"Tagli della Regione alle medicine di gruppo integrate: servizio a rischio". Del Bianco (Pd): “Vanno sostenute per garantire continuità assistenziale”
Un ulteriore disinvestimento nella sanità pubblica, causato dal mancato riconoscimento da parte della Regione dell’incremento del 20%, previsto dai contratti collettivi nazionali, che avrebbe dovuto essere rimborsato alle Ulss e, da queste, ai medici di base. È la denuncia che arriva dal Pd bellunese, secondo il quale è a rischio la tenuta delle Medicine di gruppo integrate

BELLUNO. Un ulteriore disinvestimento nella sanità pubblica, causato dal mancato riconoscimento da parte della Regione dell’incremento del 20%, previsto dai contratti collettivi nazionali, che avrebbe dovuto essere rimborsato alle Ulss e, da queste, ai medici di base. È la denuncia che arriva dal Partito democratico bellunese, secondo il quale è a rischio la tenuta delle Medicine di gruppo integrate.
A parlare è il candidato a consigliere regionale Alessandro Del Bianco. “L’ennesima dimostrazione del disinvestimento della Regione Veneto sulla sanità - puntualizza - arriva dai medici di famiglia, che si trovano a dover coprire di tasca propria i costi che la Regione aveva promesso di sostenere. Una situazione inaccettabile che rischia di far crollare la medicina territoriale, proprio nel momento in cui servirebbe rafforzarla”.
Di Medicina di gruppo integrata (Mgi) abbiamo già parlato con il dottor Fulvio De Pasqual, segretario di Fimmg Belluno (Federazione dei medici di medicina generale). Secondo lui, tali soluzioni sono utili in tempi di carenza di medici di base, ai quali forniscono il supporto di figure professionali nella gestione dei pazienti. Sono infatti studi nei quali i medici si uniscono, affiancati da infermieri e personale di segreteria: questo permette una maggior apertura al pubblico rispetto agli studi individuali e maggiori servizi ai pazienti (Qui l’intervista).
Del Bianco denuncia appunto il mancato riconoscimento degli aumenti contrattuali 2024 proprio per tale personale di supporto. “La Regione - spiega Del Bianco - ha scelto di non adempiere agli impegni presi, lasciando le Ulss senza risorse e scaricando i costi direttamente sui medici di famiglia. È una decisione che mette in difficoltà economica decine di professionisti e, di conseguenza, migliaia di cittadini”.
Diverse le Mgi che in provincia di Belluno hanno già sentito le conseguenze di questa decisione. “La Mgi Longarone-Zoldo ha manifestato fin da subito le proprie difficoltà - fa sapere il consigliere feltrino - e ora una situazione particolarmente difficile si registra anche a Cavarzano, dove la mancanza di risorse mette a rischio la sopravvivenza del servizio. È incredibile che la Regione non stia stanziando fondi sufficienti e, soprattutto, non dia risposte”. A tal proposito, recentemente proprio la rete Giù le mani dalla sanità bellunese ha postato sul proprio profilo social il cartello esposto dalla Mgi Belluno Dolomiti di Cavarzano, sul quale si legge che potrebbe non garantire più i servizi finora erogati perché la Regione non sta rispettando il contratto stipulato con i medici curanti. Una scelta che, se confermata, viene definita “scellerata”.
“La Medicina di gruppo integrata garantisce ai cittadini un accesso facilitato alle cure, con orari più ampi, la presenza di personale infermieristico e la possibilità di una presa in carico condivisa tra più professionisti. È un modello che funziona - ribadisce ora Del Bianco - e che risponde ai bisogni reali delle persone, soprattutto di quelle più fragili. Sostenere le Mgi significa investire nella continuità assistenziale e nella prossimità, due pilastri imprescindibili della sanità moderna”.
Inoltre, è di pochi giorni fa anche la notizia del cambio del medico di base a Borgo Valbelluna, dove però, nonostante i molteplici tentativi e contatti esplorati, al momento non è stato trovato alcun medico disponibile ad assumere il servizio definitivamente. L’Ulss ha perciò dovuto attivare un servizio di assistenza primaria come via alternativa (e si spera temporanea). “Emerge un dato lampante: la Regione Veneto - conclude Del Bianco - è penultima in Italia per rapporto tra medici di base e cittadini, e proprio nell’Ulss 1 Dolomiti si registra uno dei peggiori decrementi. Negli ultimi tre anni i medici di base sono infatti diminuiti del 10%, un dato enorme per un territorio complesso come il nostro, dove la medicina di prossimità è l’unico presidio sanitario stabile per molte comunità”.












