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| 17 nov 2023 | 12:18

In Trentino una Sanità pubblica sempre più privata, Demagri: "Effetti a cascata devastanti, non ci si occuperà più della presa in carico del paziente"

La consigliera di Casa Autonomia intervenendo sull'aumento del privato nell'ambito Sanitario parla anche del rischio "dell'elevato utilizzo di prestazioni non appropriate in quanto il libero accesso a pagamento consente all'utente di bypassare una figura importante come il medico di medicina generale"

In Trentino una Sanità pubblica sempre più privata, Demagri: Effetti a cascata devastanti

TRENTO. Un sistema che rischia di implodere. Stiamo parlando di quello sanitario con l'investimento sempre maggiore verso il privato. Una tendenza che sta travolgendo anche il Trentino e che rischia di “trasformare la salute in prestazione allontanandosi invece da quello che è sempre stato e cioè parlare del paziente e del suo bisogno”. Ad affermarlo è la consigliera provinciale di Casa Autonomia, Paola Demagri per commentare i dati pubblicati nelle scorse ore e che riguardano i provvedimenti contenuti nell'ultima bozza della manovra di bilancio presentata dal Governo.

 

L'analisi fatta da Gimbe  (QUI L'ARTICOLO) spiega che sono previsti degli aumenti negli stanziamenti alle regioni che ricorrono al privato accreditato. Dal 2026, in Trentino, il tetto di spesa della della Provincia autonoma per acquisti di prestazioni sanitarie da privati accreditati, comprensivo dell'aggiornamento previsto in legge di bilancio 2024, sarà pari a 79 milioni di euro, circa 145 euro pro capite. In Alto Adige il tetto di spesa sarà invece di 29 milioni, circa 55 euro pro capite.

“Indirizzare le scelte politiche come già ampiamente avviato nella legislatura appena conclusa verso il privato accreditato significa soddisfare le casse delle istituzioni che erogano attività privata e depauperare le tasche dell’utenza che subisce un indirizzo politico che i trentini non hanno saputo rifiutare nelle recentissime elezioni” afferma ancora la consigliera Demagri che da tempo segue i temi legati alla Sanità sul nostro territorio.

 

Tre sono i rischi, secondo Casa Autonomia, che derivano dal voler incrementare i finanziamenti rivolti al privato. Il primo riguarda ad un cambiamento di paradigma a cui sta andando incontro la politica sanitaria: ha sempre accompagnato i professionisti sanitari e la politica adottata si trasforma in prestazionale. “Il privato accreditato – spiega Demagri - si occuperà di erogare esclusivamente prestazioni e non si occuperà della cosiddetta presa in carico del paziente”. C'è poi la questione dell'elevato utilizzo di prestazioni non appropriate in quanto il libero accesso a pagamento consente all'utente di bypassare una figura importante come il medico di medicina generale.

 

“Non manca poi il problema del personale” spiega ancora la consigliera di Casa Autonomia. “Si arriverà ad attirare ancora più personale dal pubblico che si sposta verso il privato dove potrà ottenere: meno impegni nei confronti del datore di lavoro, orari predefiniti dagli slot prestazionali, meno attesa per un eventuale coinvolgimento decisionale, più possibilità di esprimere la propria competenza nell’offerta mirata di un esame o una prestazione e non la complessa attività di lavorare in equipe multiprofessionali e completare così la propria carriera professionale portando nel privato il proprio know out sviluppato nell’ Azienda sanitaria e la perdita per la stessa di competenza importantissime”.

 

In tutto questo lo stesso medico di medicina generale avrà ripercussioni circa il suo ruolo in tema di salute del cittadino che sceglierà strade diverse mettendo a rischio l'appropriatezza della prestazione necessaria.

 

Ultimo aspetta ma non meno dolente. “Il privato prestazionale – conclude Demagri - è più probabile che si occupi di un utente in salute o parzialmente in salute e poi nel momento di un bisogno più complesso che riguarda l'urgenza, l'emergenza, la complessità, la terminalità, la cronicità sarà il pubblico a doverlo fare che però si sarà perso quell'importante percorso di cura che non ha potuto fare insieme al cittadino”.

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