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Facoltà di Medicina, la Lega festeggia con ''#dalleparoleaifatti'' ma in realtà l'azione di Fugatti si è conclusa con un grande fallimento

Mentre ancora oggi il presidente della Pat dimostra di non aver capito che problemi complessi richiedono soluzioni altrettanto articolate (e, demagogicamente, lega la nascita della Scuola di Medicina al ''dare risposte concrete ad un territorio di montagna come il nostro'') appare evidente che la linea della giunta è stata stralciata completamente e in Veneto si parla di una Padova che ''si fa da parte'' (e apre a Treviso una facoltà da 60 posti)

Di Luca Pianesi - 22 gennaio 2020 - 19:23

TRENTO. L'hashtag scelto sembra essere ''dalleparoleaifatti'' (che rimbalza sui social di molti rappresentanti leghisti dall'assessore Bisesti al consigliere Paoli) e qualcuno, come la capogruppo della Lega in consiglio provinciale, Mara Dalzocchio, scrive addirittura che ''quella della Scuola di Medicina comunque non deve essere vista come una vittoria solo della Lega, ma dei trentini''. C'era chi diceva che a ripetere cento, mille, un milione di volte una bugia la si trasforma in verità ma anche a provarci un miliardo di volte, in questo caso, è impossibile che passi il messaggio voluto dalla maggioranza di governo provinciale. Il Corriere del Veneto senza tanti equilibrismi, titola schiettamente ''Medicina a Trento, alleanza con Verona e Padova si fa da parte'' e all'interno si cita il rettore di Padova che spiega come ''vedremo quali saranno le opportunità per il futuro''. 

 

Quel che è accaduto, semmai, in queste ultime settimane è stato un tentativo di braccio di ferro intrapreso dalla giunta Fugatti con uno degli istituti dell'autonomia più importanti, l'Università di Trento, perso clamorosamente dalla maggioranza leghista che voleva far aprire una scuola di medicina a Trento, all'Università di Padova perché (questa è stata una delle ultime argomentazioni usate da Fugatti in consiglio provinciale per giustificare il loro progetto, compreso ormai che stava naufragando) la cosa fondamentale sembrava essere aprire subito la scuola per far fare a qualche studente direttamente l'ultimo anno a Trento (''così tempo tre-quattro anni (il tempo della specializzazione ndr) avremo i primi medici sul territorio'', spiegava in consiglio provinciale il presidente della Pat).

 

Alla fine nessuno degli elementi ritenuti fondamentali da Fugatti e spiegati (sempre talmente male dal numero uno della Pat da non aver certo aiutato l'iniziativa patavina) nei due cruciali incontri pubblici (quello con i giornalisti e quello in consiglio provinciale) è stato accolto nell'accordo siglato ieri. Il progetto scelto è stato quello ben fatto e strutturato, dall'Università di Trento. Un progetto che era già stato incantierato dal rettore ad aprile: da mesi, infatti, si stava lavorando con altre università e i centri di ricerca del territorio per arrivare a creare un progetto tanto serio da poter superare il vaglio ministeriale; si era quindi al lavoro da mesi prima che Fugatti dicesse che si doveva fare una facoltà di medicina e questo fa saltare anche la vulgata per la quale ''ok, l'Università è andata per la sua strada ma alla fine se non c'era Fugatti che forzava la mano non si sarebbe arrivati a niente''.

 

In realtà di una facoltà di medicina (come scrivevamo qualche settimana fa) a Trento se ne parla da anni, sempre e comunque, ma la differenza tra il parlarne e basta, e il poterla realizzare l'ha fatta il ''decreto ministeriale numero 989 del 25/10/2019'' del governo nazionale (ALLEGATO 3, lettera a) che ha sbloccato la possibilità di ''istituire, previo accreditamento iniziale, le seguenti tipologie di corsi di studio'' (...) inserendo ''i nuovi corsi di laurea magistrale in medicina e chirurgia''. Prima, invece, la situazione era bloccata perché valeva quanto previsto dal precedente decreto ministeriale di programmazione triennale (il numero 635 dell'8.8.2016, allegato 3, n. 1, ultimo capoverso) e quindi, tutt'al più, si poteva prevedere una succursale di qualche altra università decentrata (praticamente l'idea di Fugatti con Padova).

 

''Inoltre - spiegava qualche settimana fa il prorettore vicario dell'Università di Trento Flavio Deflorian - se come Università si stava lavorando da tempo a strutturare un progetto, grazie a voi giornalisti abbiamo scoperto che, evidentemente, erano state trovate delle risorse dalla Provincia per realizzare l'iniziativa e quindi da quel momento si proceduto a chiudere il cerchio e si è andati a concretizzare i rapporti con tutti i soggetti che avevamo intenzione di coinvolgere per la nostra Scuola di medicina'' (QUI APPROFONDIMENTO). 

 

Insomma la vittoria (se vittoria sarà perché non è assolutamente scontato che una facoltà di medicina finisca per apportare una crescita all'Ateneo e al sistema trentino ma anzi, per molti, potrebbe accadere proprio il contrario visto il peso economico che si porta dietro una scuola di medicina e la scarsa redditività, sotto tutti i punti di vista) a questo punto è tutta dell'Università di Trento che ha seguito il suo percorso (in pochi l'hanno detto ma contemporaneamente verrà fatta domanda di accreditamento iniziale per l’anno accademico 2020/21 di quattro corsi: oltre a Medicina e Chirurgia, una laurea magistrale in Sistemi di intelligenza artificiale (Artificial Intelligence Systems, LM32), un laurea magistrale in Studi globali e locali (LM62) e una laurea magistrale in Agri-food Innovation Management (LM69)).

 

Padova, il ''cavallo'' sul quale aveva puntato Fugatti (e sul quale si era intestardito in maniera davvero misteriosa non essendo mai riuscito a spiegare il perché di una tale preferenza) è stata, di fatto, estromessa. I rapporti sono stati salvati con quella frase inserita nel comunicato stampa che istituiremo ''un tavolo di lavoro per definire ruoli, modalità e tempi per il coinvolgimento di UniPadova nel rispetto delle reciproche competenze, a partire dall’anno accademico successivo (2021-2022)'' ma di fatto il risultato è che il progetto della giunta Fugatti è stato completamente cassato. E infatti Padova, giusto ieri, ha annunciato il via libera ad istituire un nuovo corso di Medicina e Chirurgia a Treviso: sessanta aspiranti medici si siederanno in aula già da questo autunno. 

 

Una sconfitta, per il presidente della Provincia, che dimostra di non aver ancora capito che per governare le complessità non si può risolvere tutto con frasette a spot date in pasto alla popolazione. Ancora oggi parla di ''vittoria del Trentino'' (quando ancora non è stato vinto niente ma semmai la sfida comincia adesso per cercare di rendere attrattiva la scuola di Trento rispetto alle altre 40 scuole di medicina italiane) e argomenta con questa demagogia la scelta: ''Portare la facoltà di medicina a Trento è una sfida importante che dobbiamo affrontare, per dare risposte concrete ad un territorio di montagna come il nostro, che presenta delle peculiarità anche sul piano dell'assistenza sanitaria e ospedaliera, un elemento centrale per la qualità della vita delle popolazioni residenti, e anche per i tanti turisti e visitatori''.

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