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Una Facoltà di Medicina anche in Alto Adige? Bolzano smentisce e intanto avvia i corsi di specializzazione con Padova: così si formano i nuovi medici

Mentre la giunta Fugatti si è fossilizzata sull'idea che avere una facoltà di medicina permetta di superare i problemi di carenza di medici nel pubblico (mentre in realtà di laureati ce ne sono fin troppi e quel che mancano sono i corsi di specializzazione) e almeno l'Università di Trento sarà in grado di mettere in campo una proposta innovativa e moderna in Alto Adige si accreditano i reparti e le strutture sanitarie per le specializzazioni attraverso le Università di Padova, Verona, Udine e Trieste

Di Luca Pianesi - 02 febbraio 2020 - 21:54

BOLZANO. Che tra Bolzano e Trento a livello politico non ci sia più grande dialogo è ormai evidente e che la confusione regni sovrana è altrettanto chiaro. Ma sulla questione ''facoltà di medicina'' c'ha pensato l'assessore alla salute della Provincia di Bolzano, ieri, a frenare possibili ''conflitti diplomatici'' spiegando, alla Rai locale (qui il video), che l'Università di Bolzano non creerà una sua Scuola di Medicina. Troppo alti i costi per realizzarla e mantenerla e troppo complesso l'iter di accreditamento per seguire la via autonoma; meglio invece attendere che sia Trento a mettere in gioco il suo sistema universitario e poi agganciarsi offrendo il proprio bacino di utenti e, perché no, alcuni percorsi di specializzazione.

 

Anche perché, come abbiamo ripetuto più volte durante il braccio di ferro che c'è stato per mesi tra l'Università di Trento e la Provincia di Trento, perché si arrivasse a realizzare una scuola di medicina (trentina per l'Ateneo, padovana a Trento per la giunta Fugatti), quel che serve non sono nuovi laureati ma nuovi specializzandi. Se mancano i medici pubblici in Italia, infatti, non è perché le già esistenti 40 università italiane sfornino pochi laureati ma perché il loro numero è enorme rispetto ai posti disponibili per accedere ai percorsi di specializzazione, necessari per diventare medico pubblico.

 

 

L'imbuto, insomma, si crea non sui laureati ma sugli specializzandi con una previsione di addirittura 20.000 laureandi non in grado di accedere ai percorsi di specializzazione. Per questa ragione il sistema altoatesino sta correndo ai ripari (ben guidato dalla sua politica) e in questi giorni ha perfezionato un accordo con l'Università di Padova per attirare sul territorio gli specializzandi. Avete capito bene, l'accordo è stato siglato proprio con quell'ateneo patavino che a Fugatti, invece, voleva rifilare un'intera facoltà, mantenendone però il controllo, mentre con Kompatscher farà quello che serve davvero per avere i futuri medici per il sistema pubblico.

 

Insomma visto che Fugatti & co. si erano intestarditi sulla necessità di creare una facoltà di medicina a Trento e vista l'assenza di visione dimostrata dalla Giunta in questo ambito (il presidente della Provincia ha più volte argomentato la cosa dicendo ''ce l'hanno tutti, dobbiamo averla anche noi'' legandola essenzialmente alla ''carenza di medici'' cosa che come abbiamo visto non è strettamente collegata a una scuola sul territorio) benissimo ha fatto l'Università di Trento a mantenere il pallino della situazione (lavorando già da mesi a un progetto strutturato per l'accredito, reso possibile dopo che il ministero a ottobre ha dato il via libera alla realizzazione di nuove facoltà di medicina e chirurgia) non arrendersi alla proposta padovana  che avrebbe semplicemente creato l'ennesima facoltà ''come le altre'' già esistenti sul territorio trentino (un modello replicabile e replicato già su altre città e infatti saltata l'opzione Trento, Padova ha proceduto all'apertura di una scuola di medicina a Treviso) e a rilanciare, al contrario, con un progetto innovativo e di prospettiva capace di coinvolgere altri atenei (Verona e Ferrara in primis) e i centri di ricerca trentini (dall'Fbk al dipartimento del Cibio) e altoatesini (con l'Eurac).

 

E tra gli elementi di forza della proposta dell'Ateneo trentino vi è anche il fatto che verrà utilizzato il tedesco. Un modo per ''servire'' anche alla macroregione Euregio (fondamentale anche che per aumentare il bacino potenziale di utenti altrimenti troppo basso) e per mantenere un solido legame con Austria e Germania in una prospettiva europea. Per questo sembrava impossibile che Bolzano, all'improvviso, avesse deciso di lavorare alla creazione di una sua autonoma scuola di medicina. Ciò non accadrà perché Università di Trento e Bolzano non possono che collaborare. Ma chi fa politica a Bolzano sa bene che non è così che si risolve, oggi, il problema della carenza di medici pubblici (i primi medici fatti e formati dall'inzio a Trento non saranno operativi prima di una decina d'anni tra università e specialistica) che nell'immediato si acuirà per i pensionamenti. 

 

 

E allora ecco il piano di accordi con altre università per portare sul territorio gli specializzandi. I futuri medici specialisti, in Alto Adige, potranno fare riferimento ad un’offerta più ampia di posti di formazione. Il reparto di ginecologia e neonatologia dell’ospedale di Silandro, il laboratorio di patologia clinica dell’ospedale di Brunico ed il Dipartimento di prevenzione della salute del Comprensorio sanitario di Brunico hanno appena ricevuto dal Ministero, attraverso l’Università di Padova, l’accreditamento per la formazione di medici specializzati. La Giunta provinciale ha formalmente accettato tale accreditamento. Oltre alle due strutture sanitarie di Brunico, dunque, anche l’ospedale di Silandro entra a far parte della rete di formazione dell’Università di Padova per medici specialisti. 

 

"Si tratta di un’ulteriore valorizzazione delle piccole strutture che va nella direzione che ci siamo prefissati, quella di rafforzare il ruolo della periferia, quindi il territorio provinciale, nell’ambito dell’assistenza sanitaria", commenta l’assessore alla salute, Thomas Widmann. Con l’accreditamento le strutture sono quindi ora a disposizione dei futuri medici specialisti dell’Università di Padova che verranno per quattro mesi all’anno per la loro formazione in Alto Adige. "Nel contempo le strutture accreditate sono anche a disposizione di tutti coloro che vogliono svolgere la loro formazione medico specialistica in Alto Adige sulla base del modello austriaco", precisa Widmann. Dall’introduzione del nuovo modello formativo in base al curriculum formativo austriaco e con contratto di lavoro a tempo determinato sono oltre 100 i medici che hanno iniziato a svolgere la loro formazione specialistica in Alto Adige.

 

"Ampliare le strutture accreditate significa mettere a disposizione maggiori posti di formazione per i giovani medici interessati, si tratta quindi di un importante passo in avanti per contrastare la carenza di personale", prosegue l’assessore. L’accreditamento dei reparti e delle strutture sanitarie avviene attraverso le Università di Padova, Verona, Udine e Trieste. "Si tratta di un punto di partenza per la cooperazione con altre strutture universitarie con l’obiettivo di far venire un numero sempre maggiore di giovani medici in Alto Adige", conclude Thomas Widmann.

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