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La Pat chiude i cantieri con operai privi del medico di base in Trentino. La Cisl: ''E' un atto amministrativo ma la legge italiana è diversa e qui tutti i casi sono coperti''

Dopo la presa di posizione di Marco Ioppi, presidente dell'Ordine dei medici, è durissimo l'intervento del segretario della Cisl medici dopo l'intervento del presidente Maurizio Fugatti per fornire un aggiornamento sulla situazione in Trentino per quanto riguarda la gestione dell'emergenza. Nicola Paoli: "Agiamo secondo scienza, coscienza e verità. Dobbiamo restare uniti come Italia e restare lucidi"

Di Luca Andreazza - 15 marzo 2020 - 19:53

TRENTO. "Abbiamo un accordo collettivo nazionale che prevede i servizi occasionali, ancora di più in questo momento, per tutti i cittadini italiani fuori dal luogo di residenza o domicilio", queste le parole di Nicola Paoli, segretario della Cisl medici, che aggiunge: "E non riguarda solo gli operai ma anche altre categorie, come gli studenti dell'Università di Trento. Ci sono medici di famiglia e guardie mediche apposta. Se cominciamo a lasciare indietro qualcuno e che devono essere cacciati, non so proprio dove andremo a finire. Ma se un trentino è rimasto in Lombardia o Veneto per non rischiare di portare il contagio qui, saremo contenti se venisse trattato in questo modo? Invece dobbiamo restare uniti come Italia e restare lucidi per superare l'emergenza coronavirus".

 

Dopo la presa di posizione di Marco Ioppi, presidente dell'Ordine dei medici (Qui articolo), è durissimo l'intervento del segretario della Cisl medici dopo l'intervento del presidente Maurizio Fugatti per fornire un aggiornamento sulla situazione in Trentino per quanto riguarda la gestione dell'emergenza. "Prima si mandano via gli extra comunitari - aggiunge Paoli - poi gli italiani e i prossimi sono i trentini stessi? Ma la gente già qui che si sposta, come la mandiamo via? La medicina è tenuta a portare avanti il lavoro". 

 

Nel frattempo il presidente Fugatti ha firmato un'ordinanza che prevede la chiusura di quei cantieri che per proseguire l'attività necessitano di personale che non dispone del medico di base sul territorio provinciale, in quanto non residente sul territorio. "A partire da oggi - specifica la nota della Provincia - la prosecuzione dei lavori nei cantieri che presentano queste caratteristiche è ammessa limitatamente al tempo strettamente necessario per le operazioni legate alla loro chiusura. Dal provvedimento sono esclusi i cantieri impegnati nella realizzazione di opere necessarie ad assicurare la fornitura di servizi pubblici essenziali alla popolazione, al ripristino di strutture o alla sanificazione di impianti a seguito di eventi o malfunzionamenti".

 

La Cisl medici vuole precisare che tutti gli operai che lavorano nei cantieri trentini hanno il diritto di rimanere a lavorare qui, anche se non hanno qui il medico curante. "Nel nostro accordo - prosegue il segretario - è previsto che i lavoratori presenti sul nostro territorio, se necessitano di certificazioni o ricette, esami specialistici o prestazioni di particolare impegno professionale possono essere visitati, su appuntamento, negli ambulatori dei 350 medici di medicina generale, nelle sedi di continuità assistenziale delle 108 guardie mediche, dal medico dell’emergenza sanitaria territoriale, secondo quanto previsto dall’articolo 57 dell'accordo nazionale, ma anche in quello provinciale tutt’ora vigente. L’importante è che siano visite non differibili o programmate".

 

Insomma, il quadro normativo non è così banale. "Anche se non andassero dai nostri medici convenzionati - continua Paoli - i lavoratori dei cantieri che non hanno il medico curante in Trentino, avrebbero diritto, anche, su loro richiesta diretta, a essere visitati dai medici competenti o dagli Specialisti in medicina del lavoro che ogni ditta dovrebbe avere, per le disposizioni della Legge italiana e europea".

 

Ci sono poi le minacce ai turisti. "Un presidente che dice di tutto contro i turisti - evidenzia la Cisl medici - ma una settimana fa c'era una colonna da Brescia fino a Tione per andare in val Rendena, un assessore a Pinzolo che avrebbe dovuti bloccarli e invece li ha tenuti fino a lunedì quando già il premier Conte avrebbe poi indicato di chiudere. Qualcuno un giorno ci darà le risposte perché si è tenuto aperto. La Provincia autonoma non ha pensato a chiudere e non risponde Failoni di questo, ma deve parlare Fugatti che cacciamo via tutti. Qualcuno ha sbagliato alle origini".

 

E la Cisl medici incalza. "Segnaliamo che nelle località tutt’ora turistiche - dice il segretario - nell’accordo provinciale deliberato venerdì, il presidente e la sua giunta hanno integrato un articolo dell’accordo precedente dei medici di medicina generale dove si parla espressamente di far chiedere ai medici convenzionati più soldi per i turisti che sostano nelle nostre valli e che hanno bisogno anche domani di prestazioni sanitarie. Non si capisce, poi, perché dovrebbero tenere in funzione anche i medici turistici liberi professionisti se non vogliono neppure i turisti. Ma di cosa stiamo parlando? Allora non avrebbe dovuto deliberare questo provvedimento. Oltretutto non si può cacciare una persona che ha comprato una casa e rispetta le regole, le fattispecie sono tutte coperte".

 

Il comparto medico è pronto a disobbedire. "E' 'No' nella maniera più assoluta - conclude Paoli - noi dobbiamo curare la gente. Non siamo esattori, non verifichiamo se le persone sono povere e ricche: le visitiamo e le curiamo, questo ci dice il codice deontologico. Lavoriamo secondo scienza, coscienza e verità. Non dobbiamo fare la spia o i delatori, se ritengono opportuno mandino gli ispettori casa per casa perché questo non è il compito del medico e spero di essere chiaro, su questo versante non transigiamo. Se c'è da andare in tribunale, siamo pronti e vediamo come va a finire: si possono fare tutte le ordinanze e indicazioni che si vuole, ma sono solo atti amministrativi e vale la legge la italiana. Non si possono dare questi messaggi, i governatori facciano il loro mestiere, dire sinceramente la situazione in modo chiaro e senza perdere tempo: per alcuni operatori sanitari c'è voluto una settimana per fare i tamponi, sono risultati positivi e intanto sono rimasti nell'incertezza, mentre magari hanno lavorato e hanno rischiato di diventare veicolo di contagio".

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