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Israele-Palestina, tensione alle stelle. Crocco: “Si rischia una nuova guerra, tanti giovani di entrambe le parti moriranno”

Il parlamento israeliano sta per votare una proposta di annessione su alcuni territori palestinesi in Cisgiordania. Crocco: “Trump e Netanyauh vogliono far sparire il problema palestinese, facendo sparire i palestinesi. Se non ci opponiamo -avverte il reporter – dovremmo assumerci tutti la responsabilità della guerra”

Di Tiziano Grottolo - 30 giugno 2020 - 17:44

GERUSALEMME. Sono ore di tensione quelle che precedono il voto attraverso il quale Israele intende annettere alcuni territori palestinesi della Cisgiordania, precedentemente occupati in maniera illegale dai coloni. Un voto che fino a qualche tempo fa non sarebbe stato possibile ma arrivato dopo l’accordo tra il Likud, il partito del premier uscente Benjamin Netanyahu, e quello “Blu-Bianco” del suo principale avversario, l’ex capo di stato maggiore Benny Gantz.

 

Fra le clausole dell’accordo (che vedrà i due alternarsi alla guida di Israele) c’è proprio l’annessione della Cisgiordania. Domani, 1 luglio, la Knesset, il parlamento israeliano, sarà chiamato a votare un piano di annessione che l’Onu stessa ha dichiarato illegale. Le reazioni in una terra già frammentata e dilaniata dalle divisioni potrebbero essere esplosive. Il premier dell'Autorità nazionale palestinese Mohammed Shtayeh ha fatto sapere che se il voto confermerà l’annessione avvierà le procedure per la proclamazione di uno Stato palestinese entro i confini sanciti dagli accordi del 1967, con Gerusalemme capitale.

 

“La risposta a medio termine la potrebbero dare le mamme israeliane – commenta Raffaele Crocco storico giornalista Rai, reporter di guerra e coordinatore del progetto dell’Atlante delle Guerrehanno davvero voglia di vedere morire i loro figli a Hebron, Ramallah, Jenin? Perché questo accadrà se il premier israeliano Netanyauh darà corso all’annessione coatta di parte della Cisgiordania”. L’annessione però non è frutto soltanto dell’accordo fra i partiti di Gantz e Netanyahu ma ha ricevuto il nulla osta dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump: “Ma non chiamiamo piano di pace – avverte Crocco – quella di Trump è un’idea piuttosto lineare, coerente con la visione del leader israeliano, far sparire il problema palestinese facendo sparire i palestinesi”.

 

La svolta raggiunta però ha radici profonde: “La politica di annessione dei territori palestinesi e l’idea di non far mai nascere uno Stato di Palestina arriva da una precisa visione del mondo, diventata maggioritaria nella politica israeliana con l’affluire di un maggior numero di ebrei ortodossi dell’Europa dell’Est in Israele. È lì, come in ogni forma di oltranzismo e integralismo politico o religioso, che si annidano il pericolo e l’ingiustizia. L’annessione voluta dal governo israeliano è la fotografia di una voglia di espansione che nasce dall’interpretazione della tradizione. È la voglia di ricreare la Grande Israele biblica, come patria del ‘popolo eletto’. Non è un caso che, negli anni, la voglia di espansione israeliana sia andata di pari passo con la trasformazione di Israele in uno Stato confessionale, in cui si diventa cittadini solo se si è ebrei: gli arabi israeliani, che pur ci sono, vivono una condizione di cittadinanza subalterna”.

 

Ovviamente i palestinesi non subiranno questa decisione senza colpo ferire, com’è illusorio, avverte il reporter, che il piano venda depotenziato: “Quello che sta accadendo è semplicemente terribile, un pugnale che viene piantato nel petto del diritto internazionale e nella pancia del diritto all’esistenza dei popoli, di ogni popolo. Il piano Trump – prosegue Crocco – voluto da Netanyauh e benedetto ora dal nuovo governo israeliano, di fatto uccide l’idea che possa nascere uno Stato di Palestina nei territori che la Storia, le risoluzioni dell’Onu e i trattati di Pace aveva loro assegnati”.

 

Non va dimenticato che dal 1948 i territori palestinesi sono parzialmente occupati dall’esercito israeliano a cui hanno fatto seguito una serie di occupazioni abusive con la costruzione di insediamenti abitati da coloni israeliani. In alcuni casi vere e proprie cittadine costruite per frammentare ulteriormente i territori palestinesi.

 

Come sottolinea il reporter ciò non è avvenuto per consentire a Israele una legittima difesa della propria esistenza e nemmeno per potersi difendere dagli attacchi terroristici palestinesi: “Quella fase si è conclusa alla fine degli anni Novanta, quando la gran parte dei Paesi musulmani che avevano combattuto contro Tel Aviv a partire dal 1948 hanno accettato l’idea e la sostanza dell’esistenza dello Stato di Israele, siglando accordi di pace. Con un’Autorità palestinese – aggiunge Crocco – forte e rappresentativa guidata da Yasser Arafat, Tel Aviv aveva firmato nel 1993 un accordo di pace a Oslo, con il premier israeliano Rabin, che sanciva e stabiliva l’esistenza di ‘due popoli e due stati’. A quel punto, se le cose fossero andate avanti, sarebbero stati i palestinesi stessi e la pace raggiunta a garantire la sicurezza dei cittadini israeliani. Invece, l’assassinio di Rabin nel 1995 per mano di un israeliano ultra-ortodosso ha interrotto tutto”.

 

Oggi però, il rischio è quello di andare verso un’escalation: “I palestinesi hanno il sacrosanto diritto di esistere, esattamente come gli israeliani. Il loro diritto – ribadisce Crocco – è stabilito dalla Storia, dal diritto all’autodeterminazione e dagli accordi internazionali. Da domani, il loro diritto alla difesa del territorio li porterà alla guerra, magari non subito, ma inevitabile nel tempo. Il risultato saranno altri giovani soldati israeliani morti per difendere una politica aggressiva, ingiusta, di annessione. Saranno altri giovani palestinesi uccisi mentre difendono il loro diritto ad esistere e a vivere non da prigionieri nella loro terra. Saranno centinaia di innocenti, di entrambe le parti, morti solo per il fatto di trovarsi nel posto sbagliato, nel momento meno adatto. Saranno altre ingiustizie e altre inutili discussioni attorno alle ‘opportunità della geopolitica e all’evidenza delle questioni internazionali’. Fermare quel piano – conclude il direttore del progetto Atlante delle Guerre – in quanto assurdo e ingiusto, sarebbe l’unica cosa intelligente da fare. L’unica cosa giusta. Non farlo, non fermarlo, vuol dire assumerci tutti la responsabilità della guerra”.

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