La Sanità pubblica va a pezzi e il privato (accreditato) avanza: in Trentino il tetto di spesa sale a 79 milioni di euro, più del doppio di Bolzano. La Consulta della Salute: "Così non va"
"L'impiego del privato accreditato è accettato ma solo se usato in maniera limitata e non deve diventare strutturale” spiega il presidente della Consulta, Renzo Dori che aggiunge: "Il soggetto centrale della programmazione del salute del cittadino deve rimanere il pubblico"

TRENTO. “Si stanno dirottando troppe risorse sul privato ma il soggetto centrale della programmazione della salute del cittadino deve rimanere il pubblico”. Il sistema sanitario in Trentino è sempre più in difficoltà e per uscirne si fa sempre più ricorso al privato accreditato. A saperlo bene e Renzo Dori, presidente della Consulta per la Salute del Trentino che commenta con preoccupazione le ultime analisi che sono state pubblicate dalla Fondazione Gimbe.
Nell'ultima bozza della manovra di bilancio presentata dal Governo, infatti, aumentano gli stanziamenti alle regioni che ricorrono al privato accreditato. Secondo Gimbe, dal 2026, in Trentino, il tetto di spesa della della Provincia autonoma per acquisti di prestazioni sanitarie da privati accreditati, comprensivo dell'aggiornamento previsto in legge di bilancio 2024, sarà pari a 79 milioni di euro, circa 145 euro pro capite. In Alto Adige il tetto di spesa sarà invece di 29 milioni, circa 55 euro pro capite.

Il testo della Manovra indica un incremento rispetto alla spesa consuntivata nel 2011 dell’1% per il 2024, del 3% per il 2025 e del 4% a decorrere dal 2026 per l’acquisto dal privato di prestazioni di assistenza specialistica ambulatoriale e di assistenza ospedaliera dal privato accreditato. La relazione tecnica riporta che, sulla base dei dati di conto economico delle regioni, l’onere per il 2024 è pari a circa 123 milioni di euro, per il 2025 è pari a 368 milioni di euro e quello a regime a partire dal 2026 è pari a 490 milioni. “Se formalmente inserita tra le misure per l’abbattimento delle liste di attesa – precisa il presidente di Gimbe Nino Cartabellotta – questa disposizione appare finalizzata a sostenere le strutture private accreditate già esistenti”.
Un segnale giudicato non positivo anche in Trentino che un tempo si poteva fregiare di un sistema sanitario di eccellenza. “Oggi – spiega Dori a il Dolomiti – ci troviamo davanti all'incapacità del pubblico di dare risposte adeguate. Un problema che sta andando avanti da tempo. L'uso del privato accreditato è accettato ma solo se usato in maniera limitata e non deve diventare strutturale”.
Con il passare degli anni, invece, le risorse dirottate verso il privato sono aumentate anche se non sempre gli effetti sperati sono arrivati. “Se l'obiettivo è quello di abbattere le liste di attesa, le ultime statistiche – spiega Dori - ci mostrano che i finanziamenti andati al privato non hanno prodotto effetti particolarmente vantaggiosi e uno dei motivi riguarda il fatto che comunque manca personale”.
Un sistema quello del Trentino che purtroppo sta scivolando sempre più indietro. “In questi anni – ha proseguito Renzo Dori – si è fatto poco, si è investo quasi nulla sul personale e abbiamo assistito ad una mancanza assoluta di organizzazione e di regia. La situaizone va vista sotto una moltiplicità di elementi: il privato accreditato può rappresentare un aiuto e un sostengo che deve rimanere però parziale. Il soggetto centrale della programmazione del salute del cittadino deve rimanere il pubblico ed è questo un punto che deve essere messo al centro anche di chi guiderà la Sanità nella futura Giunta provinciale”.


















