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| 06 ott 2023 | 19:36

Scuola di Medicina, fra risorse mancanti e poca visione rischia di danneggiare l'intero ateneo. Demagri e Dallapiccola: “Frutto del populismo elettorale leghista”

La realtà oggi, spiegano i due rappresentanti di Casa Autonomia, è che la scuola di Medicina sta sottraendo risorse agli altri corsi di laurea e agli altri dipartimenti che rappresentano un'eccellenza a livello internazionale

Scuola di Medicina, fra risorse mancanti e poca visione rischia di danneggiare l'intero ateneo

TRENTO. Una “visione opaca della politica” ha portato all’inadeguato stanziamento delle risorse necessarie e un buco di bilancio nell’ateneo trentino, “legato alla scuola di medicina” che ha “palesato le carenze e la visione crepuscolare della Giunta”. E' un duro attacco quello che arriva in queste ore da Casa Autonomia, con i consiglieri provinciali Paola Demagri e Michele Dallapiccola,  sulla Giunta Fugatti e su come l'autocelebrazione e il populismo elettorale leghista rischino di arrecare danni strutturali importanti all'intero ateneo trentino

 

La realtà, viene spiegato in una nota dagli autonomisti guidati da Paola Demagri e Michele Dallapiccola, è che la scuola di Medicina sta sottraendo risorse agli altri corsi di laurea e agli altri dipartimenti che rappresentano un'eccellenza a livello internazionale. 

 

La Scuola di Medicina ha storicamente rappresentato all’interno del mondo accademico uno dei fiori all’occhiello, capace di concedere prestigio e dignità scientifica. Nell’epoca del depauperamento numerico della classe medica e delle professioni sanitarie cui stiamo assistendo nel nostro paese, molti hanno pensato che la espansione del numero di iscritti nei corsi di laurea a ciclo unico di Medicina e Chirurgia potesse essere la soluzione al problema della mancanza di professionisti. Il problema è reale ed esiste in maniera diffusa su tutto il territorio nazionale, ma va precisato immediatamente come la carenza non sia di laureati ma di specialisti, perché solo questi ultimi sono abilitati e legittimati a partecipare ai concorsi pubblici per poter lavorare con la massima autonomia e completezza all’interno del Servizio Sanitario Nazionale

 

“Le deroghe attuate negli ultimi anni – spiega in una nota Casa Autonomia - che hanno permesso agli specializzandi di partecipare ai concorsi pubblici sono un evento eccezionale che ha pregiudicato la completa formazione dei giovani medici e nel contempo ha potenzialmente creato una riduzione della qualità assistenziale qualora gli specializzandi non fossero coadiuvati da un tutor esperto”.

 

LA SCUOLA DI MEDICINA A TRENTO

La necessità di formare un numero sempre maggiore di medici ha contestualmente portato a un'espansione delle scuole di medicina, di cui Trento rappresenta una delle più giovani. “Lo scontro istituzionale fra il governo provinciale e l’élite accademica trentina – spiegano Demagri e Dallapiccola di Casa Autonomia  - lascia trasparire una reale confusione di intenti e di potere. La politica ha voluto la gloria, il corretto riconoscimento di una pietra epocale, di voler passare alla storia perché i 'posteri' possano riconoscere i meriti di chi ha governato nel quinquennio 2018-2023 sotto la regia di figure occulte che mai si sono esposte a riguardo. Hanno motivato la fondazione dopo una lunga diatriba (indipendenza o colonialismo accademico veneto) come la necessità di sopperire alla mancanza di personale per l’Azienda Sanitaria, il cui rappresentante politico e legale sbandiera ai quattro venti come la reale soluzione dell’annoso problema, guardando in maniera miopica sempre il proprio orticello e mai con una visione di insieme di un problema che è sovraprovinciale”. 

 

Sarebbe stata possibile una intesa con la provincia autonoma di Bolzano utilizzando l’autonomia nel senso specifico del termine e ampliando, come poi Bolzano ha fatto, gli orizzonti verso atenei che avessero un respiro e una importanza internazionale. Questo però non è avvenuto. “La decisione di procedere – spiegano i due rappresentanti di Casa Autonomia - in maniera autonoma e non collaborativa, ancora una volta ha rafforzato il concetto di vuoto esistente nell'amministrazione provinciale che interpreta a proprio piacimento il concetto e gli ideali autonomisti”. 

 

La diatriba era stata già sollevata qualche mese fa proponendo una joint venture che potesse sfruttare la peculiarità del territorio regionale e rappresentare una testa di ponte verso l’Europa, al fine di poter affrontare la sfida con gli atenei storici del nord Italia. L’ex rettore Collini aveva proposto l’idea dell’Euregio con una scuola integrata Trento-Bolzano con partner Innsbruck e Verona, con corsi anche in lingua tedesca.  “Le difficoltà comunicative e – attaccano Demagri e Dallapiccola - la sudditanza psicologica della giunta leghista agli atenei lombardo veneti hanno implicitamente obbligato la Giunta Provinciale di Bolzano all’accordo con l’Università Cattolica senza rapporti con l’Università di Trento che si trova a soli 50 chilometri di distanza. La creazione di una scuola di formazione appetibile con valori sovranazionali ha già fallito. Il rifiuto di Bolzano e dell’Euregio ha creato le basi per una dimensione limitata e priva di prospettive, visto che l’Italia significa Europa sia nel suo concetto politico che geografico”.

 

IL NODO DEL CORPO DOCENTE

 La confusione ora, spiegano da Casa Autonomia, regna sovrana in una scuola di medicina che risulta avere un “tutor” ufficiale nella Università di Verona, ma che tra risorse, bilanci e delineamento del corpo docente e delle infrastrutture specifiche di sostegno ha una progettualità basata sulla fantasia e sui vincoli contrattuali.

“Sono ignoti e poco chiari – continuano Demagri e Dallapiccola - quali siano gli obiettivi prefissati dalla creazione della scuola di medicina di Trento. Se pensiamo alla possibilità di creare forza lavoro per l’azienda sanitaria, la motivazione è già fallita. La modalità di espletamento della selezione nazionale per l’accesso al corso di laurea magistrale in Medicina e Chirurgia conduce alla de-regionalizzazione degli studenti. Successivamente i laureati dovranno accedere alle scuole di specialità con una selezione nazionale. Viene immediatamente da chiedersi perché i giovani medici dovrebbero scegliere il Trentino per la loro formazione professionale, essendo questa una neonata università, con scarso blasone, esperienza formativa assente e costo della vita locale enormemente superiore anche alle regioni limitrofe. Senza considerare che pochi giorni fa il rettore parlava di avviare scuole di specializzazione come la Medicina d’Urgenza, che secondo un report di un sindacato della dirigenza medica nell’anno 2022 ha avuto il 55% dei contratti stanziati dal Ministero non assegnati. La lungimiranza è tutto”.

 

Un aspetto fondamentale della qualità di una sede universitaria è dato dalla qualità della didattica e della ricerca che vi si svolgono e quindi dalla qualità dei docenti e dei ricercatori che vi lavorano. “Il personale reclutato fino a questo momento, se si fa eccezione per pochi casi, ha una età avanzata con programmazione inferiore ai cinque anni, risulta già incardinato nell’ambito della azienda sanitaria oppure viene dalla lottizzazione veronese. Risulta strano come a quasi tutte le selezioni abbiano partecipato singoli candidati, secondo una logica poco apprezzabile sotto un punto di vista qualitativo celando così il sospetto di un “poltronificio”. Nasce spontaneo chiedersi quale appeal possa avere una giovane scuola di medicina che si basi sulla mediocrità del corpo docente selezionato perché facente parte di seconde linee di altri atenei o per una promozione di Direttori ospedalieri imposti dalla politica locale o dall'azienda sanitaria stessa. Allo stato attuale le selezioni svolte hanno dimostrato come la Scuola di Trento sia una succursale di altre università con parziale o assente autonomia di decidere chi assumere. Quale percorso o esperienza accademica hanno avuto i direttori ultrasessantenni promossi al ruolo di docente universitario? Quale formazione potranno garantire agli studenti?” concludono Paola Demagri e Michele Dallapiccola. 

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