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Trento
04 febbraio | 18:21

"Il Liceo made in Italy? Maldestro tentativo di politicizzazione della scuola e retorica identitaria a buon mercato". Il durissimo commento della Cgil dopo il flop iscrizioni

"C'è stata grande diffidenza verso un'offerta formativa percepita come distante, sbilanciata su interessi di parte, se non addirittura di partito, poco o niente attenta alle reali esigenze degli studenti. La mancanza di una visione strategica, l'eccessiva enfasi celebrativa, l’incoerenza - a cominciare dal nome in inglese - tra la teoria e la pratica, tra le materie valorizzate e le finalità non chiare del progetto, hanno reso il percorso di studi poco convincente"

"Il Liceo made in Italy? Maldestro tentativo di politicizzazione della scuola e retorica identitaria a buon mercato"

TRENTO. A conti fatti il  Liceo Made in Italy non ha convinto praticamente nessuno e i numeri, ad iscrizioni chiuse, sono stati impietosi: solamente 375 studenti avrebbero aderito alla nuova proposta e, in Trentino le adesioni si sono state appena 16. (Qui articolo). Insomma, per ora, non se ne farà nulla.

 

Le difficoltà incontrate a livello nazionale dal liceo Made in Italy avevano portato la vice presidente e assessora provinciale all'Istruzione, Francesca Gerosa, a cercare una soluzione "locale". Per questo, era stato avviato un tavolo di lavoro composto dai dirigenti scolastici degli istituti in cui è attivo un percorso liceale delle scienze umane con opzione economico-sociale.

 

Qualche mese fa, era stata proprio l’assessora a dichiarare: “Saranno i ragazzi a scegliere quale percorso intraprendere, ma io sono contenta perché ho potuto dare un’opportunità in più" (Qui articolo). Una scelta che, a conti fatti, è stata fatta: quella di non iscriversi al nuovo indirizzo.

 

Il fallimento del progetto viene sottolineato dalla Cgil: Carla Consolati, Giuditta Gottardi, Carmine Lopardo, Gloria Potrich, Massimiliano Prezzi, membri Flc Cgil del Consiglio del sistema educativo provinciale parlano apertamente di "maldestro tentativo di politicizzazione della scuola a uso consumo di una retorica identitaria a buon mercato" che "ha suscitato diffidenza verso un'offerta formativa percepita come distante, sbilanciata su interessi di parte, se non addirittura di partito".

 

Parole durissime quelle pronunciate dai rappresentanti del sindacato che sottolineano come "il liceo non sia Made in Italy né in Trentino né nel resto del Paese".

 

"L'annuncio della mancata attivazione del Liceo del Made in Italy anche in provincia di Trento - scrivono Carla Consolati, Giuditta Gottardi, Carmine Lopardo, Gloria Potrich e Massimiliano Prezzi - è una notizia che deve far riflettere. Di là dalle motivazioni di natura pratica che hanno portato a questa decisione è evidente che il progetto, così come concepito e promosso, non ha ispirato fiducia alle famiglie e agli studenti. Difficile non rilevare come la confusa e disordinata impronta "patriottica" impressa dal governo abbia pesato come un macigno sull'intero progetto. Il maldestro tentativo di politicizzazione della scuola a uso e consumo di una retorica identitaria a buon mercato ha allontanato una porzione preminente di possibili interessati e suscitato diffidenza verso un'offerta formativa percepita come distante, sbilanciata su interessi di parte, se non addirittura di partito, poco o niente attenta alle reali esigenze degli studenti".

 

"Nonostante l’impegno profuso da molti colleghi docenti nel migliorare e adattare l’idea al nostro contesto territoriale - proseguono -, il Liceo del Made in Italy non è riuscito a superare nemmeno in Trentino i limiti intrinseci di un modello che, a livello nazionale, si è rivelato incapace di farsi interprete dello sguardo dei giovani e instillare fiducia nelle famiglie. La mancanza di una visione strategica, l'eccessiva enfasi celebrativa, l’incoerenza - a cominciare dal nome in inglese - tra la teoria e la pratica, tra le materie valorizzate e le finalità non chiare del progetto, hanno reso il percorso di studi poco convincente e affidabile agli occhi di chi cerca strade di crescita professionale e personale. Il Consiglio del sistema educativo provinciale, CSEP, organo previsto dalla legge 5 della scuola trentina col compito di fornire pareri in merito a questioni didattiche, educative e pedagogiche, si era peraltro espresso in maniera contraria alla proposta di istituzione di questo percorso scolastico".

 

Infine la speranza, espressa dal sindacato, che dagli errori si possa imparare, visto che la scuola necessita di un rinnovamento. Coinvolgendo "le migliori menti e le più profonde sensibilità della nostra società".

 

"L'auspicio - concludono Consolati, Gottardi, Lopardo, Potrich e Prezzi - ora è che si riconosca che la proposta non è stata apprezzata, se ne traggano le logiche conclusioni, si abbandoni la logica degli annunci, si incanalino energie e risorse in un’altra direzione. La scuola freme per un rinnovamento, un’evoluzione, un progetto organico per trovare risposte alle domande che il futuro ci pone. Un progetto ambizioso e corale che coinvolga le migliori menti e le più profonde sensibilità della nostra società per restituirle il ruolo formativo che le è proprio, vale a dire leggere, capire ed elevare il talento dei giovani, fornire gli strumenti per lo sviluppo del pensiero critico e dell’empatia verso gli altri, trasmettere l’importanza dell’onesta intellettuale e della giustizia sociale in un contesto di sana competizione. Per farlo serve tempo, tanto tempo da dedicare, risorse, moltissime risorse e soprattutto... servono idee, tante buone idee".

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