"E' triste per chi crede nell'autonomia vedere che tutte le scelte dipendono da Roma. Sulla sanità servirebbe coraggio e non un assessore che sia un agnello sacrificale"
Paola Demagri, recordwoman di presenze all'interno della coalizione di centrosinistra, parla a dodici giorni dal voto del 22 ottobre. "Le tragedie che hanno contraddistinto la scorsa legislatura sono infatti state ferali anche di una marea di fondi freschi assegnati al Trentino attraverso il PNRR. Questa giunta ha poi particolarmente personalizzato l'assegnazione dei singoli capitoli di contributo locale che da lì sarebbero scaturiti".

TRENTO. Dieci giorni dopo le elezioni che hanno riconsegnato, con amplissimo margine, lo scranno più alto di piazza Dante a Maurizio Fugatti, stravincitore della contesa del 22 ottobre, il Pd - il partito d'opposizione più votato con ben 7 consiglieri eletti - non proferisce verbo. Un silenzio assordante ma, forse, è anche meglio così.
A parlare è, invece, Paola Demagri, unica consigliera di Casa Autonomia che farà parte del consiglio provinciale nei prossimi cinque anni, dopo aver fatto "bottino pieno" nella tornata elettorale con ben 3.784 preferenze, risultando la più votata dell'intera coalizione di centrosinistra.
"Queste giornate post voto - si legge nel comunicato a firma della consigliera rieletta con numeri importantissimi a livello di preferenze - hanno riempito la cronaca politica di tante ipotesi sul chi dovrà interpretare i vari ruoli nella nuova giunta del Fugatti-bis. Per un movimento autonomista quale è il nostro, il primo rammarico da esprimere è quello relativo al fatto che la parte più importante di questa partita - come volevasi dimostrare - è tutta gestita a livello nazionale Quanto è triste per quei trentini che la pensano come noi, vedere che le loro sorti sono decise in un gabinetto romano. Questo stato di cose determina il rispetto di un manuale Cencelli locale che a noi eletti in minoranza interessa di certo assai poco se non in termini di rammarico politico. Tuttavia, anche Casa Autonomia è un movimento che è stato investito di alcuni ruoli: opposizione, controllo amministrativo ma anche indirizzo politico. E’ dentro ai dettami di questo mandato che interpretiamo il compito di esprimere una forte presa di posizione".
Poi, è inevitabile, che si parli di sanità, tema "caldissimo" che ha tenuto banco in campagna elettorale dal primo all'ultimo. E, infatti, in tal senso, impazza già il "toto assessore", ovvero la ricerca dell'inizio per comprendere chi raccoglierà l'eredità dell'assessora uscente Stefania Segnana. I rumors di palazzo, sia quelli provenienti dalla maggioranza che quelli che arrivano dall'opposizione, vanno tutti nella medesima direzione: a dirigere l'assessorato più "scomodo" e delicato del momento sarà certamente un tecnico.
"Una Giunta Provinciale responsabile e capace - prosegue Demagri - avrebbe dovuto rassicurare i trentini partendo subito dall’interpretazione dei loro bisogni. Prima ancora di capire cosa ne pensa Roma delle varie poltrone sarebbe stato bello ricevere da Fugatti un messaggio convinto quale ad esempio: “abbiamo compreso che l'amministrazione della sanità pubblica ha fallito, ci spenderemo in prima persona per recuperare”. Il bisogno di una sanità migliore era in testa ad ogni sondaggio elettorale che cercasse di capire quali erano i principali crucci sociali dei trentini. Anche nella nostra campagna elettorale noi registravamo questo enorme disagio. La Giunta Provinciale uscente è stata tanto premiata dai voti raccolti attraverso un'intensa relazione con i territori che da qualche malizia strategica. Le tragedie che hanno contraddistinto la scorsa legislatura sono infatti state ferali anche di una marea di fondi freschi assegnati al Trentino attraverso il PNRR. Questa giunta ha poi particolarmente personalizzato l'assegnazione dei singoli capitoli di contributo locale che da lì sarebbero scaturiti".
Ma, anche fosse un tecnico, Casa Autonomia, esprime i propri dubbi a riguardo, parlando di "agnello sacrificale al quale la politica consegnerebbe tutte le magagne di un sistema che sembra funzionare sempre meno". Con tanto di manzoniana citazione.
"Ora che i nodi vengono al pettine - così si conclude la nota ufficiale - le promesse devono essere trasformate in realtà. Quale è la risposta che sembra voler dare questo prossimo nuovo governo? “Commissioniamo la soluzione delle grane a qualcun altro”.
Potrebbe essere un tecnico l'assessore alla Sanità della giunta Fugatti. Peggio ancora potrebbe essere colui che più di tutti è stato interprete dell’evidente percorso di privatizzazione che sta subendo la gestione della salute in Trentino. Questa persona o chi per essa potrebbero prestarsi ad agnello sacrificale al quale la politica consegnerebbe tutte le magagne di un sistema che sembra funzionare sempre meno.
Peccato! Ci sarebbe piaciuto vedere una scelta più responsabile. Ci sarebbe piaciuto vedere gli oneri assunti da chi ha chiesto innanzitutto di essere premiato per gli onori. Ma il coraggio uno, se non ce l'ha, mica se lo può dare. Aveva forse ragione Manzoni quando il suo Don Abbondio pronunciò questa frase? E chissà cos’altro avrebbe detto se, pagando le tasse, avesse comunque dovuto attivare una polizza sanitaria. I trentini lo scopriranno loro malgrado".


















