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La "figliol prodiga" Biancofiore torna in Forza Italia. Dopo 5 mesi ammessa nella presidenza del partito

La deputata Michaela Biancofiore, autosospesasi da Forza Italia alla vigilia di Natale a causa dell'avvicendamento alla guida del coordinamento regionale del Trentino-Alto Adige, è rientrata nel partito, ammessa con altri sette nel comitato di presidenza

Pubblicato il - 12 maggio 2020 - 20:04

TRENTO. E' durata non più di qualche mese la separazione tra Forza Italia e Michaela Biancofiore. La deputata bolzanina, infatti, ha dichiarato conclusa la sua autosospensione dal partito avvenuta con il terremoto che aveva scosso la sezione regionale del partito, quando al suo posto per il ruolo di coordinatore forzista del Trentino-Alto Adige, era stato scelto il consigliere provinciale trentino Giorgio Leonardi.

 

Grazie Presidente”, ha commentato la politica altoatesina, da sempre fedelissima del Cavaliere e per questo protagonista di una rottura consumata alla Vigilia di Natale che aveva del sorprendente, ringraziando la scelta di Berlusconi di allargare il coordinamento di presidenza del partito facendo spazio anche a lei. Biancofiore, infatti, entra nella dirigenza dell'ex principale forza del centrodestra assieme all'emergente Marco Bestetti, all'ex ministro Renato Brunetta, ad Alessandro Cattaneo, al portavoce Giorgio Mulè, al deputato Andrea Mandelli, a Enrico Pianetta e a Catia Polidori.

 

La deputata altoatesina andrà così a svolgere il ruolo di referente nel partito per le attività di promozione e assistenza. Ruolo che, secondo una sua dichiarazione a caldo, non rappresenterebbe tanto il segnale di una “rincorsa alla poltrona” quanto la manifestazione della fiducia e il rispetto reciproco mostrato anche in questi mesi di separazione dal presidente Berlusconi.

 

La decisione di mollare il partito e di autosospendersi era stata presa per le divergenze con alcune anime del partito che a giudizio di Biancofiore avevano preso il sopravvento - “il partito ha cambiato pelle, è in mano a persone che si comportano come Tupamaros”, si sfogava il 24 dicembre 2019 al nostro giornale. Una decisione, tra l'altro, che in regione non aveva suscitato grandi proteste - “Meglio tardi che mai – aveva invece commentato il consigliere comunale di Trento Cristian Zanetti – è un Re Mida al contrario”.

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