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Facoltà di medicina, i direttori dei dipartimenti a Fugatti: ''Preoccupati per le sorti dell'Università. Indisponibili a partecipare a progetto non voluto dall'Ateneo''

Pubblichiamo una lettera firmata da chi guida i diversi dipartimenti dell'Università di Trento che chiedono al presidente della Provincia un'inversione di tendenza: ''Esprimiamo  il nostro profondo rammarico per l’intenzione di non valorizzare i ricercatori e i docenti dei nostri dipartimenti e centri. Ciò determina una palese violazione dei principi che dovrebbero regolare le relazioni tra la sfera politica e l’università''

Di Luca Pianesi - 03 gennaio 2020 - 17:27

TRENTO. ''Come rappresentanti del corpo docente dell’Università di Trento manifestiamo le nostre più forti perplessità sul modo in cui l’iniziativa della giunta provinciale è stata portata avanti e comunichiamo la nostra ferma indisponibilità a partecipare a un progetto didattico che non sia frutto dell’elaborazione, discussione e approvazione da parte degli organi competenti del nostro ateneo''. Era obbiettivamente impossibile fare peggio di quel che sta riuscendo a fare la Giunta Fugatti con l'Università di Trento. Un capolavoro al contrario, un'operazione talmente pasticciata e imbarazzante che rischia di svelare un dilettantismo di fondo da far preoccupare per i proseguo anche i più convinti sostenitori di questa Lega di governo. E la frase riportata qui sopra arriva direttamente dalla Consulta dei Direttori dell'Ateneo: per intenderci quell'organo dell'Università nel quale siedono coloro che guidano i diversi dipartimenti universitari. Il tutto mentre proprio oggi i medici hanno chiesto di incontrare il rettore per farsi spiegare la sua idea di Medicina a Trento e mentre il presidente dell'Ordine Ioppi ha già dato il suo placet all'iniziativa dell'ateneo.

 

Una presa di posizione forte, quella dei direttori di dipartimento, fortissima, come mai successo prima che mostra come l'Università di Trento sia compatta nel sostenere il suo rettore Collini e nel respingere, di fatto, il progetto proposto da Fugatti che vorrebbe dare mano libera all'Università di Padova per realizzare una facoltà di medicina nel capoluogo trentino. Un'idea tanto assurda, senza pensare di coinvolgere prima lo stesso ateneo trentino, quanto presentata in maniera dozzinale dallo stesso presidente della Provincia che, con le sue parole (che hanno denotato una certa impreparazione sull'argomento) e il suo comportamento (l'aver spiegato tutto in una conferenza stampa durata 20 minuti in totale, convocata all'ultimo e (dis)onorata presentandosi con oltre un'ora di ritardo e senza la presenza dell'assessore competente, Mirko Bisesti, che la sera caricava su Facebook il post con scritto ''prime due ore sugli sci'') l'ha, di fatto, svilita ulteriormente.

 

Se vogliamo la figuraccia che si sta facendo anche a livello extraprovinciale (perché non creda l'amministrazione che quanto sta accadendo rimanga questione interna al Trentino: l'Università è patrimonio di tutti, gli studenti che la frequentano e i professori e ricercatori che vi insegnano, fortunatamente, vengono anche da fuori e gli atenei coinvolti in questa partita sono vari da Verona a Ferrara, da Padova a Pisa e a Milano e si parla, in tutti i casi, di ambiti in cui si è abituati alla serietà e qui non ci se la cava con una frase a spot o due righe di spiegazione) può trovare un precedente proprio in questo primo anno di governo leghista in Trentino. Mutatis mutandis ricorda il come si è deciso di affrontare il tema ''grandi carnivori'': in campagna elettorale non si è fatto che gridare al lupo cattivo e all'orso cattivo e allora si è deciso di intervenire con un'azione eclatante: catturando un plantigrado, M49. Il risultato è stato presentato, anche in quel caso, in un'imbarazzante conferenza stampa durante la quale il presidente Fugatti ha dovuto prima dire che l'orso era stato preso e poi aggiungere che, però, in poche ore era accaduto quel che non era mai capitato a nessuno prima: si erano fatti scappare l'orso dal Casteller portandolo, di fatto, nella parte di Trentino che gli orsi non aveva. 

 

Da quel momento in poi di orsi e lupi la giunta leghista ha praticamente smesso di parlare e quello che in campagna elettorale sembrava uno dei temi fondamentali per tirar su voti è stato dimenticato, accantonato, nascosto almeno come il buon M49-Papillon che da sette mesi è in fuga nella zona del Lagorai. E' il metodo dell'arrivo io e risolvo il problema che è il tipico di chi quel problema non sa nemmeno dove cominci. Solo chi parte ignorando completamente una questione può pensare di poterla risolvere con quattro colpi ad effetto. E così se per i grandi carnivori il presidente Fugatti spiegava, candidamente, in consiglio provinciale che non credeva al fenomeno della dispersione dei lupi (ipotizzando una ben più credibile, per lui, teoria: quella che qualcuno li avrebbe reintrodotti non si sa bene per quale motivo QUI IL VIDEO) di fatto ponendosi in contrasto con tutte le evidenze e gli studi scientifici del mondo sul tema, così ha esplicitamente dichiarato che il problema della carenza di medici si possa risolvere facendo laureare più giovani. E allora: apriamo una facoltà di medicina e lo facciamo fare a Padova che è veloce perché ha succursali in tutto il Veneto e noi ''dobbiamo fare presto''. 

 

In realtà tutti hanno provato a spiegargli che creare la quarantesima università di medicina in Italia tanto per crearla faticherebbe anche a laureare nuovi giovani (perché dovrebbero scegliere Trento?) e che poi il vero problema dei medici non è legato tanto al numero di laureati (che al momento sono già troppi: ce ne sono 20.000 in attesa) ma è permettere loro di accedere alle specializzazioni (requisito necessario per diventare medici nel pubblico). Ma soprattutto come si può anche solo immaginare di aprire una nuova facoltà di qualcosa senza coinvolgere l'Università? E allora ecco la lettera della Consulta di Dipartimento che chiede maggior rispetto per l'Ateneo e ''con forza, al presidente della giunta provinciale un’inversione di tendenza, e la ripresa di un dialogo costruttivo con l’ente statale suo interlocutore naturale per l’alta formazione e la ricerca, l’Università di Trento''.

 

 

 

Si è consumato in questi mesi uno scontro istituzionale tra la Provincia autonoma di Trento e l’Università di Trento sul tema dell’istituzione di un nuovo corso di laurea in medicina e chirurgia. Un’iniziativa del genere richiede, per i costi, le implicazioni, le conseguenze, una discussione trasparente e fondata su dati di fatto.

 

La nostra università, naturale sede di un tale progetto e impegnata da molti mesi nel realizzarlo, si è vista de facto esclusa dalla discussione, esautorata della possibilità di presentare il suo piano al presidente della giunta provinciale, che ha al contrario incaricato del compito un soggetto terzo esterno al Trentino, l’Università di Padova.

 

Allusioni esplicite - raccolte in una conferenza stampa e in interviste video - del presidente della giunta fanno ora presagire un orientamento della giunta stessa a finanziare il progetto patavino, e ad indurre l’Università di Trento a mettersi al servizio di tale progetto con il proprio assetto logistico. Come rappresentanti del corpo docente dell’Università di Trento manifestiamo le nostre più forti perplessità sul modo in cui l’iniziativa della giunta provinciale è stata portata avanti e comunichiamo la nostra ferma indisponibilità a partecipare a un progetto didattico che non sia frutto dell’elaborazione, discussione e approvazione da parte degli organi competenti del nostro ateneo, secondo quanto previsto dai processi di assicurazione della qualità per i quali lo stesso nostro ateneo ha ricevuto il massimo della valutazione attribuita dagli organi ministeriali.

 

Esprimiamo inoltre il nostro profondo rammarico per l’intenzione di non valorizzare i ricercatori e i docenti dei nostri dipartimenti e centri, delegando a soggetti esterni la pianificazione, la direzione e la realizzazione della nuova iniziativa formativa. Ciò determina una palese violazione dei principi che dovrebbero regolare le relazioni tra la sfera politica e l’università. Limita inoltre il diritto costituzionale di autodeterminazione didattica dei docenti dell’Università di Trento, e altera in maniera molto grave i termini dello speciale, e finora fruttuoso, rapporto che in Trentino lega l’università e le istituzioni del governo territoriale.

 

Più in generale, esprimiamo grande preoccupazione per le sorti di un ateneo fortemente voluto dal suo territorio, e che, grazie anche al costante sostegno del territorio stesso, lo ha servito per più di cinquanta anni, conquistandosi la stima dell’accademia italiana e internazionale. Ci auguriamo che il presidente della giunta provinciale receda da ulteriori atti che possano violare i principi ispiratori che legano la giunta provinciale all’Università di Trento.

 

Chiediamo inoltre, e con forza, al presidente della giunta provinciale un’inversione di tendenza, e la ripresa di un dialogo costruttivo con l’ente statale suo interlocutore naturale per l’alta formazione e la ricerca, l’Università di Trento. Nell’interesse non solo della nostra università, ma soprattutto del sistema sanitario trentino e dei malati che hanno bisogno di cure all’altezza delle sfide di oggi.

 

 

La Consulta dei Direttori

Professor Marco Andreatta

Professor Paolo Baggio

Professor Flavio Bazzana

Professor Oreste Bursi

Professor Fulvio Cortese

Professor Mario Diani

Professor Andrea Fracasso

Professor Paolo Giorgini

Professor Marco Gozzi

Professor Carlo Miniussi

Professor Giulio Monaco

Professoressa Ilaria Pertot

Professor Dario Petri

Professor Alessandro Quattrone

Professoressa Paola Venuti 

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