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App Immuni e il Paese alla rovescia: quando è uno come Salvini a dire di ''no'' per la privacy

Da quella terribile sceneggiata con il citofono a Bologna, dove non si è curato della privacy di un minorenne e della sua famiglia, a quando si è servito di una bambina ''strappata alla sua famiglia'' facendola diventare quella di Bibiano, dalle migliaia di foto che pubblica costantemente sui suoi social ai costanti aggiornamenti che dà ai suoi follower su ogni dettaglio della sua vita (compresa quella più intima e privata)

Di Luca Pianesi - 08 giugno 2020 - 17:22

MILANO. ''Scusi, lei spaccia?'' chiedeva meno di cinque mesi fa Matteo Salvini a un ignaro minorenne che si trovava dall'altra parte del citofono, a Bologna, esponendolo, in questo modo, a una gogna mediatica mai vista, mostrando campanello, indirizzo, compromettendo la sua privacy e quella della sua famiglia. I suoi social sono spesso usati per rilanciare volti di persone più o meno sconosciute che hanno fatto qualcosa che secondo lui non va bene, magari ancora indagati, accusati di qualche reato che pur se riprovevole il più delle volte non sono stati ancora condannati (e per i quali da legge dovrebbe valere la presunzione di innocenza).

 

Ha costruito campagne politiche su Bibbiano (prima che si arrivasse alle condanne) con nomi e cognomi di politici e persone del posto, portato sul palco di Pontida una bambina ''strappata alla sua famiglia'' usandola davanti a migliaia di persone e trasformandola in Greta la bimba di Bibbiano (quando con il paesino in provincia di Reggio Emilia nulla c'entrava). I suoi social mostrano più volti, nomi e cognomi che qualunque altro. Ogni giorno allieta i suoi follower con praticamente ogni dettaglio della sua vita, dal caffé al mattino bevuto in tal posto al cannolo dopo pranzo inviatogli da quell'altro posto, oggi la pizza, domani la cotoletta, lui con un crocifisso, lui con la felpa e con gli occhiali e poi con la felpa ma senza occhiali. Imperdibile la sua vita privata: i suoi bambini, lui che passeggia mano nella mano con loro, lui che manifesta, lui a letto con la sua ex compagna, poi dopo che si è svegliato con quella nuova e la spiaggia e la montagna, il treno, la macchina, bacioni di qua e preghierina di là.

 

E poi selfie: caterve di selfie. Facce di tutti i tipi affiancate alla sua, immortalate in ogni espressione e in ogni luogo e in ogni istante. Però il Capitano alla privacy è uno che ci tiene e col cavolo che è disposto a rinunciare a qualcosa per gli altri. Pro bono suo tutto è concesso e quindi nessun problema a sacrificare la privacy degli altri per far riuscire meglio una manifestazione o tenere su di sé le telecamere. Ma il contrario non è ammissibile: vuoi che lui conceda qualcosa per garantire la salute di chi gli sta intorno? Assolutamente no. Inammissibile. E allora l'app Immuni ''non la scarico assolutamente'' ha detto oggi a chi gli chiedeva che ne pensava dell'applicazione per smartphone che permetterà di tracciare i contatti di chi risulta positivo per Coronavirus.

 

''Gli italiani chiedono garanzia totale nella gestione e tutela dei loro dati e fino a quando non ci sarà questa garanzia, io non scarico nulla''. In realtà il Garante per la Privacy ha approvato nella sua relazione l’app, chiedendo agli sviluppatori alcune correzioni che sono già in opera e molti esperti in materia hanno spiegato che ce ne fossero di strumenti tanto sicuri e attenti come Immuni tra quelli che usiamo quotidianamente. Insomma Salvini dice ''no'' all'app Immuni sicuro del fatto che tanto lui documenta già ogni contatto e incontro sui social, quindi tutto è già tracciato, pubblico e rigorosamente pubblicato. E alla fine, se proprio dovesse servire, resta sempre la citofonata nella manica: ''Scusi, lei c'ha il virus?''.  

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