Scuola, le opposizioni: "Disastro del Liceo Made in Italy: appena 9 iscritti. La Provincia bocciata". La Cisl: "Non è caratterizzante"
Il Liceo Made in Italy in Trentino proprio non decolla. Francesca Parolari e Lucia Maestri (Partito Democratico), Michele Malfer (Campobase) e Paola Demagri (Casa Autonomia) attaccano: "Un fallimento annunciato". La Cisl Scuola con Amilcare Corradetti: "E' stata persa un'occasione ma il progetto non è chiaro e caratterizzato". E spaventa la riforma sugli Istituti tecnici: "Rischio precarietà estrema e disorientamento"

TRENTO. Non riesce proprio a decollare il Liceo Made in Italy. Tanto a livello nazionale quanto a quello provinciale. In Italia va malino, la stima di Vivoscuola riporta la stima di 748 studenti. In Trentino? Non molto meglio: ci sarebbero appena 9 iscrizioni. Un indirizzo che non riesce a far breccia quindi nelle famiglie, nonostante la via trentina. Le opposizioni in piazza Dante parlano di "naufragio" e di "disastro". Un problema, per la Cisl Scuola con Amilcare Corradetti, riconducibile alla scarsa chiarezza sul progetto formativo prima ancora che promozionale. L'assessora Francesca Gerosa, per ora, non interviene.
Ma andiamo con ordine. Il governo di Giorgia Meloni nel 2023 lancia il Liceo Made in Italy con l'obiettivo di sviluppare competenze e conoscenze sui metodi dell’economia e del diritto, padroneggiare principi, metodi e strumenti per la gestione di un’impresa e tecniche e strategie di mercato e comunicare in due lingue straniere moderne per muoversi agevolmente in un mondo globalizzato.
Il Trentino, forte dell'autonomia, aveva speso subito un time out. Una novità interessante ma da approfondire e costruire attorno alle esigenze e alle esperienze del territorio. L'assessora Francesca Gerosa (Fratelli d'Italia) si era mossa nella direzione corretta. La costituzione di un gruppo di lavoro (con il coinvolgimento degli istituti in cui è attivo il percorso liceale delle scienze umane – opzione economico sociale: l’Istituto "M. Curie" di Pergine Valsugana, il Liceo "B. Russell" di Cles, l’Istituto "M. Martini" di Mezzolombardo, il Liceo "F. Filzi" di Rovereto e il Liceo “A. Rosmini” di Trento) per approfondire e definire la rotta e il piano di studio (Qui articolo). Una via trentina insomma.

Dopo un anno di lavoro e nonostante ancora qualche perplessità nel mondo scolastico e in quello politico, c'è stato il varo del percorso. La novità considerata di rilievo, però, è stata accolta dalle famiglie e dagli studenti piuttosto freddamente. Numeri risicatissimi, come in tutta Italia, e il percorso è stato attivato solo al Rosmini di Trento e al Martini di Mezzolombardo nell'auspicio poi arrivare a regime con l'anno scolastico 2025/26 (Qui articolo). Iscrizioni tuttavia restate al palo.
"Un naufragio educativo mascherato da ideologia", dicono i consiglieri provinciali Francesca Parolari e Lucia Maestri (Partito Democratico), Michele Malfer (Campobase) e Paola Demagri (Casa Autonomia). "La Giunta smetta di negare la realtà e non sprechi risorse per un 'indirizzo fantasma'. I numeri non mentono, anche quando la politica tenta di ignorarli".
I dati ufficiali dell’Anagrafe unica dello studente, aggiornati al 27 febbraio scorso, per le minoranze provinciali, certificano il definitivo tracollo del "Liceo del Made in Italy" in Trentino. "Nonostante l'enfasi patriottica e i tentativi di difesa dell'assessora Gerosa, le famiglie trentine hanno bocciato il progetto senza appello: per l’anno scolastico 2026/2027 si contano appena 9 iscritti in tutta la provincia".
Un disastro, attaccano le opposizioni. "Il quadro descrive un'irrilevanza statistica imbarazzante", aggiungono Parolari, Maestri, Malfer e Demagri. "Crollo verticale rispetto ai già miseri 11 iscritti dell'anno precedente, il liceo registra un ulteriore calo del -18,18%. Inconsistenza: su un totale di 14.718 nuovi iscritti in Trentino, il Made in Italy rappresenta lo 0,06% delle scelte totali. Controtendenza: i licei tradizionali fioriscono, lo scientifico cresce di 66 studenti (+5,88%) e le scienze umane di 38 (+5,76%) mentre il Made in Italy rimane il fanalino di coda assoluto del sistema scolastico".
Per mantenere in vita questo "indirizzo fantasma" negli istituti Rosmini di Trento e Martini di Mezzolombardo, "la Giunta è costretta a ricorrere a classi articolate per una media di meno di 5 studenti per istituto. Siamo davanti a un vero e proprio accanimento terapeutico per mascherare l’assenza di una classe autonoma", spiegano Parolari, Maestri, Malfer e Demagri. "In un momento di calo demografico, dove la Primaria perde quasi 200 iscritti, è inaccettabile disperdere risorse umane e fondi pubblici per un percorso privo di un profilo professionale chiaro".
Così Parolari, Maestri, Malfer e Demagri chiedono "come si possa ancora definire 'attrattiva' un’offerta scelta da soli 9 studenti in tutta la provincia. Quali siano i costi reali (ore docenza, coordinamento, orientamento) sostenuti per mantenere attivo questo apparato burocratico a fronte di un’utenza infinitesimale. Se non sia giunto il momento di ammettere il fallimento e convogliare le risorse verso i licei tradizionali e la formazione professionale (cresciuta del 2,05%). La scuola trentina ha bisogno di investimenti seri su percorsi solidi, non di bandierine ideologiche che generano solo confusione".
Un percorso che potrebbe anche avere un senso, per il sindacato, ma a mancare una vocazione. Non c'è personalità. "Il liceo Made in Italy non piace perché non ha una caratterizzazione, si tratta di un progetto formativo estremamente generico", commenta Amilcare Corradetti, docente di geografia e dirigente sindacale della Cisl Scuola. "E' stata persa un'occasione per creare qualcosa di attrattivo e che avrebbe potuto rappresentare una novità nel panorama scolastico".
I nodi? Il nome e l'offerta formativa. "La proposta sembra una via di mezzo tra un liceo economico e sociale, percorsi già ampiamente presenti e strutturati in provincia", evidenzia Corradetti. "Si sarebbe potuto proporre un indirizzo chiaro come, per esempio, 'Turismo e territorio' per chiarire gli obiettivi. E Made in Italy non è molto attrattivo, già con Liceo Made in Trentino ci sarebbe stato un piano più promozionale e più semplice da caratterizzare". Insomma, difficile veicolare il Liceo Made in Italy. Intanto l'assessora non interviene, almeno per ora. "Non intendo rispondere", le parole a il Dolomiti di Gerosa.
E intanto si inserisce all'orizzonte un'altra preoccupazione per il mondo scolastico, una rimodulazione che in parte si collega agli stenti del percorso "bandiera". Il ministro Giuseppe Valditara (Lega) si appresta infatti a varare una nuova riforma sugli istituti tecnici, un provvedimento che ridefinisce indirizzi, quadri orari e risultati di apprendimento dell’intero comparto. L'entrata in vigore è prevista per l'anno scolastico 2026/27. Questo in Italia perché anche in questo caso il Trentino ha preso tempo per analizzare e adattare la riforma al contesto territoriale.
"Una scelta ottima perché la riforma provoca tantissime incertezze e lascerebbe i docenti in balia delle cattedre, oltre a rischiare di creare tensione e conflittualità tra gli insegnanti per raggiungere il monte-ore. L'auspicio e l'appello è che la Provincia, con il Dipartimento di istruzioni, apra un confronto con il coinvolgimento del settore per trovare soluzioni concrete. L'autonomia scolastica va salvaguardata ma serve una regia e un indirizzo chiaro e condiviso, altrimenti ci si potrebbe trovare davanti a diplomi profondamente diversi, senza coerenza, disorientamento e una precarietà ancora più estrema", conclude Corradetti.












