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Facoltà di Medicina, il confronto è impietoso. Alla Giunta Fugatti bastano 20 minuti per presentare il progetto con Padova. Con l'Università, invece, competenze e territorio

Quanto successo ieri è stata l'ennesima riprova di una pochezza assoluta. La conferenza stampa per presentare quella che dovrebbe essere una dei progetti più importanti della Pat è iniziata con oltre un'ora di ritardo e con un imbarazzato Fugatti che ha esordito dicendo: ''Mi hanno detto che eravate qui, mi dispiace del ritardo''. Un pressapochismo lontanissimo dalla presentazione del rettore Collini che con lui aveva schierati tutti i soggetti coinvolti nel progetto

Di Luca Pianesi - 31 dicembre 2019 - 05:01

TRENTO. Il distacco è abissale. Lo è da qualsiasi punto di vista si guardino i progetti e il confronto, a questo punto, è quasi mortificante per la massima autorità politica del territorio. Ieri, poi, l'abisso che separa i due mondi, quello dell'Università e quello della Giunta Fugatti, si è palesato in tutta la sua terribilità.

 

Da un lato l'Università di Trento e il rettore Collini avevano presentato il progetto della ''Scuola di Medicina'' con una conferenza stampa grandiosa convocata con giorni d'anticipo, alla quale erano stati invitati e avevano deciso di partecipare tutti: c'erano svariati rappresentanti dell'Università di Verona e dell'Università di Ferrara, c'era il direttore dell'Azienda sanitaria trentina Paolo Bordon, c'era il presidente dell'Ordine dei medici del Trentino Marco Ioppi, c'erano esponenti degli enti di ricerca del territorio, come la Fondazione Bruno Kessler, in sala c'era anche Chiara Maule assessora del Comune di Trento con delega all'innovazione e poi, dietro le spalle del rettore, il senato accademico schierato al gran completo. 

 

 

Dall'altro lato qualcosa di disarmante: una Giunta Fugatti che per presentare quello che dovrebbe essere uno dei progetti più importanti della sua amministrazione (perché forse non se ne rendono conto ma tecnicamente sarebbe così) convoca una conferenza stampa all'ultimo minuto, chiama i giornalisti in Provincia e per oltre un'ora non si presenta nessuno. Poi ecco apparire Fugatti che si giustifica dicendo che non sapeva della conferenza stampa, ''poi mi hanno detto che eravate qui - ha aggiunto - mi dispiace del ritardo, speriamo che arrivino anche gli altri''. E gli altri erano l'assessora Segnana (perennemente in silenzio), il dirigente generale del Dipartimento salute e politiche sociali della Pat Ruscitti, il direttore dell'Apss Bordon che tra imbarazzi vari si sono seduti al tavolo per spiegare a giornalisti esasperati il progetto.

 

 

Da un lato, con l'Università, ci sono volute quasi due ore di incontro per presentare dati, proiezioni, passato, presente e futuro della medicina, analisi e studi. C'è stato un vero e proprio confronto, l'intervento dei rappresentanti delle università di Verona e Ferrara, la presentazione dei progetti con Milano e Pisa, i medici con il presidente dell'Ordine Ioppi che si è detto molto interessato all'iniziativa che vede l'Ateneo trentino capofila di per creare un ecosistema capace di coinvolgere i centri di ricerca del territorio, che prevede corsi in lingua tedesca per restare agganciati con Bolzano e Innsbruck e la macroregione dell'Euregio che trasformi Trento in centro di eccellenza capace per questo di attirare talenti e competenze (rivolgendosi soprattutto alle specializzazioni del futuro: dalla robotica ai grandi temi quali quelli della bioetica).

 

 

 

 

 

 

Dall'altro la presentazione del presidente Fugatti è durata circa 5 minuti, poi è seguito un rapidissimo intervento di Merigliano e qualche domanda dei giornalisti per un totale di 20 minuti di conferenza stampa. Il tutto per presentare un progetto dove di fatto Padova è protagonista e Trento va a ruota, ci mette la location, ci mette i posti, le spese ma il core business resta in capo all'ateneo patavino. Un progetto che, da idea della Giunta, dovrebbe diventare a ''uso e consumo'' degli studenti trentini e altoatesini come è stato esplicitato in quei pochi minuti di spiegazione: ''Ci sono attualmente un centinaio di studenti di Medicina trentini e altoatesini che studiano a Padova, di cui 40 al quarto anno, e ad essi potrebbero aggiungersi altri studenti che attualmente studiano a Verona''. Il tutto senza pensare che la territorialità in contesti simili non conta nulla. Gli studenti vanno dove trovano i corsi, le strutture e le università migliori e, grazie al cielo, spesso se ne vanno dalla loro città di origine arricchendosi, imparando, scoprendo cose nuove. 

 

 

 

 

 

In Italia, infatti, esistono già una quarantina di facoltà di medicina e spesso rappresentano l'elemento chiave per affossare un Ateneo. Se non sono ben pensate, ben strutturate, soppesate e, soprattutto, se non si distinguono dalle altre per eccellenza e qualità, si trasformano in apparati molto costosi, molto dispendiosi, poco attrattivi (anche perché ce ne sono dappertutto e, come spiegavano proprio il rettore Collini e il presidente dell'Ordine Ioppi il problema non è creare nuovi laureati ma sbloccare l'accesso alle specializzazioni) e che portano sul territorio i veri ''baroni'' dell'Università Italiana. Insomma il consiglio è pensarci veramente molto attentamente prima di lanciarsi in un'avventura del genere.

 

L'Università di Trento ci ha messo decenni ad arrivare dove si trova oggi (ad essere uno dei pochi atenei italiani capaci di concorrere su scala europea) ma potrebbero bastare pochi minuti, anche solo 5, in ritardo e senza troppa intenzione, ad avviare un declino inarrestabile. D'altronde qualcuno potrebbe dire che è l'Autonomia, bellezza. Finché la usi bene può essere un grande vantaggio, ma se la usi male i danni possono diventare enormi e con l'Università e la ricerca non si può sbagliare perché la concorrenza, in questi campi, è internazionale e i migliori ci mettono meno di quei 5 minuti, in ritardo e senza troppa intenzione, a trovare un nuovo lavoro in un altro luogo e a quel punto hai voglia a ripetere: ''Prima i trentini''. 

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