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Discarica di Villa Agnedo, Marini: “Rifiuti pericolosi conferiti senza autorizzazione? Dalla Pat nessuna risposta”

Strani movimenti e l’ombra dei rifiuti pericoli che potrebbero essere stati conferiti in maniera illegale all’interno della discarica di Villa Agnedo, con una pista che porta a un’area fortemente contaminata nel bresciano. Marini: “Senza controlli non si può non sapere con certezza cosa è stato trasportato nelle discariche trentine”

Di Tiziano Grottolo - 29 settembre 2020 - 12:53

CASTEL IVANO. La discarica di Villa Agnedo e quel carico sospetto finito nel mirino del consigliere provinciale pentastellato Alex Marini che per far luce sulla vicenda ha depositato un’interrogazione, indirizzata all’assessore all’ambiente Mario Tonina. La risposta? Estremamente sintetica: “I quesiti posti vertono su questioni coperte da riservatezza connessa ad accertamenti in corso”. La Pat dunque, o chi per lei, sta svolgendo degli approfondimenti ma non vuole rilasciare ulteriori dettagli. 

 

A ricostruire la vicenda è lo stesso Marini: “Nell’aprile del 2019 avevamo interrogato la giunta provinciale per sapere se fosse vero che, come mi era stato segnalato da alcuni comitati civici lombardi, un camion carico di materiale asportato dal Parco Parenzo di Brescia, un’area fortemente contaminata da sostanze come l’arsenico, il rame, lo zinco, il mercurio, idrocarburi pesanti, Pcb e chi più ne ha più ne metta, avesse portato il suo carico alla discarica per rifiuti non pericolosi di Villa Agnedo in Valsugana”. Anche in quell’occasione le risposte furono piuttosto evasive.

 

Alla fine del 2019 la svolta, Marini scopre che a novembre un controllo amministrativo provinciale su un carico di rifiuti proveniente proprio dal famigerato Parco Parenzo e destinato alla discarica di Castel Ivano ha certificato che il formulario per la descrizione del rifiuto da conferire non era compilato correttamente. Non è un mistero che l’iter per lo smaltimento dei rifiuti non pericolosi sia meno oneroso e impegnativo rispetto quello dei rifiuti pericolosi.

 

“Va da sé che la cosa è preoccupante – sottolinea il consigliere del Movimento 5 Stelle – perché l’area da cui proviene quel materiale è contaminata da sostanze pericolose essendo la stessa adiacente al sito di interesse nazionale Brescia-Caffaro. Se per ipotesi si fosse fatto passare come ‘rifiuto non pericoloso’ qualcosa che invece lo era, si sarebbe posta una minaccia concreta all’ecosistema trentino e conseguentemente al benessere dei cittadini, e la cosa sarebbe imperdonabile”.

 

Insomma, un problema non da poco e che non può essere sottovalutato. “Senza controlli non si può non sapere con certezza cosa è stato trasportato nelle discariche trentine per rifiuti non pericolosi, in quali quantità e per fare cosa”. Marini poi, mette in evidenza un’ulteriore stranezza: “Se quelli scaricati fossero effettivamente rifiuti non pericolosi, perché farsi 180 chilometri di strada per venire in Trentino, quando i protocolli di bonifica dell’area indicano chiaramente che nel bresciano ci sono discariche adatte allo smaltimento di quel genere di rifiuti entro 25 chilometri dall’area sottoposta a bonifica?”. Una domanda che se possibile solleva ulteriori dubbi. Fino a quando non avremo ottenuto le risposte che chiediamo non molleremo la presa”, promette Marini.

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