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Trento
17 gennaio | 06:00

Tonina si dimette dalla sanità? I sindacati: "Più che l'assessore sono i dirigenti dell'Apss a dover riflettere sulle loro responsabilità: c'è un'ampia autonomia di gestione"

L'assessore Mario Tonina non esclude passi indietro dopo i gravi e grandi disservizi degli ultimi giorni del sistema sanitario. I sindacati Cgil e Cisl allargano però le responsabilità. Grosselli: "L'Azienda che pensa più a dare la caccia alle critiche, così come a proteggere se stessa invece di dimostrare le azioni per migliorare la situazione". Pallanch: "Siamo davanti a un quadro dirigente più interessato a mantenere lo status quo che ai progetti: non ci sono orizzonti di programmazione e di pianificazione di un settore che annaspa tra mille difficoltà"

TRENTO. Rispetto per la decisione di valutare la propria posizione, ma Mario Tonina non dovrebbe essere l'unico a chiudersi in riflessione. La Provincia ha sicuramente le sue responsabilità ma il caos Cup e prenotazioni per esempio non è imputabile, almeno non solo, a piazza Dante. I sindacati allargano infatti il raggio d'azione: l'Asuit (cioè la nuova Azienda provinciale per i servizi sanitari) mantiene un'ampia autonomia e indipendenza rispetto alla componente politica. Tradotto? L'invito più o meno esplicito rivolto al direttore generale, Antonio Ferro, e alla governance è di quantomeno meditare altrettanto su un eventuale passo indietro.

 

Dopo alcuni giorni di pesanti disservizi e di problemi, Tonina non ha escluso passi indietro. C'è una riflessione in questo senso.

 

"Mi riservo un paio di giorni per decidere se rimettere il mandato", le parole dell'assessore. "Devo fare le mie valutazioni con serietà: i disservizi ci sono e vanno risolti. Mi assumo tutte le responsabilità, altrettanto deve fare l'Asuit" (Qui articolo).

 

Il week end potrebbe rivelarsi decisivo sul fronte di un ribaltone in piazza Dante. "Non entro nella scelta di merito dell'assessore, che valuta con senso di responsabilità la situazione che interessa la sua delega. Un atteggiamento serio a fronte dei disservizi", dice Andrea Grosselli, segretario generale della Cgil. "Però bisogna anche evidenziare che c'è una forte indipendenza e autonomia. C'è infatti una divisione fondamentale delle funzioni: la Provincia è competente per indirizzo, controllo e stanziamento delle risorse, mentre l'Asuit nella gestione operativa".

 

Una sanità che si è trasformata in Azienda sanitaria universitaria integrata del Trentino e che affronta una riforma dei settore. Non mancano le difficoltà per il sistema sanitario ma fino a che punto si può imputare alla componente politica un software che va in tilt, lunghe liste d'attesa, i Centri traumatologici chiusi nel periodo natalizio perché non sono stati trovati gli infermieri, macchinari obsoleti che vengono sostituiti al rallentatore oppure alle criticità più operative?

 

Se tante soluzioni si rivelano inefficaci, "allora anche la direzione dovrebbe riflettere sulle proprie responsabilità a iniziare dal direttore generale", aggiunge Grosselli. "Ci sono tanti nodi da sciogliere: la carenza di personale, il trattamento economico, scelte che non hanno portato a risolvere i problemi, che anzi si ripetono talvolta. A rimetterci in ultima analisi sono i cittadini e le categorie più fragili che richiedono cure e assistenza puntuali".

 

C'è poi il caso del provvedimento disciplinare contro la lavoratrice, delegata della Funzione pubblica della Cisl, per aver rilasciato un'intervista sui problemi che interessano l'ospedale di Arco. "Solidarietà alla dipendente e al sindacato innanzitutto", prosegue Grosselli. "Questo però rientra nell'atteggiamento dell'Azienda che pensa più a dare la caccia alle critiche, così come a proteggere se stessa invece di dimostrare le azioni per migliorare la situazione".

 

Una segnalazione e un allarme in sostanza da "nulla di nuovo sul fronte occidentale" tra carenze di personalecarenze organizzative e strutturali. "Non ci lasciamo intimidire e andremo fino in fondo. Sono stati rimarcati gli evidenti problemi che riportiamo ormai da anni", spiega Giuseppe Pallanch, segretario della Funzione pubblica della Cisl. "Ci sia una valutazione in un sistema estremamente verticistico e autoreferenziale della governance dell'Asuit, condotta da un direttore generale, che non intercetta i malesseri, non interpreta il futuro della sanità ma pensa solo a mantenere la posizione di comando: ciascuno deve assumersi delle responsabilità".

 

E in questo si inseriscono proprio le condizioni di lavoro, più volte messe nel mirino dai sindacati. "Macchinari obsoleti che si sono guastati nel corso dei mesi, entrambe le Tac a Trento, per esempio", rimarca Pallanch. "Investimenti che non sono andati a buon fine, tempi estremamente lunghi nell'affrontare le situazioni e una gestione del personale non attenta. Operatività che esula dalle trattative dei contratti. Siamo davanti a un quadro dirigente più interessato a mantenere lo status quo che ai progetti: non ci sono orizzonti di programmazione e di pianificazione di un settore che annaspa tra mille difficoltà".

 

La sanità trentino può anche cambiare denominazione ma la richiesta è in particolare di un atteso cambio di passo. "Non è sufficiente una scatola nuova se poi non si affrontano le difficoltà per rispondere alle esigenze delle lavoratrici e dei lavoratori: le ricadute sono sui cittadini che pagano direttamente le ripercussioni di un servizio non adeguato alle aspettative a cui la comunità era abituata. La sanità va guidata meglio, senza se e senza ma", conclude Pallanch.

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