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Facoltà di Medicina, gli studenti: ''Il progetto dell'Università di Trento garantisce innovazione e serietà. Quello di Padova creerebbe problemi anche a noi''

Edoardo Meneghini (Consiglio degli Studenti): ''Portare a Trento un altro ateneo andrebbe a creare nuovi problemi sui servizi offerti da UniTn dai quali sarebbero esclusi gli studenti iscritti in altri atenei" e spiega che "la proposta trentina è innovativa".  Da parte della due principali rappresentanze studentesche Udu e UNITin si chiede maggiori attenzioni sui servizi per gli studenti e sui progetti previsti per ampliare il diritto allo studio che non devono essere dimenticati 

Di Giuseppe Fin - 11 gennaio 2020 - 12:55

TRENTO. “Qui in Trentino se vogliamo una Scuola di medicina non possiamo pensarla replicando modelli già esistenti ma occorre una proposta innovativa. Il progetto dell'Università di Trento crediamo sia la scelta migliore pur non scordandoci le nostre priorità”. Dopo i politici e i tecnici ora sono gli studenti a voler dire la loro sull'ipotesi di una futura Scuola di Medicina in Trentino. Un'ipotesi che vede in campo al momento il progetto di UniTrento e quello di Unipd. Quest'ultimo spinto dal presidente della provincia Fugatti ma che relegherebbe il Trentino ai margini per la gestione della nuova scuola.

 

Lo “scontro” dura ormai da alcune settimane. E nell'ultimo incontro avvenuto in Provincia i nodi non sono stati sciolti. Rimangono distanze sulla gestione complessiva, i tempi e anche su come saranno incardinati i professori (QUI L'ARTICOLO).  “Quello che più crea dispiacere – ha spiegato il presidente del Consiglio degli Studenti Edoardo Meneghini – è vedere come si stiano rovinando i rapporti tra l'ente Provincia e l'Università. Noi ci auguriamo che si possano ricomporre in futuro”.

 

Per quanto riguarda la proposta Meneghini spiega: “Credo che non ci sia un vero motivo di portare in Trentino una Scuola di Medicina usando un modello già esistente nelle altre regioni”. Quello che serve, se si vuole lanciare questo progetto, ha spiegato il presidente del Consiglio degli Studenti. “è cercare di creare una scuola che sia innovativa e attraente”. Per farlo “Ci vuole una proposta che non si limiti ad essere fotocopia di quello che già esiste ma che metta assieme eccellenze come fa il progetto dell'Università di Trento per poter avere molta più presa su giovani e aspiranti medici che poi decidono di venire a Trento e attivare nuove energie”.

 

Fino ad oggi, però, le discussioni si sono fermate soprattutto alle questioni politiche e quasi nessuno ha parlato di studenti e di quale sarebbero le loro priorità. “La possibilità di portare un ateneo qui a Trento – ha affermato Edoardo Meneghini – genera una serie di problemi di cui fino ad oggi non si è ancora parlato. Un esempio di questi problemi potrebbe essere quello che con tutti i servizi erogati dall'Università di Trento poi non potrebbero essere erogati agli studenti dell'Università di Padova”.  Un problema che non esisterebbe se capofila del progetto fosse l'Università di Trento.

 

Quando guardo il progetto di Medicina di Trento – ha spiegato Meneghini - mi chiedo cosa ci sia che non va. E' serio, innovativo e molto interessante. Mi auguro che la questione si risolva non in un tavolo burocratico in modo 'muscolare' ma che si trovi una collaborazione con la Provincia e che gli altri atenei coinvolti che siano disposti a collaborare e avere una visione comune del progetto senza minare autonomia dell'Università di Trento”. C'è poi la questione sui tanti progetti già messi in calendario dall'ateneo trentino per rafforzare e migliorare il diritto allo studio.

 

Il timore di alcuni è che via sia una distrazione di attenzione e risorse proprio per Medicina. “Speriamo che questo non avvenga - ha concluso Meneghini – un progetto per Medicina si può fare solo se arrivano le risorse dalla Pat. L'UniTrento non può permettersi una distrazione delle risorse e non deve essere una distrazione per tutta l'energia e il lavoro dell'ateneo. Ci sono altre priorità che vanno dallo sviluppo edelizio universitario all'implementazione degli spazi per gli studenti visto l'aumento del numero programmato del prossimo anno”.

 

Ad intervenire nella discussione sulla possibilità di aprire una Scuola di Medicina a Trento è anche l'Unione degli Universitari che oggi ha espresso “grande preoccupazione per l'invasione di campo della Provincia di Trento”. “Come accade da tempo – viene spiegato la coordinatrice di Trento Paola Paccani - la maggioranza a trazione leghista continua ad ignorare l’apporto fondamentale dell’Università di Trento al panorama sociale e accademico trentino, proponendo l'apertura di un corso di medicina senza un vero coinvolgimento dell'Ateneo di Trento nel progetto”. Per l'Udu gli argomenti messi in campo della Giunta leghista “si sono schiacciati su posizioni strumentali, che dimostrano per l'ennesima volta l'irresponsabilità della Provincia e l'esclusione della componente studentesca dal centro del dibattito. Nessuno in Provincia si è mai realmente chiesto quali dovessero essere i punti cardine per far sì che Medicina potesse diventare una possibilità di crescita e formazione per la comunità accademica e tutto il territorio."

L'Unione degli Universitari di Verona, con la coordinatrice Deborah Fruner “E' convinta che sia necessario potenziare il sistema di formazione e richiedere più borse di specializzazione per risolvere alla radice il problema della mancanza dei medici”. Formare nuovi medici di base senza poi specializzarli crea un imbuto formativo. E senza borse di specializzazione, l'inserimento del medico nel mondo del lavoro viene precluso in partenza, creando “precari della sanità” che, spiega Fruner “Vengono sfruttati per risanare le colpevoli mancanze nel sistema sanitario, come già accade in Veneto".

Studenti e studentesse si esprimono quindi a sostegno del progetto presentato dall’Università di Trento, “basato su un percorso strutturato e di lungo periodo, che potrà portare i suoi frutti. È imprescindibile implementare le collaborazioni già in attivo con le Università di Verona e Ferrara e possibilmente instaurare un proficuo rapporto di collaborazione anche con l’ateneo di Padova”.

L'Unione degli Universitari ha precisato infine che “Quando i corsi di specializzazione verranno attivati, servirà intraprendere una riflessione, in primis, sugli spazi che dovranno ospitarli. Vogliamo che sia rispettato il valore abilitante della laurea: il tirocinio deve essere effettuato durante il corso di studi e vanno assicurati i posti necessari, in un dialogo continuo con l'azienda sanitaria”.
 

A dire che si parla troppo di scelte politiche, di atenei, assunzioni, finanziamenti e troppo poco di studenti e studentesse, la vera anima di ogni progetto universitario è invece UNITiN, l'altra componente rappresentativa studentesca dell'Università di Trento. “L'esperienza che abbiamo fatto negli ultimi anni, come rappresentanza studentesca, ci fa pensare che i primi a risentire di un'eventuale scuola di medicina patavina qui a Trento, sarebbero proprio gli studenti, di Trento, ma anche di Padova. Il rischio che vorremmo scongiurare è, quindi, un peggioramento dei servizi per gli studenti”.

 

Da UNITiN viene evidenziato come già oggi esista un problema di “spazi” per gli studenti a Trento con una necessità che è cresciuta negli anni. “Necessità che si trasformerebbe in emergenza – viene spiegato dagli studenti - nel caso in cui non venissero allocati finanziamenti ad-hoc per nuovi spazi e nuove strutture. L'Università di Trento è tra le migliori in Italia e l'approccio serio e professionale, ma anche innovativo e grintoso è ciò che la caratterizza”. Per questo, spiega UniTIN “Il progetto avanzato nelle ultime settimane dall'ateneo trentino mette a sistema tante delle eccellenze già presenti nei nostri dipartimenti e risulta ambizioso, concreto e nuovo. Per questo, se inserita in un quadro generale che preveda un aumento degli spazi ed un miglioramento dei servizi, sosterremo questa proposta”.

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