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Coronavirus, Fugatti minaccia di non curare i connazionali nelle seconde case, Maestri: ''E se un trentino si sentisse male? Accetterebbe che fosse rispedito a casa?''

Secondo il consigliere provinciale di Futura, Paolo Ghezzi, il presidente della Provincia deve usare almeno altri tre criteri, oltre alla condivisione e alla trasparenza: la correttezza, la precisione e la completezza delle informazioni: "Parla a braccio e improvvisando continua purtroppo a dire tutti i giorni cose confuse e sbagliate, come quelle sugli italiani irregolari"

Di Luca Andreazza - 15 marzo 2020 - 21:08

TRENTO. "La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana". La segretaria del Partito democratico, Lucia Maestri, cita l'articolo 32 della Costituzione per rispondere al presidente Maurizio Fugatti, il quale ha spiegato che il Trentino non curerà chi non rispetta le regole e si è scagliato contro i proprietari di seconde case sul territorio provinciale (Qui articolo). 

 

"Il presidente sollecita i cittadini non trentini, i turisti, soprattutto quelli che abitano le seconde case, a lasciare il nostro territorio - dice Maestri - dopo averli invitati, non più di dieci giorni fa a 'venire in Trentino a sciare perché qui l'aria è buona'. Le piste lombarde erano già chiuse, tanto che parte del Tonale non era in funzione. Evito le riflessioni sul fatto che quest cittadini non trentini, probabilmente e auspicabilmente, per la seconda casa lasciano sul territorio il dovuto il termini di tasse e altro. E valuto che pure questi cittadini, non trentini, sono tenuti a osservare le disposizioni recentemente emanate dal Governo".

 

Oltre a Marco Ioppi, presidente dell'Ordine dei medici (Qui articolo), e Nicola Paoli, segretario della Cisl medici (Qui articolo), anche la politica entra nel dibattito. "Evidenzio - aggiunge Maestri - che il diritto dell'individuo alla tutela della salute sancito dalla Costituzione non è in alcun modo valicabile. Nemmeno in un periodo di emergenza. E se un trentino si sentisse male in Campania o in una altra regione? Il presidente accetterebbe che fosse 'rispedito a casa' per ottenere le giuste cure? L'Italia è una e indivisibile e quell'articolo 32 vige dal Brennero a Lampedusa. Anche in periodo di emergenza".

 

Un'uscita criticata anche da Paolo Ghezzi, consigliere provinciale in quota Futura, "Il quotidiano Il Dolomiti ha fatto opera di ottima (contro)informazione a evidenziare tempestivamente che le parole dette dal presidente della Provincia sugli 'italiani delle seconde case' che non saranno curati, sono state infelici e sbagliate. Il direttore de l’Adige scrive, invece, che 'Fugatti sta comunicando bene: condivisione e trasparenza'. Sono d’accordo sul fatto che, offrendosi quotidianamente alle videocamere, riesca a trasmettere con immediatezza il suo stato d’animo e le sue preoccupazioni di buon padre di famiglia in trasparenza. Va benissimo che dica in dialetto 'uno solo per volta a fare la spesa' perché risulta familiare e comprensibile, ma continuo a ritenere che dal punto di vista istituzionale non stia facendo 'buona comunicazione', ma anzi sta facendo 'comunicazione scriteriata' (cioè, senza criteri rigorosi, assennati). Comunicazione scriteriata che ha toccato il picco nell’assurdo, contagioso invito, rivolto dalla sua pagina facebook, a venire a sciare 'in sicurezza' in Trentino, che ha incoraggiato così il weekend affollato del 7-8 marzo, con la moltiplicazione dei contagi. Era preoccupato per il turismo, mi ha spiegato poi alla riunione dei capigruppo".

 

Secondo il consigliere provinciale di Futura, il presidente della Provincia deve usare almeno altri tre criteri, oltre alla condivisione e alla trasparenza: la correttezza, la precisione e la completezza delle informazioni. "Il live quotidiano di ogni pomeriggio su Facebook - continua - è un ottimo strumento per comunicare ai trentini vicinanza, empatia, riconoscenza, allarme e paura (le dieci pagine di 'necròlogi', parole sue, sull’Eco di Bergamo) al fine di ottenere la sacrosanta adesione alle regole e la disciplina personale e collettiva dei trentini. Ma, parlando a braccio, improvvisando continua purtroppo a dire tutti i giorni cose confuse e sbagliate, come quelle sugli italiani irregolari".

 

Nel mirino la frase "I numeri non li abbiamo, non ne siamo al corrente...ripeto i richiami forti come ho fatto ora...il Trentino non può sobbarcarsi, nonostante la Costituzione dica così, esigenze sanitarie, in un momento d’emergenza, che non competono al Trentino...non è una forma di non voler essere educati e cortesi, è una forma di rispetto per il Trentino...". 

 

"Se anche è giusto - conclude Ghezzi - il richiamo agli eventuali 'furbetti del quartierino', alla responsabilità di chi non ha un medico di famiglia sul territorio e dovrebbe rientrare nella propria zona di residenza, non è così che può e deve parlare un presidente della Provincia. Non andando contro la Costituzione, il servizio sanitario nazionale e la deontologia medica. Il suo collega Kompatscher, sta affrontando lo stesso problema dentro la stessa tragedia con toni e parole diverse. Più riflessive, controllatemisurate. Soprattutto, 'parla' attraverso le ordinanze (sono già nove quelle emesse). L’ordinanza, il nero su bianco del linguaggio istituzionale, grigio e non empatico ma preciso e corretto, è lo strumento delle istituzioni quando decidono una linea e chiedono il rispetto delle regole".

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