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Coronavirus, per Fugatti il Trentino riparte aiutando (con contributo pubblico) i ''pesci grossi'' a mangiarsi quelli ''piccoli'' in difficoltà per la crisi

Si tratta probabilmente di un meccanismo simile a quello che avviene per le procedure negoziali, un'operazione alla quale talvolta si ricorre per salvare un'azienda e rafforzare la competitività in un settore. Ma il metodo convince sempre meno. Alotti: "Non è possibile l'assenza di almeno una nota informativa: ormai il copione è sempre lo stesso e da imbarazzante diventa irritante e provocatorio"

Di Luca Andreazza - 17 aprile 2020 - 06:01

TRENTO. Facilitare il ''pesce grosso'' a mangiarsi il ''pesce piccolo''; aiutarlo con un contributo pubblico a eliminare un concorrente, istituzionalizzare e liberalizzare delle operazioni lecite e legittime se condotte in maniera attenta ma che possono trasformarsi in attività semi-speculative magari attirando capitali da fuori provincia per permettere scalate e acquisizioni in pochissimo tempo.

 

Se ci si aspettavano aiuti per le aziende in difficoltà, risorse per farle ripartire e per combattere la crisi, la frase del presidente Maurizio Fugatti pronunciata ieri pubblicamente in conferenza stampa (e inserita in un comunicato) apre a diversi scenari. ''Una delle misure per sostenere l'economia - si legge nel comunicato - riguarderà la creazione di reti di impresa/consorzi, sfruttando la leva del contributo pubblico, vincolato al rispetto di precise garanzie occupazionali, per incoraggiare l'acquisizione da parte di aziende più strutturate di quelle realtà che si sono trovate pesantemente in difficoltà economica a seguito dell'emergenza Covid-19''.

Non sembra una pratica nuova, beninteso. Si tratta probabilmente di un meccanismo simile a quello che avviene per le procedure negoziali, un'operazione alla quale talvolta si ricorre per salvare, attraverso una acquisizione, un'azienda e rafforzare la competitività in un settore. E' una forma tanto lecita, quanto legittima nella quale l'amministrazione pubblica può concorrere a fronte di determinate garanzie, quali la salvaguardia della pianta organica, il vincolo di usare fornitori locali in larga parte e tanti altri aspetti.

 

E' il fulmine a ciel sereno a lasciare perplessi. Ormai quasi una prassi consolidata: intanto si butta lì la proposta, magari si riesce anche ad accontentare un qualche portatore di interesse e vediamo che effetto può fare. Un qualcosa che detto così, buttato lì con la stessa disinvoltura usata dal presidente Fugatti ad altre latitudini del Paese avrebbe messo in allarme qualsiasi procura visti i continui appelli (anche in Trentino per la verità) dei tutori dell'ordine a prestare grandissima attenzione in questa fase proprio alle acquisizioni perché nei momenti di crisi la criminalità organizzata si inserisce anche nei tessuti più sani in quanto può disporre di grandi liquidità e risorse economiche.

 

La gestione della crisi economiche richiede scelte, soprattutto coraggio, ma il rischio è quello di una liberalizzazione sfrenata. Il piano di ripartenza non si conosce, non c'è un quadro completo ma tasselli lanciati nel corso della conferenza stampa a porte chiuse tra i tanti "E' un tema", "Ragioniamo", "Ci pensiamo", "Valutiamo" e "Approfondiamo". Non c'è un numero, un dato, non viene comunicata una prospettiva. Tutto è sempre in sospeso. Poche misure prese e tanti adattamenti a quanto deciso a Roma. 

 

Insomma, siamo sicuri che le ''precise garanzie occupazionali'' di cui parla il comunicato saranno assolutamente ferree e immaginiamo ci saranno anche dei criteri di controllo enormi e stringenti ma la filosofia che sta alla base dell'iniziativa della Giunta Fugatti spaventa proprio per come è stata pensata: d'altronde dalla Provincia a domanda ci è stato chiarito che si cerca proprio di incoraggiare l'acquisizione ''da parte di imprese più solide di quelle aziende che non ce la fanno a riprendersi con un meccanismo che è quello di un contributo che viene erogato a chi fa questa operazione rispettando precisi criteri e garanzie per personale eccetera''.   

 

Il rischio è quello che l'emergenza Covid-19 si possa trasformare in una liberalizzazione sfrenata su più fronti. La Giunta provinciale lavora in questi giorni per adottare un disegno di legge che contiene una serie di misure a favore dell'economia trentina colpita dalla pandemia. "Verranno previsti in particolare contributi a fondo perduto a favore di piccole imprese, liberi professionisti e lavoratori autonomi per consentirne la prosecuzione dell'attività – ha detto Fugatti -. Inoltre, saranno previsti degli incentivi per sostenere le aziende che dovranno mettere in sicurezza ‘sanitaria’ i locali ove svolgono la propria attività in funzione della ripresa stessa".

 

E ancora: "Verranno sostenute nuove iniziative economiche di carattere innovativo per favorire attività di consegna/fornitura di beni e servizi non acquistabili direttamente. Un ulteriore misura di incentivo riguarderà la creazione di reti di impresa/consorzi, sfruttando la leva del contributo pubblico, vincolato al rispetto di precise garanzie occupazionali, per incoraggiare l'acquisizione da parte di aziende più strutturate di quelle realtà che si sono trovate pesantemente in difficoltà economica a seguito dell'emergenza Covid-19. Infine, verrà rifinanziato e raddoppiato il plafond bancario per l'anticipo di liquidità alle imprese”.

 

Paradossalmente un piccola impresa potrebbe ricevere un fondo perduto per fronteggiare la crisi, sistemare il bilancio, quindi farsi acquisire e ricevere un ulteriore contributo pubblico al piano superiore. Ma più che il merito, il metodo convince sempre meno. "Se si salvaguarda l'occupazione - commenta Walter Alotti, segretario della Uil - non viola le leggi sulla concorrenza e non si configura come una infrazione, questo procedimento potrebbe essere virtuoso, ma non è possibile l'assenza di almeno una nota informativa di quello che si vorrebbe portare avanti per valutare le conseguenze. E' inaccettabile arrivare a conoscenza di quanto si ipotizza in questo modo e poi chiedere condivisione e convergenza: ormai il copione è sempre lo stesso e da imbarazzante diventa irritante e provocatorio, possono aspettarsi questo atteggiamento anche da parte nostra".

 

Una proposta che arriva così senza aver accennato nulla alle parti sociali. "Un'azienda più strutturata - conclude Alotti - può competere meglio in termini di export ma anche sul mercato interno. Il contributo pubblico deve poi essere utilizzato per la formazione, l'organizzazione e gli investimenti. E' legittimo il loro non metodo di concertazione, ma poi non si aspettino gli applausi. Le riaperture dei cantieri sono un esempio, prima annunciano, quindi firma l'ordinanza, poi analizza e adesso corre a controllare il rispetto delle regole. Le regole e i meccanismi devono essere chiari fin da subito, altrimenti si danneggia il tessuto economico, invece di agevolare la ripresa".

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