Riforma Progettone, Spinelli: “Non lasceremo indietro nessuno”. I sindacati pronti allo sciopero: “Il ddl non piace ai lavoratori”
Dopo le assemblee per discutere in merito ai contenuti della riforma voluta da Spinelli i lavoratori si dicono preoccupati e arrabbiati. I sindacati: “Per difendere il Progettone pronti allo sciopero, si rischia di cancellare la valenza sociale di questo strumento”

TRENTO. “La riforma non lascerà indietro nessuno”, così l’assessore allo sviluppo economico, ricerca e lavoro Achille Spinelli ha commentato il disegno di legge sul Progettone, cioè l’intervento di sostegno occupazionale finalizzato ad accompagnare le persone alla pensione attraverso lo svolgimento di attività di pubblica utilità.
Secondo la Giunta la riforma, nasce dall’esigenza di adeguare le procedure del Progettone alla nuova normativa nazionale ed europea sugli appalti e gli Aiuti di Stato. L’obiettivo del “nuovo Progettone” dovrebbe essere quello di attivare misure di accompagnamento che consentano di riportare le persone che si trovano in una temporanea condizione di svantaggio nel normale mercato del lavoro.
La norma, chiarisce Spinelli, “è stata riscritta lavorando in questi mesi con l’università e il sistema della cooperazione. Mi preme tranquillizzare le persone attualmente coinvolte nel Progettone e anche quelle che potranno essere coinvolte nei prossimi anni del fatto che questa Giunta vuole mantenere gli stanziamenti e le opportunità, non vi è intenzione di cambiare i criteri di accesso”.
Di segno opposto l’analisi dei sindacati con Flai Cgil, Fai Cisl e Uila Uil che si dicono pronti a proclamare lo sciopero. “La riforma del Progettone così come costruita dalla Giunta provinciale non piace alle lavoratrici e ai lavoratori che sono pronti a scioperare per sostenere le richieste di cambiamento avanzate dal sindacato. C’è molta preoccupazione e delusione tra le addette e gli addetti del Progettone che abbiamo incontrato in queste settimane”, raccontano i sindacalisti Maurizio Zabbeni, Lorenzo Pomini e Walter Largher con Moreno Marighetti, Fulvio Bastiani e Fulvio Giaimo.
I lavoratori non comprendono le ragioni di un provvedimento che dal loro punto di vista rischia di cancellare uno strumento che ha dato un contributo importante alla tenuta sociale della comunità trentina, soprattutto nei periodi di più grave crisi economica. “Un esempio virtuoso di inclusione” che rappresenta un valore aggiunto per la collettività a cominciare da quanto fatto sulla manutenzione del verde e la tutela ambientale. Per il sindacato, dunque, si sta sottovalutando l’impatto generale e trasversale che il Progettone ha sulle comunità, prima di tutto in termini di inclusione e coesione sociale, ma anche e soprattutto per tutte le attività e tutti i servizi che sono garantiti proprio ricorrendo alle lavoratrici ed ai lavoratori del comparto.
A preoccupare in modo particolare è la previsione di ricollocare gli addetti del Progettone sul mercato del lavoro ordinario. “È evidente – dicono i sindacati – che non per tutti questo sarà possibile. Servono garanzie e tutele adeguate, nessuno dovrà essere lasciato solo e vogliamo garanzie precise soprattutto per i soggetti più deboli”. Proprio per questo Cgil, Cisl e Uil chiedono di inserire nella legge una clausola sociale per tutelare i lavoratori del Progettone che non saranno ricollocati sul mercato del lavoro.
Altro nodo critico è l’individuazione dei profili che avranno accesso al Progettone. Per i sindacati questi devono essere definiti attraverso l’intesa con le parti sociali. “La proposta della Giunta è poco vincolante e lascia spazio a interpretazioni ambigue”. Infine la questione delle risorse. Cgil, Cisl e Uil pretendono uno stanziamento certo in legge sul Progettone e le politiche di age management. Per sostenere queste richieste sindacati e lavoratori si dicono pronti a scendere in piazza durante i lavori del Consiglio provinciale previsti per il mese di giugno.














