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Suppletive, Leoni lancia il Movimento 5 stelle: ''La nostra rivoluzione 'dolce' non è ancora finita''

Laureato all'Università di Padova, iscritto all'ordine dei dottori agronomi e forestali della Provincia di Trento dal 1986 al 2013, Leoni è il candidato pentastellato nel collegio di Trento: "Spero che per il futuro non vi sia più la necessita per legge di ricorrere alle quote rosa: in Svizzera nessuno ha mai parlato di questo e oggi la componente femminile in politica è tra le più alte d'Europa"

Pubblicato il - 17 maggio 2019 - 11:59

TRENTO. "L'evento ha messo in luce alcune criticità figlie di una politica forestale poco accorta nell'escludere, dal proprio orizzonte temporale, eventi di tale portata", queste le parole di Lorenzo Leoni, candidato per il Movimento 5 stelle alle prossime suppletive di domenica 26 maggio, che aggiunge: "La necessità di reimpianti artificiali su ampie aree, per mettere in sicurezza in tempi relativamente brevi interi versanti, affrancandoli da fenomeni erosivi con il concreto rischio di depauperamento della fertilità dei suoli, si confronta con la chiusura degli "orti" (vivai) avvenuta nei decenni scorsi e recentemente con la chiusura del più grande vivaio delle Alpi ad altissima fertilità, quello di Cavalese".

 

Laureato all'Università di Padova, iscritto all'ordine dei dottori agronomi e forestali della Provincia di Trento dal 1986 al 2013, Leoni è il candidato pentastellato nel collegio di Trento e sfida Martina Loss (Lega) e Giulia Merlo (centrosinistra) nella corsa per Roma.

 

Negli anni si è speso nel campo dell'assestamento forestale e ha collaborato con altri professionisti nell'esecuzione dei rilievi di campagna di alcuni piani economici silvo-pastorali, come alla Comunità Montana della Val Sabbia, all'Asuc di Storo e ai Comuni della Comunità Montana del Goceano nel nord della Sardegna. E ancora diverse progettazione tra Bolbeno, Tione e Concei, ma anche nelle Giudicarie, senza dimenticare alcuni incarichi dalla Provincia di Trento.

 

A fine mese si terranno le suppletive per decidere chi occuperà gli scranni lasciati vuoti da Maurizio Fugatti e Giulia Zanotelli e lei è in corsa per il Movimento 5 stelle per il collegio di Trento. Quali sono i temi principali della sua campagna elettorale?

Il M5s ancor prima della sua formale istituzione il 4 ottobre 2009, conteneva in nuce quelli che sono gli elementi della rivoluzione "dolce" che ancor oggi interpretiamo, cioè incanalare la rabbia popolare in un progetto politico dal basso (comunitario), grazie all'accesso all'informazione mediante canali alternativi (la rete) ed agli strumenti di partecipazione (democrazia diretta e partecipativa) necessari per innervare la democrazia rappresentativa, rigenerando la consolidata partitocrazia dominante ed autoreferenziale.

 

Quindi il metodo partecipativo della politica è il presupposto del contenuto politico. L'asimmetria che personalmente ho sperimentato e che ho riscontrato ai vari livelli istituzionali, tra potere delle istituzioni e potere dei cittadini elettori deve essere riequilibrato. La volontà politica di quanto qui premesso è chiaramente incarnata nella nomina del Ministro per i Rapporti con il parlamento e la Democrazia diretta onorevole Riccardo Fraccaro, trentino, di origini venete, acquisito ormai da molti anni e residente qui a Trento.

 

Ritengo quindi che l'intelligenza collettiva, quale parte integrante delle scelte politiche, sia l'elemento necessario e distintivo per affrontare con determinazione le problematiche che sottendono al contenitore "Ambiente" ad oggi assolutamente emergenziali.

 

Quale ecologista è chiaro che le tematiche che riguardano la mobilità sostenibile, il ciclo dei rifiuti, l'economia circolare, l'agricoltura di montagna biologica (no pesticidi), le energie rinnovabili, si attagliano perfettamente alla mia formazione professionale e di conoscenza diretta dell'ambiente montano.

 

Quale invece il tema chiave, quello che le sta più a cuore?

Per questo devo ringraziare tantissimo i nostri europarlamentari in scadenza ed in particolare Dario Tamburrano della circoscrizione centro, del quale auspico vivamente la riconferma, per essere stati decisivi nella formulazione della nuova direttiva del mercato elettrico, che riconosce nuovi diritti a livello di cittadini singoli od associati per la condivisione dell'energia prodotta da impianti comuni.

 

Il cittadino avrà il diritto di consumare, stoccare, vendere l’energia autoprodotta e  anche quando non la produce, ha il diritto di partecipare ai mercati dell’energia e ai relativi vantaggi monetari diventando, se vuole, cliente attivo, quindi molto più di semplici consumatori. Si può parlare quindi di vere e proprie comunità per l'energia rinnovabile, una novità "spiacevole" per le grandi società dell'energia abituate da sempre a spadroneggiare nella stanza dei bottoni. Essere un potenziale decisore politico a livello nazionale per recepire tali direttive ed "imporle" ai giganti energetici,  abituati da sempre a muoversi in un mercato di oligopolio, è una sfida politica che mi affascina.

 

Si è in passato definito "un astensionista incallito": cosa l'ha fatta cambiare idea?

La risposta è, almeno in parte, desumibile dalle premesse. Ai tempi, lo posso dire poiché attempato, votai pochissime volte a livello nazionale. Votai Lega Nord nel 1994, quando la rabbia popolare fu incanalata nel motto "Roma ladrona", ma ben presto mi resi conto che l'attributo non era baricentrico alla capitale, bensì diffuso e radicato a tutte le latitudini italiche e che le diverse intensità nella pratica della mala politica, erano diversamente modulate dalla massa critica delle comunità in cui essa si manifestava.

 

Nel metodo a 5 stelle, fin dagli albori, ho intravisto la reale possibilità non solo di coltivare la massa critica dei cittadini, ma di poterla realmente innestare nei gangli della politica fino al livello governativo, quello cioè in grado di cambiare realmente la vecchia politica oligarchica, nella politica a servizio delle comunità per raggiungere un ben - essere diffuso in cui le relazioni di fiducia coltivano l'umanità, che nella sua limitatezza e irrazionalità è capace soprattutto di esprimere sentimenti. Raggiunta questa consapevolezza, capite anche voi che proprio non ce la facevo a recarmi alle urne. Naturalmente lo feci convintamente nel 2013 quando intrapresi la mia prima esperienza di candidatura per il parlamento nelle fila del M5s.

 

La definiscono un "Grillino della prima ora". Lei è stato tra i cittadini fondatori del meetup Giudicarie a 5 stelle. Come ritiene che il M5s abbia cambiato la politica e il modo di fare politica?

Il modo esclusivo e rivoluzionario di approcciare la politica dal basso da parte dei cittadini che si ispirano al modello M5s. Mi sento però di aggiungere altri elementi per una comprensione di dettaglio. I meetup delle origini erano percorsi ed alimentati dall'energia scaturita dalla pratica del motto di "uno vale uno", che nella sua formulazione utopica, rappresentava il tentativo di realizzare la democrazia nel suo significato strettamente etimologico, "potere esercitato esclusivamente dal popolo".

 

Questo messaggio rivoluzionario ha fatto da collettore ai cittadini insoddisfatti ed arrabbiati nei confronti di una politica (partitocrazia) che annichiliva ed espelleva ogni traccia di reale pratica di una democrazia degna di un popolo civile. L'atto residuale ed illusorio era rappresentato dal cerimoniale dell'urna, attraverso il quale la delega era totale ed irreversibile e di fatto blindava il potere, rendendolo impermeabile ad ogni istanza dal basso.

 

Ad oggi l'entusiasmo dei primi meetup non è più così palpabile e molti si sono persi per strada, perché hanno dato conto anche all'umana aspettativa di conquistare una facile "poltrona" al di là di un percorso meritocratico riconoscibile ugualmente al di fuori della stretta militanza.  

 

Testimonianza ne sia il fatto che in questi mesi la nostra comunità sta cercando di definire nuove regole, nella consapevolezza di cambiamento tipica dei grandi movimenti politici. Se è vero che la fase "uno vale uno" è superata, rimane nitida e reale la possibilità di contribuire, nella propria limitatezza, alla realizzazione di un mondo rappresentato da un grande mosaico in cui anche la scheggia più insignificante abbia una sua corrispondenza nell'impegno di ciascuno di noi.

 

Da dottore forestale ed esperto ambientale, quali sono le priorità dopo gli schianti e i danni provocati da Vaia a ottobre in Trentino?

Per la "comunità degli alberi", la tempesta Vaia qui da noi o come in passato la tempesta Thor (1999 Centro Europa), costituiscono episodi che si possono definire devastanti, infatti, per alcune zone del Trentino orientale si tratta di ricostruire letteralmente i boschi.

 

L'evento ha messo in luce alcune criticità figlie di una politica forestale poco accorta nell'escludere, dal proprio orizzonte temporale, eventi di tale portata. La necessità di reimpianti artificiali (piantumazione di nuovi alberi) su ampie aree, per mettere in sicurezza in tempi relativamente brevi interi versanti, affrancandoli da fenomeni erosivi con il concreto rischio di depauperamento della fertilità dei suoli, si confronta con la chiusura degli "orti" (vivai) avvenuta nei decenni scorsi e recentemente (tre anni fa) con la chiusura del più grande vivaio delle Alpi ad altissima fertilità, quello di Cavalese.

 

Le nuove piantine da mettere a dimora, verranno prese da fuori zona e non saranno geneticamente perfettamente compatibili con le "razze" di abete rosso locale.

 

Sempre nel recente passato, si è andati a ridurre sensibilmente la manodopera forestale stagionale, che aveva raggiunto una professionalità notevole ed in questa fase sarebbero stati preziosi per le opere di rimozione degli schianti e ricostruzione dei boschi. Abbiamo quindi, nella catastrofe, la possibilità di ricreare manodopera di eccellenza e quindi posti di lavoro sul territorio non solo nell'emergenza forestale, ma anche in una prospettiva di cura del territorio in senso più ampio.

 

La ricostruzione avrà necessità di una pianificazione e progettazione di dettaglio per le variegate situazioni territoriali coinvolte dalla tempesta, con la possibilità di coinvolgere molti giovani laureati in Scienze Forestali, che negli ultimi anni faticano a trovare un lavoro attinente alla loro specifica formazione.

 

Altre criticità emergono se ci rapportiamo con quanto fatto in Alto Adige. Ad oggi solo il 5-7% della massa legnosa abbattuta nei boschi trentini è stata rimossa e accatastata (quindi non ancora completamente venduta) a fronte di un 50% dei nostri cugini altoatesini. Evidentemente si tratta di una macchina burocratica appesantita, che in Alto Adige sono riusciti a snellire e che ha permesso a loro di cambiare marcia nell'opera di recupero del legname.

 

Naturalmente prima si recupera, meno si lascia legname in bosco che inevitabilmente sarà attaccato da patogeni e da insetti con drastica riduzione del suo valore. Il 2019 sarà un anno di incubazione e nel 2020 l'attacco al legname a terra sarà virulento, quindi abbiamo poco tempo a disposizione.

 

Quella che la vede candidato è una campagna elettorale in cui la componente femminile è preponderante. Lei si sta misurando con due concorrenti, le candidate rispettivamente per il centrodestra e l'Alleanza democratica autonomista Martina Loss e Giulia Merlo. Cosa dice alle sue sfidanti?

Nell'emergenza delle suppletive, non vi e stato un obbligo di legge per il ricorso alle "quota rosa". Si è trattato quindi di una libera scelta da parte delle forze politiche in cui la componente femminile è stata premiata. Il M5s, ed in questo mi trova pienamente in accordo, non ha mai perorato la causa delle quote rosa. Mi auspico che per il futuro non vi sia più la necessita per legge di ricorrere alle quote rosa, ma che la politica stessa, indirizzata alla realizzazione di un welfare famigliare all'altezza dei paesi più evoluti in questo ambito, ponga la donna nella condizione di praticare la politica alla pari degli uomini.

 

Mi auguro quindi che le mie "sfidanti" siano loro stesse portatrici di questa istanza. Ricordo che in Svizzera, l'ultimo Cantone che ha ceduto al voto esteso anche alle donne, si è arreso nei primi anni settanta. In Svizzera nessuno ha mai parlato di quote rosa e ad oggi la componente femminile in politica è tra le più alte d'Europa.

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