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Dieci anni di residenza anche per accedere al Progettone? Olivi: ''Giunta ripetitiva. E colpiscono sempre i più deboli''. I sindacati: ''Propaganda che non risolve nulla''

L'assessore Spinelli: ''Continua l'impegno della Provincia nei confronti dei soggetti deboli sul mercato del lavoro". Cgil, Cisl e Uil: "tutti i nodi critici sono irrisolti". L'ex assessore Olivi: "Agiscono sulle stretta ai requisiti di accesso, c'è un restringimento della platea dei beneficiari, proprio nel momento in cui il mercato del lavoro presenta il conto della transizione generazionale, si colpisce nella frattura della storia lavorativa di una persona''

Di Luca Andreazza - 24 gennaio 2020 - 19:22

TRENTO. "A colpi di demagogia non si può riformare una misura come il Progettone, tutti i nodi critici sono irrisolti". Così Cgil, Cisl e Uil commentano l'intenzione della Giunta a trazione Lega di irrigidire i criteri di residenza (oggi fissati a 5 anni in Trentino) per accedere alla misura. Una scelta questa che lascerebbe ancora sul campo i problemi dei lavoratori "anziani" che perdono l’occupazione.

 

"L’accesso al Progettone ordinario - dicono Manuela Faggioni, Michele Bezzi e Walter Alotti - avviene già sulla base dei requisiti pensionistici stringenti che sono stati rivisti e limitati nel corso degli anni. La questione della residenza, dunque, non risolve in alcun modo le questioni aperte. Per questa ragione bocciamo l’ipotesi annunciata dall’assessore Achille Spinelli".

 

Duro anche l'ex assessore Alessandro Olivi. "Noiosi, prevedibili e ripetitivi. E' il solito schema - spiega il consigliere provinciale in quota Pd - come nel caso dell'Assegno unico e delle case Itea. Annunciano cambiamenti, riforme e innovazioni, ma tutto si riduce a elevare il requisito della residenza e colpire le fasce più deboli. E' la fotografia dell'assenza di idee e il rifugiarsi nella retorica del primato dei trentini, senza rendersi conto di quanto avviene. Sono norme di esclusione e manca un disegno generale, smantellano il sistema di welfare".

 

La Provincia ha definito che sono 1.374 le opportunità occupazionali attivabili nel 2020 attraverso l'Intervento 19, il piano prevede progetti di accompagnamento al lavoro di soggetti deboli attraverso i lavori socialmente utili. Di queste, 336 sono già assegnate, in quanto richieste da enti che nel 2018/2019 hanno presentato progetti della durata di più anni, mentre altre 1.037,5 sono ancora da assegnare.

 

Si aggiungono poi 40 opportunità riservate a persone con disabilità di tipo psichico/intellettivo pari o superiore all'80%, 15 opportunità per progetti pluriennali riguardanti servizi domiciliari a persone anziane, 20 opportunità per madri di famiglie monoparentali e 40 per lavoratori coinvolti in progetti nuovi oppure a integrazione di progetti già approvati che tengano conto di particolari esigenze e situazioni sui territori.

 

"Si conferma - spiega l'assessore Spinelli, che ha presentato la delibera approvata oggi dalla Giunta provinciale - l'impegno dell'amministrazione in questo settore, con l'intento di non lasciare indietro nessuno". Riguardo al Progettone, che costituisce l'altro fondamentale strumento provinciale di intervento nell'ambito dei lavori socialmente utili, piazza Dante ha detto che in futuro qualche ragionamento dovrà essere fatto

 

"Attualmente è gestito molto bene dal Servizio Sova della Provincia - spiega Spinelli -. Si tratta di capire se in termini di efficienza e di risparmio sia ipotizzabile portare almeno alcune delle attività all'Agenzia del lavoro. E' possibile qualche piccola rifocalizzazione anche per quanto riguarda i criteri di accesso, confermando comunque l'impegno provinciale per il sostegno delle persone con maggiori difficoltà ad entrare o rientrare nel mondo del lavoro".

 

Secca la replica dei sindacati. "Abbiamo sempre manifestato la nostra disponibilità a rivedere i criteri del Progettone – dicono Faggioni, Bezzi e Alotti - anche nella logica di assicurarne la sostenibilità negli anni futuri, ma non si possono adottare soluzioni semplicistiche”.

 

L’introduzione di limiti più rigidi ai criteri di residenza in Trentino, oltre a non dare risposte a chi cerca un reinserimento occupazionale, apre questioni spinose sul fronte della costituzionalità. "Le questioni vere su cui bisognerebbe lavorare sono altre – evidenziano i tre sindacalisti -. A cominciare dalla necessità di garantire misure efficaci per la ricollocazione dei lavoratori senior nel mercato del lavoro ordinario per favorire interventi ad hoc per le aziende che mantengono o assumono addetti over 50".

 

Un altro nodo, secondo Cgil, Cisl e Uil è che "i lavoratori del Progettone vanno incentivati a trovare una nuove opportunità di occupazione, anche fuori dal sistema dei lavori socialmente utili grazie a servizi per l’impiego personalizzati". Per i sindacati, infine, è indispensabile garantire una regia organica a tutto il sistema dei lavori socialmente utili.

 

"Progettone, Progettone stagionale Intervento 19 devono essere coordinati sotto la guida di Agenzia del lavoro, che potrebbe gestire la presa in carico e i progetti di ricollocamento in maniera più efficace. Siamo disponibili a confrontarci per portare il nostro contributo, ma la Giunta, però, sgombri il campo da ipotesi come quello dei dieci anni di residenza che sono solo demagogiche e non risolvono nulla", concludono Faggioni, Bezzi e Alotti.

 

"Sorprende - prosegue Olivi - che dopo un anno di governo per realizzare riforme e cambiamenti di impostazioni, nulla cambia sulle questioni fondamentali. Agiscono sulle stretta ai requisiti di accesso, c'è un restringimento della platea dei beneficiari, proprio nel momento in cui il mercato del lavoro presenta il conto della transizione generazionale, si colpisce nella frattura della storia lavorativa di una persona. Sono stati passaggi e percorsi faticosi per sviluppare i lavori socialmente utili, mi sono costanti anche scontri con i sindacati, ma c'era un'idea: mantenere un forte strumento di accompagnamento per i lavoratori più anziani attraverso un sistema meno rigido: avevo proposto, per esempio, i tempi determinati anziché indeterminati ma legati a percorsi di transizione e formazione".

 

Tanti annunci, ma poche soluzioni. "La Giunta ha parlato molto - conclude Olivi - ma arriva sempre e solo il contentino della propaganda. Mi aspetterei qualcosa di più coraggioso. Propongono sempre e solo le stesse soluzioni per tutto. Investono meno nella politica del lavoro e per contrastare la povertà. La scelta è chiara: servono soldi e li prendono dal sistema di welfare che andrebbe mantenuto intatto se non incrementato. Sono anche poco attenti alle dinamiche del mondo e del mercato del lavoro".

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