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| 22 gen 2020 | 05:01

Scuola di Medicina. Dopo l'ok al progetto trentino, Patt e Futura tirano un sospiro di sollievo: "Salvata la delega dell'autonomia"

I due partiti d'opposizione hanno espresso soddisfazione tramite i propri gruppi consiliari per la decisione di Fugatti di tornare sui propri passi e di accettare la proposta dell'Università di Trento. Il Patt: "Evitato un vulnus alla nostra autonomia". Futura: "Auspichiamo che la Pat abbia imparato la lezione. I risultati si ottengono con il dialogo"

Scuola di Medicina. Dopo l'ok al progetto trentino, Patt e Futura tirano un sospiro di sollievo
di Davide Leveghi

TRENTO. Pericolo scampato e sospiro di sollievo. È questa la reazione politica delle opposizioni a seguito dell'apparente chiusura della querelle sulla Scuola di Medicina di Trento. Il via libera dato dal Comitato provinciale di coordinamento riguardo al progetto presentato dall'Ateneo trentino e approvato dal Senato accademico è stato accolto con soddisfazione da chi, nei giorni scorsi, non aveva risparmiato critiche all'atteggiamento mostrato dal presidente della Provincia Maurizio Fugatti, favorevole inizialmente ad appaltare la facoltà ad un'università esterna, quella di Padova.

 

“Scampato pericolo, meno male – ha scritto il gruppo consigliare di Futura, che tramite un post su facebook ha commentato la “virata” del governatore leghista verso il progetto dell'Ateneo trentino – dopo le pericolose fughe in avanti e gli sbilanciamenti filo-Padova di Fugatti, ieri è scoccata l'ora della ragionevolezza nel pasticciaccio della Scuola di medicina. Finalmente ragionevole appare la decisione di attivare un corso di studi in Medicina e Chirurgia a Trento che riconosca all'Università di Trento un ruolo centrale e mantenga il legame storico con l'Università di Verona, prevedendo il coinvolgimento di Padova dall'anno accademico successivo, il 2021-2022”.

 

“Certo, non è una nuova scuola di medicina che può risolvere miracolosamente e in tempi brevi il grave problema della carenza di medici specialisti – hanno continuato – ma con questa impostazione ci si può provare. Nelle nostre interrogazioni chiedevamo di porre fine a un inutile e dannoso braccio di ferro con l'Università di Trento, che rischiava di minare un progetto ambizioso per la nostra Provincia e, almeno nelle intenzioni iniziali di Fugatti, non prevedeva un reale coinvolgimento dell'ateneo trentino e neppure dei nostri prestigiosi centri di ricerca nel settore biomedico”.

 

Evitato il “pasticciaccio” gaddiano, pertanto, soddisfazione è stata espressa dal gruppo di Futura per la scelta del dialogo da parte di Fugatti e della Giunta leghista, grazie al ruolo decisivo del rettore dell'Università Paolo Collini. “Il rettore ha scelto la strada del confronto e della collaborazione inducendo il presidente della Provincia ad un cambio di strategia in corsa – hanno proseguito Paolo Ghezzi e Lucia Coppola – ciò ha permesso di evitare un progetto in fretta e furia ad hoc per Padova”.

 

“Riteniamo importante, inoltre, che l'accordo preveda future collaborazioni e sinergie con la macroarea dell'Euregio, che permetterebbe una didattica anche in lingua tedesca, con periodi di studi all'estero e la previsione di doppi titoli e percorsi congiunti. Auspichiamo – hanno concluso – che il presidente della Provincia abbia imparato la lezione. I risultati si raggiungono con il dialogo e il rispetto tra le istituzioni”.

 

Dello stesso avviso il gruppo consigliare del Patt, che attraverso un comunicato ha espresso la propria soddisfazione ed esultato per il “salvataggio della delega sull'università” e più in generale della “nostra autonomia in materia”. “Prendiamo atto con soddisfazione – hanno affermato – che sarà l'Università di Trento a fare domanda per accreditamento della facoltà di medicina. Sarebbe stata infatti infausta per l'autonomia l'idea di Fugatti di 'appaltare' la facoltà all'Università di Padova”.

 

“Infausta non per la qualità di quell'ateneo che è indiscutibile – continuano – ma per il fatto che avrebbe significato rinunciare alla delega sull'università che si fonda e si basa proprio sul rapporto speciale con l'ateneo trentino. Un conto sono le collaborazioni che sono e saranno necessarie e opportune, un conto sarebbe stato avere come capofila qualsiasi altra università che non sia Trento. Sarebbe stato come dire che la delega che abbiamo ottenuto dallo Stato non ci interessa. Un precedente pericolosissimo e un vulnus alla nostra autonomia”.

 

Al sollievo, anche gli autonomisti hanno poi aggiunto il ringraziamento ai vertici universitari. “Ringraziamo quindi il rettore Collini e il presidente Finocchiaro – hanno concluso– che con determinazione hanno garantito l'ateneo e l'autonomia del Trentino, portando a compimento un progetto a cui avevano iniziato a lavorare fin dall'autunno 2018”.

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