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Coronavirus, hanno una seconda casa in Trentino ma Fugatti non li vuole. "Qui spendiamo e facciamo volontariato. Perché dovremmo essere trattati diversamente?"

Mirko e la moglie passano nelle Giudicarie diversi mesi dell'anno. Qui pagano le tasse e fanno volontariato nelle scuole. Per questo le parole del presidente Fugatti sui proprietari delle seconde case, che secondo lui non potrebbero venire in Trentino come i turisti che risiedono negli alberghi, proprio non le accettano. "Qui spendiamo e facciamo incontri nelle scuole. Perché dovremmo essere trattati diversamente?"

Di Davide Leveghi - 25 gennaio 2021 - 12:17

TRENTO. Niente turisti negli alberghi? Allora stop anche ai padroni di seconde case. L'atteggiamento dell'amministrazione provinciale trentina proprio non va giù ai tanti che possiedono una seconda abitazione in provincia. Lo spazio lasciato aperto sul tema dall'ultimo Dpcm ha infatti creato non pochi problemi d'interpretazione a livello regionale, con i governatori perplessi riguardo all'atteggiamento da adottare.

 

Il presidente Maurizio Fugatti, da parte sua, ha espresso più volte la sua posizione a livello pubblico. “Se i turisti non si possono spostare fuori regione, non capisco perché lo stesso non debba valere per chi ha una seconda casa in Trentino – ha detto nella conferenza stampa del 22 gennaio, paventando possibili contagi causati dai proprietari giunti da regioni dove circola maggiormente il virus – serve prudenza”.

 

Queste parole non sono certo passate inosservate tra i proprietari di seconde case, che in tanti hanno espresso fastidio per un'equivalenza che a loro giudizio è del tutto campata in aria. A riguardo, la stessa posizione della giunta è stata d'altronde sottoposta a continue fluttuazioni. Da marzo, infatti, si è passati dall'invito a sciare sulle piste trentine alle minacce di non curare i proprietari di seconde case rimasti sul territorio provinciale.

 

A dicembre, con la promessa di riaprire le piste nell'immediato, Fugatti e l'assessore al Turismo Roberto Failoni rinnovavano l'invito, salvo poi fare il suddetto passo indietro. I turisti non possono andare negli alberghi? Allora nemmeno i padroni di seconde case. “Se il signor Fugatti non capisce perché si vieti l'accesso ai turisti negli alberghi e non si vieti anche l'accesso ai possessori di seconde case, per favore chiaritegli il concetto di Imu, Tari, spese condominiali, acqua, luce, gas che noi paghiamo per una casa in cui viviamo solo noi, senza contatti con turisti, per mesi, per respirare aria buona, per evitare i contatti con la gente. Nelle seconde case uno si fa da mangiare da sé ed usa stoviglie sue e lenzuola, asciugamani, ecc, suoi. Quindi non contagia nessuno”, ha scritto in una lettera inviata al nostro giornale Arturo Segusto, veneziano proprietario di una seconda casa in Val di Fassa (QUI l'articolo). 

 

Ho letto che il presidente Fugatti non capisce perché se i turisti non possono andare negli alberghi, i proprietari di seconde case le possano raggiungere. Ebbene la differenza, se è così ottuso da non capirla, gliela spiego io – ha scritto invece Gianna De Paoli, altra proprietaria di una seconda casa in Trentino – se non si va in albergo si rinuncia ad una vacanza e si risparmiano soldi, evitando rischi di contagio che comunque in albergo qualcuno c'è. Se si ha una seconda casa si sono spesi molti soldi e si continuano a pagare tasse che vanno sia allo stato sia alla regione, inoltre si pagano le utenze e spese condominiali, contribuendo al benessere degli amministratori di condominio, manutentori vari, ecc. Chi ha comprato una casa può averlo fatto per esigenze di salute e per abitarci anche molti mesi all'anno”.

 

Mirko e sua moglie, invece, sono una coppia milanese con una seconda casa nelle Giudicarie. Lui del capoluogo lombardo, lei trentina, passano diversi mesi in Trentino, dove svolgono attività di volontariato nelle scuole. Qui di seguito pubblichiamo il loro intervento, in linea con quanto già espresso nelle lettere suddette.

 

“Buongiorno, mi unisco a chi ha già criticato la proposta di Fugatti riguardante le seconde case. Mia moglie è trentina, io sono milanese. Abitiamo a Milano, ma passiamo molti mesi dell’anno nella nostra seconda casa nelle Valli Giudicarie. In particolare, per due periodi durante l’inverno, veniamo in Trentino perché volontari Scuola del Gruppo Emergency delle Giudicarie (che abbiamo fondato noi). Ogni hanno il nostro gruppo effettua quasi 60 interventi nelle scuole primarie delle Giudicarie per portare ai bambini il messaggio di pace di Emergency. Da Lodrone a Madonna di Campiglio, fino alle Giudicarie Esteriori. Anche quest’anno siamo arrivati a fine ottobre, quando era consentito spostarsi tra regioni, per effettuare questi incontri. Siamo riusciti a farne solo 10 perché poi le direttive sul Covid della nostra associazione ci hanno obbligato ad interrompere l’attività in presenza. Noi qui paghiamo utenze e tasse. E facciamo la spesa ogni settimana, spendendo quindi in Trentino quello che spenderemmo a Milano. Gratuitamente, come volontari, dedichiamo da anni molte ore del nostro tempo alla formazione di centinaia di bambini trentini. Siamo prudenti rispetto al virus. Facciamo ogni giorno camminate nei pressi del paese, ma sempre da soli e ben attenti a non metterci in pericolo. Gli ospedali, in questo periodo, dobbiamo tutti lasciarli liberi per motivi molto più seri. Ovviamente la mascherina la indossiamo sempre in presenza di altre persone. E’ quindi veramente assurdo essere trattati come ‘diversi’ rispetto ad un residente del luogo. Già in primavera Fugatti voleva cacciarci a casa. Noi eravamo qui per lo stesso motivo. Lo riteniamo veramente un atteggiamento irrispettoso verso di noi che comunque contribuiamo all’economia della regione. Grazie”.

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