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La Pat leghista punta sul Cremlino per turismo, export e agrifood. Ma l'anno scorso su 13 milioni di pernottamenti solo 120 mila erano russi. E' la scelta giusta?

Le chiavi? Commercio, turismo e agrifood. Una strada difficilissima per diverse ragioni, ma forse l'assessore è stato tradito dalla volontà di strappare consensi e applausi dalla numerosa platea (e poi forse c'è l'innegabile vicinanza della Lega alla galassia russa)

Di Luca Andreazza - 21 settembre 2019 - 18:51

TRENTO. "Se quello della Federazione russa è tra i mercati di maggiore rilevanza e interesse dell'economia mondiale, il Trentino non si farà certo cogliere impreparato se pensiamo a due dei settori economici più forti: turismo e agrifood", queste le parole dell'assessore Achille Spinelli nell'incontro al castello del Buonconsiglio nell'ambito dell'evento promosso da Associazione Conoscere Eurasia, Roscongress, Spief (St. Petersburg International Economic Forum), Provincia di Trento, Confindustria Trento e Trentino Sviluppo, con il sostegno di Intesa Sanpaolo.

 

Anche se i dati nell’ultimo anno e mezzo hanno un trend negativo – dice Spinelli – i rapporti tra Trentino e Russia sono molto buoni: una prova è la presenza degli operatori trentini in tutte le principali regioni russe e le numerose azioni che le nostre imprese compiono per aumentare l’interscambio. Un’apertura in chiave internazionale per l’offerta economica e turistica è ormai evidente, così come la presenza in importanti cluster europei e internazionali di Trentino Sviluppo sul fronte tecnologico e dello sport. Tutto ciò permette di superare le difficoltà che vedevamo fino a poco tempo fa. Con questi buoni auspici, la provincia di Trento è pronta a sostenere ogni progetto e iniziativa che vada in questa direzione”.

 

Le chiavi? Commercio, turismo e agrifood. Una strada difficilissima per diverse ragioni, ma forse l'assessore è stato tradito dalla volontà di strappare consensi e applausi dalla numerosa platea (e poi forse c'è l'innegabile vicinanza della Lega alla galassia russa). 

 

Fronte turismo. "Già da tempo - spiega l'assessore, anche se non è il titolare al turismo - il nostro territorio si sta sempre più orientando verso l'apertura internazionale della propria offerta economica e turistica, anche per bilanciare l'andamento della domanda interna”. Vero è che la giunta precedente e il braccio armato di Trentino Marketing con le Apt hanno cercato di esplorare questo mercato, azioni e contatti vengono ancora portati avanti, ma i numeri non sono propriamente premianti.

 

Il Trentino nel suo complesso ha salutato 3.320.570 arrivi per 13.099.062 pernottamenti nel 2018. I russi? Hanno contribuito per 36 mila arrivi e 120 mila presenze (dati riportato nella nota Pat, anche se per il comparto alberghiero i numeri Ispat segnano 159.793 presenze, più o meno un trend in linea rispetto alle altre annate, ndr) quasi tutto concentrato tra Campiglio e Fassa. Il capoluogo non decolla, anche perché l'offerta non rientra tra le motivazioni di vacanza principali come shopping, grandi città d'arte e mare. Non è un mercato facile, una nazione fin troppo estesa, visti e burocrazia, barriere linguistiche e un rublo fluttuante. Sarebbero necessari investimenti a cinque zeri per promuovere riconoscibilità e azioni importanti, tutto però per ritorni non garantiti

 

Operativamente i mercati per il sistema turismo sono divisi in tre livelli, ci sono quelli forti, quali Germania, Austria e Svizzera, quindi spazio a Francia e Inghilterra e poi quelli cosiddetti "scounting": ecco Stati Uniti, Canada e Brasile, lì nel recentissimo passato il piano era quello di far leva sul turismo di ritorno, una riscoperta delle origini dei cittadini di seconda generazione; la Cina (legato alle Olimpiadi) e la Corea del Sud per la ricerca e l'innovazione. Naturalmente la Russia per non lasciare nulla di intentato nelle tre fasi di un accordo commerciale: contatto, interesse e avvicinamento per arrivare all'acquisto

 

Un triennio di ricognizioni molto vincolate all'offerta invernale, legato all'organizzazione di eventi e appuntamenti specifici (la nazionale russa in ritiro per allenamenti a secco a Riva del Garda) e un accordo tra Trentino-Aeroporto Catullo e Russia. Si sono raccolti i dati, si è analizzato il feedback e si è deciso di non attivare nulla di particolare, anche nell'era del digitale, aspetto sul quale in questi ultimi anni si è puntato tantissimo. 

 

Piuttosto la direzione è stata quella di rafforzare le sinergie con Polonia e Repubblica Ceca, che presentano anche il vantaggio di poter promuovere l'estate in quanto turisti appassionati di outdoor e attività sportive, mentre tra i mercati più dinamici c'è quello della Slovenia, più in generale la penisola balcanica.

 

Le ragioni? Periodi delle vacanze spostati rispetto agli italiani (questo permette di coprire la bassa stagione per esempio), paesaggi affini e anche possibilità di intercettare una tipologia di turista al quale l'offerta trentina può piacere nella doppia stagione. A questo si aggiunge che la capacità di spesa diventa anno dopo anno sempre più interessante. Un po' come Polonia e Repubblica Ceca agli albori, partiti in sordina ma diventati ormai fondamentali. 

 

Capitolo commercio. L’interscambio tra Trentino Alto Adige e Mosca è cresciuto per superare i 62 milioni di euro, +8,7 % rispetto allo stesso periodo del 2018. Un risultato positivo dovuto, però, all'impennata delle importazioni: raddoppiate nel semestre con quasi 21 milioni di euro.

 

Fatica invece l'export che presenta numeri negativi a livello regionale, 41,3 milioni di euro e -12,2%. Fa meglio Bolzano che si ferma a quota 20,8 milioni di euro, mentre le esportazioni trentine arrivano a 20,5 milioni di euro, rispettivamente -5% per l'Alto Adige, -18,6% per Trento. L'embargo ha fiaccato gli affari e la speranza è quella di un cambiamento della politica internazionale dopo le dichiarazioni di apertura del recente G7 a Biarritz.

 

Capitolo Agrifood. Negli ultimi anni, Trentino Sviluppo, in collaborazione con la Provincia di Trento, ha attivato missioni commerciali in Russia: sono stati attivati svariati incontri tra gli operatori economici russi e le imprese trentine, per valutare la possibilità di avviare nuove partnership in svariati settori, come agrifood e le filiere della meccatronica, cosmesi e design industriale, sistema casa.

 

"L'interscambio Trentino–Russia 2018 riferito al comparto agrifood - prosegue Spinelli - risulta evidente, secondo gli ultimi dati Istat, e il dato più significativo è quello riguarda le bevande con un export di 2.180.000 di euro, pur considerando la parte forte che riguarda l’export di macchinari, seguito dalla produzione dipasta per la carta (cartiere). In fatto di import la prima voce riguarda il legname".

 

Un mercato complicatissimo tra regolamenti tanto severi quanto rigidi. Nel recente passato Trentingrana ci aveva provato a sbarcare sul mercato russo, ma aveva dovuto più o meno alzare bandiera bianca a causa di difficoltà oggettive. C'è anche un aspetto culturale, l'idea egemonica sull'area di Putin e quindi la facilità di stringere accordi con le nazioni del Patto di Varsavia, prima che altrove.

 

короче говоряудачи.

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