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La vice ministra all'economia a Trento, Castelli: ''Abbasseremo le tasse. Dobbiamo mettere da parte le tifoserie per il bene del Paese''

La vice ministra all'Economia, Laura Castelli, sarà oggi protagonista al Festival dell'Economia. Prenderà parte all'incontro che si svolgerà al Teatro Sociale alle 14.30 dal titolo “La Guerra del debito”, l'appuntamento coordinato dalla giornalista Lucia Annunziata con Renato Brunetta, Carlo Cottarelli, Massimo Garavaglia e Pier Paolo Padoan

Di Giuseppe Fin - 01 giugno 2019 - 06:01

TRENTO. La vice ministra all'Economia, Laura Castelli, sarà protagonista al Festival dell'Economia (Qui numero speciale de Il Dolomitisabato 1 giugno. Prenderà parte all'incontro che si svolgerà al Teatro Sociale alle 14.30 dal titolo “La Guerra del debito”, l'appuntamento coordinato dalla giornalista Lucia Annunziata con Renato Brunetta, Carlo Cottarelli, Massimo Garavaglia e Pier Paolo Padoan.

 

Nell'incontro si discuterà del debito pubblico e della fragilità che ne deriva per il nostro Paese. Il 12 giugno del 2018 Laura Castelli è stata nominata sottosegretario all'economia, successivamente vice ministra, nel governo Conte ed ha inoltre partecipato anche alla stesura del cosiddetto contratto di governo tra 5 Stelle, forza politica a cui appartiene, e Lega.

 

Vice ministra Castelli, è la sua prima volta al Festival. Come sta proseguendo il lavoro del Governo? Sembra non semplice soprattutto per il Ministero dell'Economia

Direi che il Governo sta andando avanti e sta mettendo in campo diversi interventi per i cittadini, per la piccola e media impresa, per le amministrazioni locali. Un impegno costante, soprattutto in settori strategici della nostra economia, partendo dal mettere a sistema il lavoro della partecipate di Stato.

 

Si riferisce a Ferrovie…

Sicuramente a Ferrovie dello Stato ed alla controllata Anas, ma anche Terna, Invitalia, Enel e Poste, per citarne alcune. In questi mesi hanno messo in campo investimenti concreti e lavorato allo sviluppo di servizi che fanno ricadere i propri benefici direttamente sui territori. Se vogliamo parlare del Gruppo Ferrovie dello Stato, la più grande stazione appaltante d’Italia, da quando ha in pancia anche Anas, il piano industriale è decisamente ambizioso, ma al contempo credibile, con un valore quinquennale da 58 miliardi di Euro, che porterà a 15 mila nuove assunzioni, 6 miliardi di investiti sui treni regionali, lo sblocco di 1.600 cantieri nei prossimi due anni tra Anas e Rfi. Un piano che punta a promuove lo sviluppo sociale dei cittadini e il loro benessere, cercando di intercettare 70 milioni di nuovi passeggeri e 20 milioni di turisti. Dal lato economico contribuirà, secondo le stime di FS, ad un aumento annuo del PIL tra lo 0,7% e lo 0,9%.

 

Si parla moltissimo di infrastrutture, non pensa che il nostro Paese ne abbia particolare bisogno?

E’ un settore su cui investiremo parecchio, lo ha ribadito anche il Presidente del Consiglio di recente. Stiamo lavorando alla riforma del codice degli appalti e, parallelamente, alla conversione dei Decreti Sblocca Cantieri, che anticipa parte delle norme, e Crescita. Norme che abbiamo scritto assieme anche alle associazioni di categoria. Daremo la massima priorità, perché molte aree in Italia sono carenti di infrastrutture utili ai cittadini e, di fatto, sono separate dal resto della penisola.

 

Durante la campagna elettorale per le Europee, il Ministro dell'Interno Matteo Salvini ha espresso la volontà di sforare la soglia del 3%, aumentando ancora il debito, per introdurre la flat tax. La sua convinzione è che in questo modo tutti pagherebbero le tasse e quindi successivamente il debito andrebbe a diminuire. Pensa che sia possibile?

Lasciamo stare la campagna elettorale, che fortunatamente è finita. La pressione fiscale va abbassata, è nel contratto di Governo e lo faremo, già abbiamo iniziato con la scorsa legge di bilancio per le partite iva fino ai 65.000 €, proseguiremo su questa direzione, lavorando in particolare sul quoziente familiare.

 

Impossibile con l’Iva.

Le clausole di salvaguardia sull’Iva saranno disinnescate anche quest’anno, è un impegno preciso del Governo, che abbiamo manterremo.

 

Oggi il debito pubblico italiano è uno dei principali problemi per il nostro Paese. Lei come pensa si possa arrivare ad una sua diminuzione?

Detta così sembra che la responsabilità sia di questo Governo. Ovviamente non è così, nonostante le politiche di austerità il debito è aumentato sensibilmente dal 2011 in poi, con la conseguenza che il Paese è stato ridotto in ginocchio. L’Italia ha bisogno di ristabilire l’equità sociale, di ridare dignità ai lavoratori ed a chi un lavoro ancora non lo ha. Il Decreto Dignità, fortemente voluto dal Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Luigi Di Maio, Quota 100, con cui superiamo la Legge Fornero, e soprattuto il Reddito di Cittadinanza, vanno in questa direzione, ma rappresentano un primo tassello. Abbiamo davanti altri 4 anni per rimettere a posto le cose. Con il collega Garavaglia stiamo lavorando alla razionalizzazione della spesa, e le assicuro che abbiamo già individuato numerosi ambiti di intervento.

 

Citava il Reddito di Cittadinanza, come sta andando?

Ci abbiamo lavorato molto, sta dando i risultati attesi. Adesso partirà la fase due, quella legata alla riforma dei centri per l’impiego, alla formazione dei percettori ed alla loro reinserimento nel mondo del lavoro.

 

Non mancano le polemiche.

Francamente spero che, chiusa questa parentesi elettorale, anche chi lo critica in modo strumentale ne apprezzi la bontà e ci aiuti, ove necessario, a migliorarlo. Guardi ci sono storie incredibili, che non possono lasciare indifferenti, e poi è uno strumento che praticamente esiste in tutta Europa. Sarebbe bello, ogni tanto, mettere da parte le tifoserie e remare tutti nella stessa direzione, nell’interesse dei cittadini e del Paese.

 

Tra gli interventi di cui si sta occupando vi è quello della digitalizzazione. Quali novità ci saranno?

Per troppo tempo lo Stato non è riuscito a mantenere il passo sui temi della digitalizzazione e l’Unione Europea non è stata capace di fare politiche comuni, questo ci ha portato alla perdita di risorse e competitività.

 

Noi stiamo cercando di recuperare ciò che non è stato fatto. Investire in tecnologia serve ad aumentare la competitività e ridurre i costi. Ci sono Comuni che, ad esempio, con la digitalizzazione sono riusciti a ridurre la spesa corrente del proprio ente, usando tecnologie e piattaforme messe a disposizione dallo Stato, facendo spendere ai cittadini molti meno soldi.

 

E poi si pensi al blockchain. Ci troviamo di fronte ad una rivoluzione tecnologica che potrebbe cambiare, radicalmente, il nostro futuro, per questo dobbiamo essere assolutamente pronti”.

 

C’è anche un fondo per il Made in Italy?

Esatto. Abbiamo creato, assieme a Cassa Depositi e Prestiti, un fondo statale e previsto il riconoscimento dei registri che usano questa tecnologia, si tratta di iniziative che viaggiano in parallelo con il Fondo per l’innovazione annunciato qualche settimana fa dal Ministro dello Sviluppo Economico.

 

Quindi siamo all’alba di una rivoluzione digitale?

Investire nella digitalizzazione serve ad aumentare la competitività, ridurre i costi ed aumentare i servizi ai cittadini. Su questo credo che concordiamo tutti. Recentemente, al Forum della PA, ho voluto raccontare quello che può sembrare un sogno, ma che invece si concretizzerà nei prossimi dodici mesi, implementando le funzioni collegate alla Carta d’Identità elettronica potremo attestare la nostra presenza a lavoro, identificarci sul portale della banca, fruire dei servizi digitali di tutta la pubblica amministrazione e non solo. Forse non è una rivoluzione, ma sicuramente è la direzione giusta.

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