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Norma Itea della Pat, la Commissione pari opportunità: ''Legge allarmante''. Gli incentivi alla maternità? ''Provvedimento non serio''

La presidente della Commissione pari opportunità, Maria Taufer, contesta i provvedimenti sugli alloggi Itea e gli incentivi alla natalità della Provincia di Trento

Di Luca Andreazza - 08 gennaio 2020 - 05:01

TRENTO. "L'approvazione della norma che revoca o non assegna un posto nelle case popolari anche per il restante nucleo familiare di chi ha in prima persona una condanna penale alle spalle è allarmante". Questo il parere di Maria Taufer, presidente della Commissione pari opportunità della Provincia di Trento, che esprime una decisa preoccupazione anche per quanto riguarda il mutuo agevolato in caso di famiglie numerose.

 

La norma è stata approvata dopo una lunga discussione in consiglio provinciale in sede di assestamento di bilancio, un provvedimento che introduce una serie di restrizioni per l’accesso e la permanenza all’interno degli alloggi Itea. La versione è quella originaria scritta dal presidente Maurizio Fugatti e duramente osteggiata dalle opposizioni: "Una proposta aberrante" (Qui articolo).

 

Un documento che sembra più di facciata che di sostanzaGià in agenda una serie di deroghe caso per caso ("Di più - ha spiegato in Aula Fugatti - rinviamo a un regolamento di Giuntache indicherà altre eccezioni alla regola"). Il momento sarà, infatti, quello dell'applicabilitàse mai avverrà. E le eventuali impugnazioni successive dei cittadini sfrattati per una norma in odore di essere incostituzionale in quanto la Costituzione contiene all'articolo 27 una chiara contraddizione con il contenuto dell'articolo proposto dalla Giunta a trazione carroccio (Qui articolo).

 

Nel mirino "l’assenza da parte del richiedente e dei componenti del nucleo familiare, nei dieci anni precedenti la data di presentazione della domanda, di condanne definitive per i delitti non colposi per i quali la legge prevede la pena della reclusione non inferiore a cinque anni, nonché per i reati previsti dall’articolo 380, comma 2, del codice di procedura penale".

 

"Prendiamo atto - evidenzia Taufer - che l’intervento della società civile ha permesso che venisse accettata un’unica correzione, cioè l’eliminazione, dal novero dei reati, di quello di maltrattamenti in famiglia: le inquiline Itea vittime di violenza non perderanno più la casa (come da previsione iniziale) se denunciano il coniuge e questo viene condannato. Sarebbe stato aberrante che le donne, che già fanno fatica a denunciare il maltrattante, una volta riuscite dolorosamente e coraggiosamente a farlo si ritrovassero per strada a causa di un provvedimento della stessa autorità pubblica che avrebbe il compito di tutelarle".

 

Ma è l'unica nota positiva. "Resta il fatto che dati alla mano a delinquere siano nella maggior parte dei casi gli uomini - dice la presidente della Commissione pari opportunità - non riteniamo giusto che il prezzo da pagare ricada sulle mogli, sui bambini e le bambine e altri familiari incolpevoli. Ma ancor più in generale reputiamo allarmante una misura che certamente non è in linea con il principio rieducativo della pena, anzi marginalizza in maniera definitiva e istituzionale chi ha commesso un reato".

 

Preoccupanti anche le eccezioni, come evidenziato a più riprese dalle minoranze, così come dai sindacati (Qui articolo). "Una serie di deroghe caso per caso rinviate a un regolamento di Giunta, che indicherà altri provvedimenti. Lamentiamo in proposito - aggiunge Taufer - la mancanza di regole chiare e condivise, che garantiscano equità e parità di trattamento per tutte e tutti".

 

I fari si accendono anche sul mutuo agevolato in caso di famiglie numerose, destinato, nelle intenzioni della Giunta, a incentivare la natalità in Trentino. "Riteniamo di estrema importanza e stringente necessità l’adozione di misure di sostegno alle famiglie con figli - conclude Taufer - ma ci saremmo aspettate in merito provvedimenti seri e strutturati: sostegno all’occupazione femminile, affrontando anche il problema del lavoro precario, incentivando l’uso dei congedi parentali (anche dei padri), promuovendo pratiche serie di conciliazione vita personale-familiare-lavorativa, strutturando ancor di più i servizi e i loro orari. Non pensiamo produttivo ed efficace questo intervento una tantum che allontana le giovani coppie da una genitorialità pienamente consapevole, relega la donna al ruolo meramente gestazionale e genitoriale, con delle tempistiche ex lege che le renderebbero impossibile rientrare nel mondo del lavoro".

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