Il tutto nasce da una mia segnalazione con cui chiedevo se Presidenza del Consiglio provinciale e Giunta provinciale avessero rispettato la norma sulla par condicio il giugno scorso''.

 

Come si ricorderà, infatti, il 24 maggio si erano tenute le elezioni europee e amministrative per alcuni comuni. Levico Terme e Borgo Valsugana, nello specifico, erano poi andate al ballottaggio il 9 giugno. Fino ad elezioni completate, ovviamente, Giunta provinciale e della Presidenza del Consiglio dovevano sottostare al divieto di svolgere attività di comunicazione ad eccezione di quelle effettuate in forma impersonale ed indispensabili per l’efficace assolvimento delle proprie funzioni (per esempio i comunicati stampa erano privi dei nomi e cognomi degli assessori o membri della giunta). Eppure nei giorni precedenti qualcosa è successo: Marini ha scritto ad Agcom (Autorità per le garanzie nelle comunicazioni) e al Corecom di Trento. 

 

''La mia segnalazione - spiega - era rivolta alle comunicazioni istituzionali del Consiglio provinciale “Sgarbi elogia Prevedel e visita Palazzo Trentini del 3 giugno 2019 e della Giunta provinciale “Il presidente Fugatti e l’assessore Failoni all’assemblea dell’Associazione Albergatori ed Imprese Turistiche – Meno burocrazia e più infrastrutture per il turismo trentino (c.s. 1363) del 4 giugno 2019 e “Soddisfazione del presidente Fugatti: “Risposte certe ai bisogni dei cittadini” – Semplificazione burocratica e sviluppo: approvato il disegno di Legge della Giunta(c.s. 1378) del 6 giugno 2019''. E come ilDolomiti avevamo anche segnalato questo caso: ''Fugatti e ''l'endorsement commerciale'' per l'Alfa Romeo in periodo di par condicio''.

 

Insomma ''se da un lato in ragione delle elezioni comunali e di quelle europee veniva messo il bavaglio al Consiglio provinciale - spiega ancora Marini - vietando anche la trasmissione in streaming e la consultazione online delle sedute consiliari svolte dal mese di marzo a inizio giugno (12-13-14 marzo, 9-10 aprile, 28-29 maggio e 5 giugno), dall’altro la maggioranza politica gestiva i canali informativi istituzionali per comunicazioni che avrebbero potuto tranquillamente essere diramate dopo la conclusione della campagna elettorale che era stata prolungata per via dei ballottaggi di Levico Terme e di Borgo Valsugana''.

 

''In assenza di risposte da parte delle autorità di garanzia - prosegue il consigliere del Movimento 5 Stelle - inviavo un paio di solleciti (21 luglio e 6 settembre). Agcom in entrambi i casi invitava Corecom a procedere con gli accertamenti (vedi nota Agcom del 12 settembre) ma quest’ultimo non pareva darsene per inteso. L’immobilismo del Corecom veniva peraltro appurato dagli elementi conoscitivi della risposta fornita in aula dall’assessore Gottardi al question time presentato il 3 ottobre e discusso l’8 ottobre, dove si attestava che la Giunta provinciale aveva in realtà trasmesso al Corecom di Trento le proprie controdeduzioni rispetto alla segnalazione sulle presunte violazioni della par condicio ma che queste erano rimaste in un cassetto''.

 

Marini non si è arreso all'inerzia ''di casa nostra'' e il 10 ottobre ha depositato un'interrogazione al presidente del consiglio Walter Kaswalder per chiedere lumi su quanto stava accadendo, o meglio, su quanto non stava accadendo. Il presidente non ha risposto ma intanto, nel silenzio generale, è arrivata una comunicazione dal tono perentorio da parte di Agcom (nota 7 nov 2019) con cui si evidenzia il comportamento non collaborativo del Corecom e la volontà di procedere autonomamente alla chiusura del fascicolo.

 

''L'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (Agcom) - completa Marini - ha ripreso duramente il Comitato Regionale per le Comunicazioni (Corecom) di Trento per non aver dato seguito alle verifiche che avrebbe dovuto effettuare riguardo alle modalità con cui la comunicazione istituzionale si è adeguata alla legge durante le elezioni europee e suppletive svoltesi nel maggio scorso in Trentino. Ora sarà Agcom ad occuparsi delle verifiche scavalcando Corecom. Resta davvero difficile capire come il Corecom di Trento abbia potuto non rispondere niente a ben 3 sollecitazioni di Agcom. In teoria Corecom è infatti il "braccio" di Agcom sul territorio e dovrebbe vigilare sul rispetto del pluralismo e della legge in fatto di comunicazione''.

 

E infatti questo è il tenore della nota di Agcom rivolta al Corecom di Trento: “Posto che la richiesta di intervento originaria del 6 giugno u.s., in considerazione della effettuazione del ballottaggio al successivo 9 giugno, non avrebbe potuto avere esito procedimentale prima delle operazioni di voto, deve sottolinearsi comunque nel caso di specie la successiva inerzia del competente Comitato nonostante le richieste di esito istruttorio dell’Autorità. Pertanto, alla luce delle considerazioni sopra esposte, non avendo avuto finora alcun riscontro da parte di codesto Comitato in ordine allo svolgimento di accertamenti istruttori anche su specifica richiesta, si comunica che l’Autorità procederà direttamente, al fine di poter esercitare il suo potere decisionale ed adottare i provvedimenti di propria competenza.

 
''Credo che tutti - conclude il consigliere pentastellato -  a partire dai giornalisti e dagli organi che li rappresentano, dovremmo essere preoccupati da una situazione simile. Come noto i vertici di Corecom sono di nomina politica e quanto accaduto induce a ritenere plausibile l'ipotesi che abbia avuto luogo un disegno volto a favorire la comunicazione di una parte sull'altra evitando di verificarlo grazie al controllo politico della stessa parte favorita su uno degli organi teoricamente imparziali che cui sarebbe spettata l'attività di controllo e verifica. Se tale ipotesi trovasse conferme saremmo, di fronte ad un fatto gravissimo e ad un pessimo segnale riguardo a come l'attuale maggioranza intenda concetti come libertà di espressione e pluralismo dell'informazione''.

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