Demagri e Dallapiccola: "La sanità trentina ai tempi di Fugatti? 5 anni vissuti pericolosamente tra dimissioni, disordine istituzionale e scarico delle responsabilità"
I candidati di Casa Autonomia, Paola Demagri e Michele Dallapiccola: "In questi anni sarebbe stato fondamentale avere una guida solida e stabile ai vertici della sanità. Invece il nostro sistema sanitario, nell’imbarazzante silenzio dell’assessora Segnana, ha visto di fatto il commissariamento da parte del direttore del Dipartimento provinciale e un pericoloso danno di autorevolezza ai vertici Apss"

TRENTO. "Dimissioni in serie e disordine istituzionale. Così si potrebbero riassumere i 5 anni di legislatura leghista sulla sanità". A dirlo Paola Demagri e Michele Dallapiccola, candidati di Casa Autonomia, forza politica che sostiene Francesco Valduga nella corsa a piazza Dante. "Sono stati senz'altro anni difficili, caratterizzata dalla pandemia e dalle conseguenze di Covid, ma forse proprio per questo, anni in cui sarebbe stato fondamentale avere una guida solida e stabile ai vertici di questo comparto. Invece il nostro sistema sanitario, nell’imbarazzante silenzio dell’assessora Segnana, ha visto di fatto il commissariamento da parte del direttore del Dipartimento provinciale e un pericoloso danno di autorevolezza ai vertici Apss".
E Casa Autonomia ripercorre le principali tappe di una sanità che sembra essere finita in fortissimo affanno in questi ultimi anni. A ottobre 2018 si insedia la Giunta Fugatti e poco più di un anno dopo, il 31 dicembre 2019, arrivano le prime dimissioni: Claudio Dario lascia l’incarico di direttore sanitario, chiamato dalla cugina Giunta leghista Umbra come direttore generale della sanità.
Poi a febbraio 2020 emergono i primi casi di Covid in Italia. "Proprio quando sarebbe servita una mano ferma sul timone, la sanità trentina, capitanata da questa Giunta, reagisce in modo scomposto e disordinato", proseguono Demagri e Dallapiccola. "Giusto per citare un esempio, il 7 marzo siamo stati gli unici a mantenere gli impianti aperti, mentre nel resto del Paese si contingentano gli ingressi, se non si chiude completamente. Un altro esempio? Negli ospedali non viene allestito un triage esterno (tenda prima dell’ingresso, per salvaguardare i ricoverati e personale) per non spaventare i trentini e avanti così, per alcune settimane, sottovalutando pesantemente il fenomeno".
Nel luglio 2020 lascia il proprio incarico anche il direttore generale Paolo Bordon, che abbandona la direzione della Azienda provinciale per i servizi sanitari "con quasi un anno di anticipo in mancanza di conferme e accordi con i vertici della Giunta e con il plenipotenziario direttore generale di via Gilli. A luglio 2021, ennesima dimissione eccellente: Pier Paolo Benetollo lascia l’incarico di dg. Assunto in sostituzione di Paolo Bordon, era in polemica con la Giunta Fugatti nella gestione del caso Tateo, a seguito della scomparsa di Sara Pedri, la giovane ginecologa in servizio all'Apss".
Prima di sostituirlo passerà un anno e alla fine l’iter si concluderà con l’arrivo di Antonio Ferro, "originariamente sbarcato in Trentino con l’incarico di dirigere il Dipartimento di prevenzione dell’Apss e che di dimissione in dimissione si è trovato a scalare i vertici di viale Verona, prima direttore sanitario, poi direttore facente funzioni e infine incarico pieno. Per concludere il quadro della fantasiosa gestione della dirigenza Apss da parte della Giunta Fugatti, a settembre 2023, arriva la sentenza che dichiara illegittimo il licenziamento del dottor Saverio Tateo. Ci sarebbe molto altro da aggiungere alla descrizione di quelli che sono stati 5 anni a dir poco difficili per la sanità trentina, ma crediamo che questo quadro renda già abbastanza l’idea. Sotto la Giunta leghista non abbiamo assistito a un governo della sanità, con cui magari si può discutere ma che porta a termina un progetto pensato, piuttosto abbiamo assistito a un continuo scarico di responsabilità, senza alcuna presa di posizione da parte di piazza Dante, che ha continuato a sperare che arrivasse qualcuno a togliere le proverbiali castagne dal fuoco", concludono Demagri e Dallapiccola.













