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La Provincia cancella i fondi per contrastare l'omofobia. De Preto (Arcigay): ''Siamo sconfortati. Escano dal palazzo per capire il logorio cui siamo sottoposti''

L'assessora Segnana ha dato un'altra picconata al sistema - dopo aver abolito i corsi sull'educazione di genere - cancellando i finanziamenti per contrastare la piaga dell'omofobia. L'Arcigay insorge: ''La scuola è importantissima per superare questo gravissimo problema''

Di Arianna Viesi - 03 settembre 2019 - 16:20

TRENTO. Tabula rasa. Questo ha fatto la Giunta con la delibera per la "modifica dei criteri e modalità per la concessione dei contributi e la realizzazione di interventi di educazione, promozione e sensibilizzazione".

 

La proposta arriva dalla consigliera leghista Stefania Segnana e, tra gli elementi di novità, c'è questo: vengono cancellati i finanziamenti per iniziative di contrasto all'omofobia. Insomma, dopo aver azzerato i corsi per promuovere la parità di genere, ecco un'altra picconata alla crescita sociale (e culturale) della nostra comunità. ''Incontreremo Fugatti e Segnana quanto prima - commenta il presidente di Arcigay De Preto - l'omofobia è un problema presente e tangibile. E la scuola è cruciale, la famiglia da sola non basta''.

 

Ma partiamo dal principio. Il 18 giugno 2012 viene approvata la legge provinciale sulle pari opportunità. Il primo articolo ne sancisce il principio cardine: "La Provincia promuove la parità di trattamento e opportunità tra donne e uomini, riconoscendo che ogni discriminazione basata sull'appartenenza di sesso rappresenta una violazione dei diritti umani e delle libertà fondamentali in tutte le sfere della società". Ma come può la Provincia, concretamente, muoversi in questo senso? L'articolo 10 riconosce alla Provincia la possibilità di concedere contributi a soggetti pubblici e privati per la promozione della cultura delle pari opportunità tra donne e uomini. Fin qui, tutto bene.

 

Nel 2018 una delibera ne sancisce criteri e modalità. I contributi possono essere elargiti a soggetti pubblici e privati, per la realizzazione di progetti annuali o di singole iniziative. Stabilisce, inoltre, i beneficiari, le tipologie di progetti, i criteri di priorità, i termini per la presentazione delle domande e altre questioni tecniche. Quello che qui importa è guardare all'oggetto della delibera: "Approvazione del bando per l'attivazione di percorsi di educazione alla relazione di genere".

 

Per promuovere una cultura di genere realmente inclusiva e condivisa, la Pat si è così impegnata a sostenere "iniziative educative, formative ed informative a favore della diffusione di una cultura non discriminatoria basata sul rispetto, la tutela e la promozione delle differenze di genere". Nel catalogo posto in calce alla delibera l'elenco completo dei percorsi di educazione alla relazione di genere. Qualche esempio: Stereotipi di genere: percorsi formativi per docenti di scuola primaria; Ruoli, differenze e stereotipi: laboratori di educazione al genere per studenti e studentesse delle secondarie; Incontri in/formativi per genitori: differenze e stereotipi di genere. Tutto molto bello. Tutto molto giusto, soprattutto.

 

Bene. L'attuale Giunta provinciale ha preso questa delibera e ne ha fatto carta straccia. Meglio (è giusto dare a Cesare quel che è di Cesare - e a Fugatti quel che è di Fugatti): ha deciso di circoscrivere il proprio intervento al tema delle pari opportunità tra donne e uomini "in linea con quanto contenuto nei propri documenti di governo (...) individuando nuove priorità e nuove linee di intervento". E quali sono queste "nuove" priorità? Contrasto alla discriminazione tra donne e uomini e contrasto alla violenza sulle donne. Tutto molto bello. E tutto molto giusto, certo. Sono temi complessi (e urgenti) che, per ovvie ragioni, non possono esaurirsi su una tastiera. Tutto il resto, tutto quello che di bello (e giusto) era stato fatto in termini di educazione di genere, è stato cassato. Come una sbavatura, superflua e perniciosa, su cui si inciampa la lettura.

 

Lorenzo De Preto, presidente dell'Arcigay del Trentino, s'è detto profondamente turbato dall'ennesima chiusura della Giunta. Un senso di profondo smarrimento e sconforto di fronte ad una politica fatta sulla pelle degli altri. E gli altri - per inciso - siamo tutti noi. De Preto ha ribadito l'importanza imprescindibile della scuola come strumento di diffusione di una cultura inclusiva, attenta, gentile. Un ruolo a cui l'istituzione scolastica non può (e non deve) sottrarsi.

 

"Si tratta di una scelta puramente politica", continua De Preto. ''L'omofobia è un problema reale, tangibile. Un problema - prosegue - che non tocca solo la comunità Lgbt. Ma che umilia e mortifica tutti noi, rappresentanti (pensanti, chi più chi meno) del genere umano. L'omofobia non è il singolo episodio di pestaggio. Meglio: è  tragicamente (anche) questo. Ma non solo. L'omofobia è un cancro, è il logorio cui quotidianamente la comunità Lgbt è sottoposta, cui quotidianamente tutti noi siamo sottoposti. Un altro tema estremamente complesso e urgente, che non può esaurirsi sulla tastiera''.

 

''L'omofobia - prosegue il presidente di Arcigay - è il marcio che avanza. E c'è. È lì, la vediamo tutti. La vede anche la Giunta. Nella delibera, la Giunta si dice disposta ad impegnarsi attivamente e concretamente per il contrasto delle discriminazioni tra donne e uomini. Cosa intende fare per il resto, non è dato sapere. L'Arcigay chiederà un incontro a Fugatti e Segnana e si dice disponibile a dare un contributo attivo alla costruzione di una rete condivisa e consapevole sulle questioni di genere''.

 

Da ultimo un invito (che dovrebbe essere un monito, per tutti). De Preto invita la Giunta ad uscire dal palazzo. Proprio quel palazzo entro cui pareva confinata - a detta loro - la Giunta precedente. Uscire dal palazzo e farsi un giro tra la gente. Ché il mondo non è solo bianco e nero - come vogliono farci credere. Il mondo è colorato. Ed è bello, proprio per questo. 

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