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Guglielmi in Aula attacca il Dolomiti e i cittadini che hanno chiesto trasparenza sui dati e intanto in Trentino la situazione resta difficile

Giovedì, dopo settimane di richieste, petizioni con raccolte firme di quasi tutte le categorie di rappresentanza, sindaci che si sono mossi da soli per informare i loro cittadini e zone rosse istituite anche sulla base di numeri sui quali le comunità erano tenute all'oscuro, la Giunta ha dato i positivi reali (doppi rispetto a quelli che davano fino a qualche giorno fa e sempre superiori alla vicina Bolzano). E nonostante le conferenze stampa a senso unico del presidente il problema sono i giornalisti che pongono dei temi cruciali per la popolazione 

Di Luca Pianesi - 06 dicembre 2020 - 05:01

TRENTO. Un normale cittadino che vede questo grafico capisce che qualcosa in Trentino non sta funzionando, visto che la provincia di Trento è completamente fuori scala rispetto al resto del Paese: più di tre volte superiore rispetto alla media nazionale e si interroga e vorrebbe sapere perché la barra del Trentino sale così tanto mentre Fugatti e Segnana in conferenza stampa (per non parlare del consiglio provinciale) continuano a complimentarsi con sé stessi per come le cose vadano alla grande.

 

 

 

Poi vede il numero di positivi che il Trentino ha comunicato nelle tabelle della protezione civile e si accorge che effettivamente le cose vanno alla grande: su una popolazione di oltre 550.000 abitanti ci sono solo 2.044 positivi attivi (dati al 4 dicembre della Protezione civile) sul territorio: insomma solo lo 0,37% della popolazione è contagiata, quasi impossibile entrare in contatto con un positivo durante una giornata e allora perché preoccuparsi? Perché stare attenti? Se si guarda, poi la situazione nel resto del Paese c'è da ritenersi un'isola felice: la media nazionale di positivi attivi trovati è dell'1,26% quindi fuori dal Trentino c'è un rischio 4 volte maggiore di entrare in contatto con un positivo e ciò nonostante il Trentino da settimane si vanti di fare tanti tamponi, molti di più che nel resto del Paese, quindi dovrebbe trovare più contagiati degli altri e invece no.

 

Poi, però, torna sul portale del ministero della salute (qui per verificare) e guarda quest'altro grafico sulle terapie intensive e dice, cavolo ma un pochino preoccupato, forse debbo esserlo?

 

 

Poi ci sono i morti causati dal Covid un bollettino tragico con dati giornalieri che meriterebbero attenzione e invece vengono trattati nelle conferenze stampa come se  il Trentino che resta in posizioni drammatiche, al quinto posto in negativo e ben sopra la media nazionale come dimostra il grafico elaborato dall'ex rettore dell'Università di Trento Davide Bassi che commenta ''Si possono nascondere sotto il tappeto un bel po' dei contagi e così si riesce a rimanere artificiosamente in "zona gialla", ma il prezzo da pagare - in termini di sofferenze e vite umane - è purtroppo ineludibile''.

 

 

Il Dolomiti si pone i dubbi dei cittadini e, facendo il suo lavoro (cercare di informare la popolazione non appiattendosi sui comunicati ufficiali che contengono proprio quei numeri che non fanno tornare nulla), scopre perché i dati del Trentino sono tutti sballati, chiede chiarimenti per settimane e intanto spiega, numeri alla mano, con dati e cifre puntuali e mai smentite da nessuno, cosa è successo: il Trentino è stato tra i primi territori ad affidarsi per la ricerca dei positivi ai tamponi antigenici sfruttando anche le farmacie. I numeri del Trentino, quindi, dal primo novembre (giorno in cui si è ufficializzato il meccanismo mettendo direttamente in isolamento il positivo all'antigenico e sottoponendolo al molecolare solo dopo 10-14 giorni per cercare la sua negativizzazione) sono completamente cambiati rispetto al resto del Paese.

 

La ratio alla base di tutto ciò poteva anche essere virtuosa: con maggiore rapidità si mettevano in isolamento le persone (anche se la gestione dei contatti e a livello di comunicazione con i positivi da parte del sistema tutto è saltato quasi subito) visto che il test rapido dà esito molto più veloce e non necessita di prove di laboratorio. L'Apss e la sua strategia di gestione però dovevano essere supportate da una politica almeno mediamente capace di spiegare e comunicare: siamo in una democrazia e i cittadini vanno trattati con rispetto, meritano di sapere cosa sta succedendo e meritano di conoscere la realtà nella quale vivono soprattutto se in gioco c'è la salute pubblica e l'unico modo di affrontare questo virus è quello di tenere dei comportamenti consapevoli e attenti.

 

La maggioranza leghista, invece, ha deciso di trattare i cittadini non come tali ma come fossero dei sudditi o dei bambini ai quali non serviva spiegare la reale situazione dei fatti ma bastava fidarsi del ''manovratore'' (che ogni giorno pubblicamente si impappinava in conferenza stampa, faticava a spiegare un qualsiasi concetto, ricorreva al dialetto per chiarirsi, comunicava dati che ad oggi rimangono inspiegati come quella volta che l'assessora Segnana ha parlato di 500 tamponi antigenici fatti dalle farmacie, numero che ancora oggi non si è capito da dove fosse saltato fuori e cosa significasse) e si è trincerata dietro un ''lo abbiamo chiesto al ministero se possiamo comunicare i dati veri ma non ci ha risposto''. Intanto però tre comuni sono diventati zona rossa sulla base della somma dei positivi ai molecolari comunicati alla cittadinanza e dei positivi agli antigenici non comunicati alla popolazione.

 

Il Trentino, che l'autonomia la esercita con forza per catturare tre orsi, ma non per salvare i suoi concittadini (perché, ci ripetiamo perché va detto con chiarezza, l'informazione in una pandemia è vitale: solo se si ha contezza di quel che sta accadendo ci si può comportare di conseguenza) oggi si trova con 2.044 positivi ufficiali contro i probabili (perché purtroppo questo dato ancora non è stato comunicato anche se sarebbe fondamentale conoscerlo) 10.000 e più. Ma per il consigliere provinciale Guglielmi il problema, in questa vicenda, è il Dolomiti e lo ha detto chiaramente in Aula dopo aver introdotto il suo discorso parlando dei ''dittatori della Prima Repubblica'' (un nonsenso che in una classe delle scuole medie gli sarebbe valso un bel ''ritorna al posto'' immediato senza nemmeno ascoltare il tentativo di correzione successivo).

 

 

 

 

Guglielmi accusa i giornalisti di aver fatto i giornalisti e i cittadini di aver fatto i cittadini e aver chiesto trasparenza. Non gli importa se quanto chiesto da il Dolomiti quotidianamente sia stato chiesto da praticamente tutte le categorie più rappresentative del territorio con una petizione firmata dal presidente dell'ordine dei medici Ioppi, il presidente dell'ordine degli infermieri Pedrotti, l'ex presidente dei farmacisti Bruno Bizzaro, i segretari di Cgil, Cisl e Uil, il presidente di Confindustria Manzana, il presidente della Acli Oliver, l'ex presidente della Sat e oggi del Cnca Claudio Bassetti, l'ex rettore Davide BassiLa Malfa per l'Arci e tanti altri. E non gli importa se, nonostante la ritrosia della Provincia a comunicare quei dati, sono stati i sindaci a doversi organizzare autonomamente per informare la loro comunità.

 

Non capisce Guglielmi il ''controcanto'' che il Dolomiti (''attacchi giornalieri che mi fanno ridere'', ha detto in Aula) compie dopo le conferenza stampa che il presidente fa quotidianamente praticamente in totale assenza di contraddittorio, piene di autoelogi, di complimenti reciproci, di giustificazioni raffazzonate, di numeri, che, purtroppo, capita siano letti male o siano proprio sbagliati e di annunci che necessitano di chiarimenti se non si vuole avere una visione a senso unico di una realtà che, purtroppo, lo abbiamo dimostrato in lungo e in largo, è ben diversa da come viene raccontata. Non capisce Guglielmi qual è il ruolo dell'informazione. Meglio sarebbe avere tutti il paraocchi, seguire la linea a testa bassa perché l'unica cosa che conta a questi rappresentanti politici è la figura che fanno e uniformarsi, così, in stile Sudamerica anni '70 (o, per usare le parole del Guglielmi stesso, in stile ''dittatori della Prima Repubblica''). 

 

Un'ultima spiegazione al consigliere fassano la dobbiamo: nessuno ha mai detto che dovremmo o vorremmo essere in zona rossa, né noi, né i cittadini. Perché sia noi che i cittadini i soldi per arrivare alla fine del mese li vediamo solo se il sistema funziona, se l'economia gira, se i privati lavorano (ricordiamo sempre che il Dolomiti rifiuta i contributi pubblici all'editoria e vive della pubblicità quindi se il Trentino finisce in zona rossa e non gira l'economia i danni sono immediati anche per noi) mentre il consigliere i suoi 9.800 euro al mese lordi, che gli paghiamo noi assieme agli altri cittadini, li vede a prescindere. Quel che si chiede e si è sempre chiesto è la trasparenza principio fondamentale in qualsiasi democrazia, principio che avrebbe dovuto difendere lui stesso a spada tratta in Aula come rappresentante dei cittadini e invece non ha difeso, quasi fosse semplicemente un rappresentante della Giunta.

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