Mostrami la tua maglietta e ti dirò chi sei. Da Putin, all'Euro, da ''Padania is not Italy'' a ''stop trivelle'' le giravolte di Salvini e la comunicazione boomerang
Il Capitano ha fatto delle magliette e delle felpe un marchio di fabbrica negli anni passati con una comunicazione veloce, semplificata, fatta di slogan e immagini. Oggi, però, che sta cambiando idea su tutto, sono l'immagine di un'incoerenza macroscopica su temi talmente caratterizzanti da non poter non colpire l'opinione pubblica. Ecco perché le sue uscite di queste giorni sull'estrarre più gas nell'Adriatico con ''quegli impianti che sono fermi per tutti i 'no' che sono stati detti in passato'' diventano qualcosa di tragicomico

TRENTO. ''Quella sua maglietta fina tanto stretta al punto che mi immaginavo tutto'' cantava Baglioni in uno dei suoi più grandi successi ''Questo piccolo grande amore''. Nel caso di Salvini non c'era tanto da immaginare perché quella maglietta era uno dei suoi strumenti di comunicazione preferiti, diceva tutto lei. Lui bastava la indossasse e poi un selfie una ripresa delle telecamere, un post sui social e il gioco era fatto. E' stata una delle formule del suo successo, qualche anno fa, ed oggi si sta trasformando in uno dei boomerang comunicativi più impattanti di sempre.
Già perché se su determinati argomenti ti affidi a slogan facilissimi, soluzioni semplificate per catturare l'attenzione, messaggi capaci di arrivare a tutti perché racchiusi in due parole o in un'immagine quando cambi completamente idea e cerchi di vendere agli elettori la formula opposta, ammettendo così che quanto stavi dicendo prima era palesemente una fesseria, ecco che quei messaggi tornano a galla a ricordare a tutti cosa eri ieri e cosa sei oggi.
Le magliette e le felpe indossate da Salvini in questi anni sono innumerevoli ma queste quattro riassumono il Salvini pensiero in maniera disarmante. Oggi la Lega cerca di conquistare voti al grido di ''prima gli italiani'', si propone come un partito sovranista, la bandiera verde bianco rossa campeggia ovunque, mentre ieri (non parliamo degli anni '80 ma di una decina di anni fa scarsi) sulla maglietta il Capitano scriveva ''Padania is not Italy''. Da secessionista a nazionalista il passo è breve evidentemente.

Erano quelli gli anni anche di un'altra storica T-shirt, quella con scritto ''Basta Euro'' sfoggiata al Parlamento europeo con orgoglio. Nel 2016 ribadiva "Abbiamo iniziato a sostenerlo tre anni fa e ci davano dei matti. Non serve un referendum perché sarebbe un massacro e un’agonia per il sistema economico italiano. O stai dentro o stai fuori. Quello che posso dire è che se la Lega andrà al governo noi usciamo. Ma sono cose che fai in fretta, altrimenti i Soros della situazione, se fai tre mesi di campagna referendaria sull'euro, ti massacrano e ti lasciano in mutande". Ebbene la Lega al governo c'è stata: prima con i 5 Stelle, che tra l'altro in quegli anni la pensavano proprio come lui (il discorso qui riportato è stato fatto nel luglio 2016 al Festival del Lavoro all'Angelicum a Roma e al suo fianco era seduto Di Battista) e poi ancora nel governo Draghi. Il risultato? La Lega ''no euro'' non lo dice più nemmeno per scherzo ed è contentissima di poter contare sulla pioggia di miliardi che sta arrivando dall'Europa post pandemia con il Pnrr.
Poi è arrivata la più straordinaria delle gaffe capitate a livello internazionale degli ultimi anni: Salvini si reca sul confine ucraino a fare non si sa bene cosa con la guerra scoppiata da poco. Nella cittadina di confine polacca, Przemyśl, viene accolto dal sindaco, Wojciech Bakun, un uomo di destra con il quale il Capitano accetta di fare una piccola conferenza stampa. Questi mentre parla sfodera quella maglietta con l'immagine di Putin, che Salvini aveva sfoggiato qualche anno prima davanti al Cremlino e anche al Parlamento Europeo per ricordare a tutti che quello era il leader di riferimento ''non certo i burocrati di Bruxelles''. Una figuraccia epocale con il sindaco polacco che lo ha invitato a seguirlo nei campi profughi degli sfollati ucraini, feriti, scappati dalle loro case per l'invasione russa, con indosso quella maglietta.
L'ultima, ma non meno importante, è quella con scritto ''Stop Trivelle'' che sfoggiava nel 2016 contro il referendum di Renzi (che invece voleva riattivarle già sei fa). Due giorni fa a La7 il leader della Lega ha dichiarato ''bisogna estrarre più gas dove è disponibile, penso all'Adriatico e a quegli impianti che sono fermi per tutti i 'no' che sono stati detti in passato". Ebbene uno dei ''no'' del passato è stato proprio il suo. Se lo scriveva sulla maglietta ''Stop Trivelle'' e spiegava ai suoi elettori, con la lungimiranza dello statista, che al referendum bisognava votare Sì. Lo slogan era "Ferma le trivelle, vota sì alla faccia di Renzi. Difendiamo il nostro territorio dal rischio di disastri e incendi. Impediamo a Renzi di svendere i nostri mari a qualche petroliere. Tuteliamo pesca e turismo le nostre vere ricchezze".

D'altronde il gas all'Italia, come stiamo vedendo in questi mesi, lo vendeva la Russia di quel Putin che lui si metteva sulla maglietta. Come poteva sfavorire il suo ''eroe'' favorendo l'autonomia energetica degli italiani (che fino a qualche anno prima non gli interessavano nemmeno per intero perché ''Padania is not Italy'')? Ad oggi solo una maglietta resta in linea con il suo pensiero. La indossava sempre nella Piazza Rossa a Mosca quando sfoggiava anche quella di Putin. Era una felpa e recitava ''stop sanzioni alla Russia''. Lo dice ancora. Vuoi vedere che anche questa non è la strada giusta?














