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Medicina a Trento, nove domande a Fugatti dopo l'incredibile conferenza stampa di presentazione del progetto di Padova

Mentre l'iniziativa dell'Università di Trento ha basi solide, punta sulla qualità e l'eccellenza e vede il Trentino protagonista quello di Fugatti è parso fragile e tutto centrato sull'università patavina. Paolo Ghezzi ha depositato un'interrogazione anche per sapere dov'era l'assessore all'Università mentre c'era quella conferenza (su Facebook la sera postava le foto di lui sulle piste) e che ruolo giochi il direttore generale Ruscitti (anni fa segretario regionale alla sanità della Regione del Veneto)

Di Luca Pianesi - 01 gennaio 2020 - 17:42

TRENTO. E' come se fosse caduto il sipario, se si fosse svelata in pochi minuti (venti, tanto è durata la conferenza stampa) la pochezza di idee, contenuti, profilo istituzionale di un'amministrazione che per la prima volta ha tentato di confrontarsi con un'idea, più o meno condivisibile, che presenta delle complessità di fondo (qualcosa va al di là, quindi, dei provvedimenti spot tipo autobus gratis agli over 70 oppure perdi la casa se un familiare viene condannato).

 

E in questo senso la conferenza stampa del 30 dicembre (quella convocata per presentare il progetto della Giunta provinciale per una facoltà di medicina da realizzare a Trento con l'Università di Padova) è stata rivelatrice. Rivelatrice del fatto che lo stesso presidente della Provincia Fugatti non pare avere ben chiaro il perché vuole realizzare tale iniziativa (ha parlato di fare in fretta per superare il problema della carenza di medici nelle strutture pubbliche senza accennare al fatto che ci sono circa 20.000 laureati in attesa di poter accedere ai percorsi di specializzazioni necessari per diventare medici e che quindi più che di nuovi laureati c'è da sbloccare l'accesso alle specializzazioni), il perché potrebbe essere il momento di realizzarla (si è detto contento che finalmente se ne parli e ne parli anche l'Università senza accennare al fatto che se ne parla semplicemente perché il decreto ministeriale n. 989 del 25/10/2019 dopo anni ha permesso di istituire nuovi corsi di laurea in medicina e chirurgia) e non aveva nemmeno ben chiaro che quel giorno c'erano da incontrare i giornalisti per spiegare loro (e quindi a tutta la comunità trentina) il ''suo'' progetto.

 

Imbarazzante è stato vedere Fugatti spiegare in cinque minuti la sua idea (si è arrivati a 20 con le domande della stampa trasmettendo il messaggio che più di quel tempo non serviva quando l'incontro con il rettore Collini per presentare il progetto dell'Università di Trento era durato quasi due ore pregne di contenuti, dati e interventi di altissimo profilo) dopo essersi giustificato, per un ritardo di oltre un'ora, con la stampa dicendo ''mi hanno detto che eravate qui, eccomi, mi dispiace per il ritardo'' affiancato da un'assessora alla salute Segnana rimasta silente, senza l'assessore all'Università Bisesti che, da foto caricate su Facebook, pare fosse corso a sciare, e con il direttore generale del Dipartimento salute e politiche sociali della Provincia Ruscitti unico a prendere la parola e da molti indicato come vero ''sponsor'' del progetto patavino.

 

Un progetto già stato, di fatto, bocciato dall'Università di Trento (e viene da chiedersi come può un'autorità politica territoriale anche solo immaginare di fare una facoltà di medicina senza coinvolgere l'Ateneo) che ha presentato una controproposta alla Giunta Fugatti da farla impallidire: migliore, perché studiata, strutturata, convincente, coinvolgente, capace di mettere in rete le eccellenze del territorio e di attirare le competenze extraregionali, che vede Trento e il Trentino protagonisti e non territorio di conquista per l'Università di Padova. 

 

Tutto ciò è entrato in un'interrogazione del consigliere provinciale Paolo Ghezzi depositata il primo dell'anno. All'interno tante domande costruite anche sue quel che vi abbiamo raccontato in questi giorni. Le riportiamo tutte perché sono tutte di fondamentale importanza

 

1. come sia possibile presentare un progetto dell’Università di Padova con caratteristiche di corso inter-ateneo, quando l’Università di Trento (e il suo ateneo partner di Verona) non è stata coinvolta nel progetto;  

2. perché non sia stato coinvolto l’Ordine dei medici in un progetto così strategico; 

3. come sarà composto il tavolo tecnico che dovrà portare al vero e proprio progetto di una nuova scuola di medicina a Trento;

4. perché alla “storica” conferenza stampa del 30 dicembre 2019 non ha partecipato l'assessore provinciale all’istruzione e università;

5. come abbia potuto il presidente della Provincia ascrivere a sé il merito di aver messo in piedi un progetto in tre settimane, dopo anni di chiacchiere a vuoto, quando la chance gli è stata offerta dal decreto ministeriale n. 989 del 25/10/2019, firmato dall’allora ministro Fioramonti, che ha sbloccato la possibilità di istituire, previo accreditamento iniziale, nuovi corsi di laurea magistrale in medicina e chirurgia, da disporre esclusivamente nell’ambito delle competenti strutture didattiche e di ricerca di area medico sanitaria;

6. perché il presidente della Provincia abbia affermato che “la prima cosa da fare è partire a breve perché c’è da rispondere alla carenza dei medici che c’è sul territorio”, quando non sono i laureati in medicina ad essere carenti, ma i medici specialisti, che già vengono formati attraverso le convenzioni in essere da anni, come quella con l’Università di Verona; 

7. quali effetti e interazioni ci saranno rispetto al Not, Nuovo ospedale trentino, progetto in fase di appalto dopo un decennio di incertezze e disavventure amministrativo-giudiziarie, che rischia di nascere vecchio e non idoneo alle nuove esigenze di una struttura clinica universitaria;  

8. qual è, nel coinvolgimento accelerato dell’Università di Padova, il ruolo del dirigente generale del Dipartimento salute e politiche sociali della Provincia, dal 20/12/2006 al 30/06/2010 segretario regionale alla sanità e sociale della Regione del Veneto, che ha avuto un ruolo non secondario nella controversa vicenda del progetto del nuovo ospedale di Padova; 

9. se, da quali soggetti, con quali tempi e con quali modalità saranno confrontati sulla base dei fatti e di una rigorosa analisi costi-benefici i progetti presentati dall’Università di Trento e da quella di Padova. 

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