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Facoltà di Medicina, il Senato accademico dà il via libera al progetto con Verona. Fugatti ancora una volta smentito dall'Università

L'Università di Trento va avanti seguendo la strada di Verona e dopo aver strutturato un progetto con analisi, dati, costi, convenzioni e accordi (da Verona a Ferrara da Milano a Pisa oltre agli enti di ricerca) è pronta a presentare la domanda di accredito (entro il 22 gennaio). Smentito il presidente della Provincia che solo ieri spiegava, alla sua maniera, che i rettori di Trento, Padova e Verona si sarebbero messi d'accordo anche se l'Ateneo trentino non chiude la porta a Padova (ma rimane ferma nel mantenere la leadership del progetto)

Di Luca Pianesi - 15 gennaio 2020 - 18:28

TRENTO. Avanti tutta con il progetto con Verona che pone Trento al centro dell'operazione e rappresenta un investimento su tutto il sistema di ricerca e la rete sanitaria della provincia: questa la decisione del Senato accademico dell'Università di Trento che, di fatto, smentisce, per l'ennesima volta, il presidente della provincia Fugatti il quale solo ieri, addirittura davanti al consiglio provinciale, spiegava che si stava arrivando a una soluzione condivisa tra Trento, Padova e Verona. Una seduta durante la quale il presidente della Provincia ha cercato in tutti i modi di minimizzare la portata dello scontro istituzionale con quello che è, a tutti gli effetti, uno dei più importanti istituti del territorio: l'Università di Trento.

 

Uno scontro mai visto nella storia dell'autonomia trentina che ha generato lui stesso dando il via libera all'Università di Padova a creare un progetto ''suo'' di facoltà di medicina, a Trento, senza aver minimamente coinvolto l'Ateneo provinciale. Quest'ultimo, con il rettore Collini, ha quindi presentato la sua iniziativa (alla quale stava lavorando da mesi in attesa che il ministero aprisse la possibilità di accreditare nuove scuole di medicina; via libera arrivato ad ottobre QUI ARTICOLO): un progetto strutturato nei minimi dettagli, approfondito, capace di coinvolgere tutto il territorio, strutturato sull'asse con l'Università di Verona e altri atenei (Ferrara e Milano tra le varie). Un progetto che ha visto da subito l'ok dell'ordine dei medici e dei centri di ricerca provinciali (alla presentazione di Collini di qualche settimana fa, durata quasi due ore, c'erano tutti a sostenerlo).

 

Dall'altro lato l'Università di Padova si è trovata con unico alleato proprio il presidente della Provincia Fugatti (con l'assessore all'università Bisesti che, però, quando è stato il momento di spiegare alla stampa il loro disegno non si è presentato salvo poi caricare, nel pomeriggio dello stesso giorno, foto di lui sulle piste da sci) che nelle due occasioni pubbliche che ha avuto per spiegare ai giornalisti e al consiglio provinciale il progetto è stato approssimativo, sbrigativo, ai limiti dell'impreparazione e ha dato l'impressione che dietro non vi fosse né costrutto né analisi (QUI IL CONFRONTO TRA I DUE PROGETTI). Ora i tempi stringono: entro il 22 gennaio andrà presentata la domanda di accredito e fino a ieri in consiglio provinciale Fugatti ripeteva che i rettori di Trento e Padova si sarebbero messi d'accordo senza considerare che un progetto del genere da presentare al ministero richiede settimane di vaglio, analisi dei costi, dati, proposte, convenzioni stipulate. Non funziona che due si mettono d'accordo e creano una Facoltà.

 

E infatti così non sembra essere stato anche se, l'Università di Trento non chiude le porte a Padova (pur ribadendo un ruolo totale di leadership rispetto all'iniziativa): ''Il Senato accademico dell’Università di Trento, riunito oggi pomeriggio a Palazzo Sardagna - si legge nel comunicato ufficiale dell'Ateneo - ha approvato l’ordinamento didattico del corso di studio interateneo con l’Università di Verona e per il quale l’Università di Trento presenterà richiesta di accreditamento ministeriale. Il percorso formativo sarà in ogni caso realizzato anche con coinvolgimento di altre università e di centri di ricerca anche del territorio. La delibera del Senato, approvata con 9 voti favorevoli e 1 contrario, segna un passo importante nell’iter per l’istituzione e l’attivazione del corso di laurea magistrale a ciclo unico interateneo in Medicina e Chirurgia (LM-41) dell’Università di Trento con l’Università di Verona. Prima del vaglio da parte del Ministero dell’Università e della Ricerca, sarà necessaria l’approvazione del Comitato provinciale di coordinamento (in calendario domani, 16 gennaio)''.

 

E poi dei dettagli di carattere strutturale: ''Il corso di studio - si legge - prevede 60 posti per studenti e studentesse in ingresso, numero che dovrà essere approvato dal Ministero sulla base delle disponibilità di strutture assistenziali presenti in Trentino e presso le quali i futuri medici svolgeranno le attività di tirocinio nei prossimi anni. Per portare a regime il corso di studio, con sede amministrativa all’Università di Trento dovranno essere reclutati almeno 20 docenti in area medica. Per Trento è previsto un programma formativo specifico, di carattere interdisciplinare e progettato partendo dalle esigenze condivise dalla comunità scientifica e professionale trentina, con la quale nelle scorse settimane vi è stato un costante e proficuo confronto''.

L’iniziativa, come è ormai risaputo, parte da una domanda crescente di medici sempre più formati riguardo all’uso delle tecnologie e contempla anche la possibilità di attivare nel corso di studio insegnamenti in tedesco e in inglese. Il corso di laurea, innovativo e multidisciplinare, intende coniugare una solida preparazione medica di base con la qualificazione del percorso formativo sul versante tecnologico. Il progetto ambisce a realizzare attività formative nelle quali trasferire i risultati raggiunti nella ricerca in molte aree di interesse dell’Ateneo: dal settore biomedico, fisico, matematico a quello delle neuroscienze, dalle scienze della vita alla bioetica, alla regolazione della pratica clinica e biodiritto, dalla robotica e le tecnologie digitali alle scienze dei dati.

 

''Condizione necessaria per la successiva attivazione del corso di studi - prosegue l'Università di Trento - sono le risorse finanziarie che, sulla base delle norme speciali che regolano l’Ateneo trentino, sono poste a carico della Provincia autonoma di Trento, con la quale nell’ambito dell’atto di indirizzo dovranno essere pianificati i costi e gli investimenti aggiuntivi necessari per la realizzazione del corso di studi''.

 

 

 

A margine del comunicato stampa è arrivata la precisazione dell'Università che non si chiudono le porte, comunque a una possibile collaborazione con Padova anche se il rapporto di forza tra i due atenei è ribaltato rispetto a quanto prospettato dal progetto di Fugatti: ''La delibera sulla convenzione con l’Università di Verona non pregiudica in modo assoluto l’auspicata collaborazione con l’Università di Padova con la quale si sta interagendo per definire il coinvolgimento, auspicabilmente fin dalla prima fase del progetto. La delibera era imposta dai tempi della procedura ministeriale e Collini si augura possano essere prorogati così da poter cogliere questa opportunità già dall’inizio. La collaborazione con l’Università di Padova, contrassegnata dalla stima reciproca e ricca e fruttuosa su molti fronti, potrà dare al progetto di Trento e Verona ulteriori forza e qualità''.

 

 

 

 

 

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