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Un'altra scuola di medicina in Alto Adige? Sindacati e Zeni: ''Frutto dell'agire solitario di Fugatti che guarda solo all’area veneto-lombarda''

Per il consigliere provinciale: "E’ certamente facoltà di Bolzano  agire come meglio ritiene, ma questo è anche il frutto del distacco voluto da Trento e del suo costante avvicinamento all’area veneto-lombarda a scapito dei rapporti storici con l’area tirolese in generale"

Pubblicato il - 30 gennaio 2020 - 18:34

TRENTO. Un maggiore rapporto con Bolzano e una maggiore valorizzazione del progetto Euregio. Questo quello che chiedono i sindacati da un lato e l'ex assessore alla Salute e oggi consigliere provinciale Luca Zeni dopo la notizia che la Provincia di Bolzano sarebbe pronta a far partire una facoltà di medicina in Alto Adige. Questo dopo aver avuto l'ok del ministero e stipulato un accordo con la Cattolica di Milano ma soprattutto con l'Università di Innsbruck e Salisburgo. L'obiettivo è quello di preparare medici bilingue.

 

Un impegno questo ben diverso da quello portato avanti dalla Giunta leghista di Maurizio Fugatti. Se il Trentino, infatti, sta spostando l'asse provinciale verso il Veneto, dall'altro Bolzano, invece, continua a guardare anche all'Euregio, al mondo tedesco e austriaco. Due modi di governo che, secondo i sindacati, stanno portato in serie difficoltà l'autonomia.

 

“Politiche per la salute, Università e Ricerca dovrebbero rappresentare grandi temi di convergenza e collaborazione tra le provincie di Trento e Bolzano. Sembra al contrario che ci si muova in direzione opposta, per un verso la giunta Fugatti ha scelto di andare in solitaria o di guardare con maggiore attenzione al vicino Veneto, Kompatscher invece si rivolge al Tirolo e a Milano. Queste strategie, purtroppo, invece di rafforzare la nostra Autonomia, ne rappresentano una sconfitta” spiegano i segretari di Cgil Cisl Uil, Manuela Faggioni, Michele Bezzi e Walter Alotti.

 

“Al di là dei molti dubbi che suscita l’idea di creare per ogni piccolo territorio la propria facoltà di medicina – spiegano i sindacalisti - ipotesi che richiede molte risorse e che non dà risposte almeno nell’immediato al fabbisogno di medici nelle strutture ospedaliere locali, è legittimo chiedersi se queste scelte non pongano serie ipoteche anche sulla qualità dell’offerta formativa che verrà realizzata”.

Dal punto di vista di Cgil Cisl Uil avrebbe, invece, senso ricercare la collaborazione fra il Trentino e l’Alto Adige anche in coerenza con gli impegni assunti  dai Governatori delle due  Province nell’obiettivo di rafforzare su tematiche strategiche il ruolo dell’Euregio. “Restiamo dell’idea – continuano - che un’offerta formativa di qualità, anche in ambito medico, si possa e si debba realizzare cercando collaborazioni che valorizzino le competenze presenti sui nostri territori ed in quello dell’Euregio”.

A parlare di Sanità come “termomento dell'autonomia” è invece il consigliere provinciale Luca Zeni. “E’ certamente facoltà di Bolzano – spiega Zeni - agire come meglio ritiene, ma questo è anche il frutto del distacco voluto da Trento e del suo costante avvicinamento all’area veneto-lombarda a scapito dei rapporti storici con l’area tirolese in generale”.

 

Un modo di fare, spiega il consigliere, che va ad impattare negativamente sulla nostra autonomia. “Così la si indebolisce sempre più – spiega - e viene spinta ai margini dello sviluppo, mentre Bolzano si allea con il sistema tedesco ed austriaco posizionando la propria Sanità in una sfera disgiunta da quella trentina e quindi opposta al progetto di regionalizzazione della Sanità fin qui perseguito anche negli ambiti dell’Euregio”.

 

A fronte di ciò, il Consigliere del Partito Democratico del Trentino, Luca Zeni, ha presentato una mozione in Consiglio provinciale per impegnare la Giunta trentina a “sviluppare ulteriori ed immediate collaborazioni con la Provincia di Bolzano sia in termini politici che tecnici ed anche coinvolgendo l’Università e le due Aziende Sanitarie provinciali proprio con lo scopo di ricostruire il sistema sanitario regionale e per evitare la ridicola sovrapposizione di due facoltà di Medicina nell’arco di pochi chilometri”.

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