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"Stop ai fondi contro omofobia? Un preoccupante passo indietro", la commissione pari opportunità della Pat contro Segnana

La presidente Taufer prende posizione contro il provvedimento voluto dall'assessora alle politiche sociali Segnana, che impone lo stop al finanziamento delle iniziative contro l’omofobia e le discriminazioni di genere

 

 

Di Tiziano Grottolo - 11 settembre 2019 - 18:22

TRENTO. “I corsi sull’identità sessuale creano confusione nei bambini e le famiglie non condividono progetti su temi che riguardano l’educazione familiare” queste in estrema sintesi le motivazioni addotte dall’assessora Stefania Segnana per giustificare il mancato rifinanziamento delle iniziative contro l'omofobia e le discriminazioni di genere (QUI articolo).

 

Le parole dell’assessora alla salute, politiche sociali, disabilità e famiglia come c’era da aspettarsi, hanno sollevato un polverone, nel merito della questione è intervenuta la Commissione Pari Opportunità della Pat che ha espresso forte rammarico e preoccupazione per la delibera approvata dalla Giunta provinciale, con la quale vengono modificati i criteri e le modalità per la concessione dei contributi e la realizzazione di interventi di educazione, promozione e sensibilizzazione alle pari opportunità eliminando all’interno di essi il finanziamento alle iniziative contro l’omofobia e le discriminazioni di genere.

 

“Con la modifica di questi criteri – si legge ne comunicato – si sancisce un preoccupante passo indietro nella tutela di tutte le cittadine e di tutti i cittadini, della loro eguaglianza della loro pari dignità”. Parole dure, anzi durissime, soprattutto se consideriamo che arrivano da un organo istituzionale che sta in seno alla stessa Provincia. 

 

Per di più questa decisione arriva in un momento in cui si registra un preoccupante aumento degli episodi violenti e dei crimini d’odio basati su omofobia e transfobia in tutta Italia.

 

“Crediamo fortemente – continua la Commissione Pari Opportunità – che non possano esservi interventi di contrasto alla discriminazione fra uomini e donne se non incardinati su una nozione ampia di genere”. Principio questo, peraltro in linea con quanto espresso dalla stessa legge provinciale sulle pari opportunità, approvata nel 2012.

 

“Il concetto di genere, di costruzione sociale del maschile e del femminile – spiega la presidente della commissione Paola Taufer comprende anche il riconoscimento degli stereotipi e delle aspettative sociali derivanti da fattori identitari e dell’orientamento sessuale”.

 

Ciò significa che non possono esservi pari opportunità fra uomini e donne fin quando non ci sarà una netta condanna di ogni forma di discriminazione basata sul genere, sull’identità di genere e sull’orientamento sessuale.

 

La Commissione Pari Opportunità parla inoltre di “una responsabilità politica condivisa” per arrivare a promuovere tutte quelle azioni che tutelino, rappresentino e rafforzino la pluralità della realtà. Fattore che riguarda i modi di occupare il maschile ed il femminile, la pluralità delle identità e degli orientamenti sessuali.

 

“Il contrasto di ogni forma di violenza e discriminazione che nega questa molteplicità è una responsabilità a cui sono chiamate soprattutto le istituzioni, prima ancora delle singole e dei singoli cittadini – conclude Taufer – responsabilità che abbiamo soprattutto nei confronti delle e dei più giovani”.

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