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Il sindaco Andreatta saluta la città: “Lascio una Trento che funziona e che può migliorare. Mi dedicherò alla scuola, alla famiglia e al volontariato”

Il sindaco uscente di Trento Alessandro Andreatta ha salutato cittadinanza e stampa in una lunga conferenza stampa a Palazzo Geremia. "Lascio una città che è cresciuta molto. Non è facile cambiare il proprio sguardo di fronte alle tante trasformazioni. Io ho lottato per questo. Al prossimo sindaco dico di lavorare in squadra"

Di Davide Leveghi - 04 agosto 2020 - 15:39

TRENTO. E' una lunga conferenza quella che chiude il mandato del sindaco del capoluogo Alessandro Andreatta. Nel ringraziare giunta e cittadinanza, il primo cittadino elenca i punti forti della sua esperienza, la più lunga – ben 12 anni – dopo quella del democristiano Nilo Piccoli, che guidò la città tra il 1951 e il 1960.

 

Organizzazione, welfare, cultura, ambiente, mobilità, urbanistica. E ancora, sicurezza e vivibilità, innovazione e turismo. Sono questi i temi citati dal primo cittadino, entrato in Consiglio comunale ancora nel 1995 e divenuto assessore nella seconda e ultima legislatura Dellai nel 1998. Dopo 25 anni nei palazzi dell'amministrazione cittadina, Andreatta ha pertanto deciso di lasciare la politica attiva, passando il testimone a chi, tra i candidati in corsa per le elezioni comunali di settembre, uscirà vincitore dalle urne.

 

Credo che 25 anni siano un periodo molto lungo – ha commentato – per questo lascerò la politica attiva continuando però ad interessarmene. Ho bisogno di staccare, dedicando il mio tempo per i prossimi anni alla scuola, alla mia famiglia e alla cosa da cui sono partito, il volontariato”.

 

Dall'attenzione per l'ambiente e la mobilità alla crescita turistica della città (“Dal 1989, dove c'erano 100mila turisti all'anno, siamo passati ad oltre un milione e 300mila nell'ultimo anno”), dall'apertura all'Europa alla crescita culturale della città, Andreatta ha indicato nella visita del presidente della Repubblica Sergio Mattarella e a Roma al papa i momenti più emozionanti.

 

Tra i tanti traguardi presentati, il sindaco uscente si è infine soffermato su alcuni rimpianti con cui lascia la sindacatura. Dal mancato interramento della ferrovia alla “struttura di accoglienza mista e ripensata”, dalla mancata “risposta dignitosa alla comunità dei sinti” ad alcuni problemi di mobilità, Andreatta ha ripercorso la sua lunga presenza a Palazzo Thun. Una presenza dove, a sua detta, ha dovuto sforzarsi per continuare a capire la città e le sue trasformazioni.

 

C'è il rischio – ha spiegato – di continuare a leggere la città sempre con gli stessi occhi. Io ho fatto di tutto perché la mia idea di città cambiasse, ho lottato per cambiare anche grazie agli assessori, che mi sono sempre stati vicini. Ciò che ho avuto modo di confermare nel mio ruolo di sindaco è che la cosa più importante sono i rapporti con le persone. Passione, competenza e generosità sono gli strumenti necessari per amministrare bene”.

 

E al prossimo sindaco, Andreatta concede qualche timido consiglio. “Non è il mio stile dare consigli ma ricordo semmai ciò che mi disse il mio predecessore Pacher. Per amministrare una città ci voglio tanto buon senso, molto ascolto e un po' di psicologia. In questo tempo di battitori liberi il mio consiglio è dunque quello di lavorare tutti assieme. In gruppo. Se non c'è passione, consiglio di lasciare, se non sei competente, consiglio di studiare”.

 

La sfida maggiore? “Raggiungere l'eccellenza europea”, conclude.

 

A chiudere la conferenza di saluto e chiusura dell'esperienza da primo cittadino di Trento di Alessandro Andreatta, sono poi intervenuti la direttrice generale Chiara Morandini (che ha ringraziato a nome di tutti i dipendenti) e il responsabile dell'Ufficio stampa Lorenzo Andreatta. “Ciò che questo sindaco ha lasciato – ha dichiarato quest'ultimo – sono competenza, il fare rete e il dare fiducia per ottenere risultati. Nel corso della sua carriera da sindaco ha dimostrato la grande capacità di lavorare con le persone anche quando, molto spesso, era in disaccordo. Si chiude un'epoca”.

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